Rosanero, di Andrea Porporati

Usa le strategie del body swap movie per riflettere con ironia sulla figura divistica di Salvatore Esposito. Ma non appena esce da questa cornice, il film scade nel pressapochismo più banale. Su Sky

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Tra tutti i film con protagonista Salvatore Esposito, Rosanero è forse il testo più propenso a ragionare sulla figura dell’attore, e sui tratti iconografici che egli ha assunto nell’immaginario audiovisivo nostrano. Ogni scelta creativa alla base della struttura testuale del lungometraggio sembra rispondere unicamente alle esigenze attoriali della sua star, entrando in connessione con quel percorso di smarcamento dalla figura di Genny Savastano che l’interprete napoletano ha intrapreso ormai da più di un lustro. E in questo senso, l’ironico e assurdo personaggio di “Totò ‘o nero” si pone qui come tassello ultimo di una traiettoria divistica intelligente, che dall’abnegazione quotidiana di L’eroe alla gravitas di Spaccapietre, fino alla mascolinità effeminata di Puoi baciare lo sposo, vede nella sovversione dei codici il suo vero centro di azione.

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E sulla scia di opere come Big e Ho sposato un fantasma (1984), Rosanero affida la trasformazione identitaria del protagonista alle strategie del body swap movie, referente essenziale da cui il film mutua le dinamiche di trasmigrazione corporea, oltre all’incipit di partenza: Totò, infatti, è un boss mafioso come tanti altri: vive in una dimora kitsch ed extralussuosa, non ha veri rapporti d’affetto e controlla il quartiere attraverso continui abusi di potere. Per un fortuito incidente, si ritrova nella stessa sala operatoria della piccola Rosetta (Fabiana Martucci), al cui corpo legherà incidentalmente la sua anima. In questo senso lo scambio di corpi e prospettive diviene qui non solo lo strumento da cui si genera lo stile comico del racconto, ma anche e soprattutto il veicolo ideale per sovvertire l’immagine dell’attore/boss, attraverso la sua immediata ridicolizzazione. E più Rosanero si attacca ai corpi “rovesciati” dei due personaggi, ragionando ironicamente sulle loro identità, più trova il suo passo. Ma appena esce da questa dimensione, il film non ha la capacità di costruire un contesto diegetico che funzioni oltre alla mera logica di partenza. Scadendo così nelle classiche dinamiche da commediola, che sull’altare dell’approssimazione sacrifica qualsiasi profondità di racconto.

Regia: Andrea Porporati
Interpreti: Salvatore Esposito, Fabiana Martucci, Antonio Milo, Ciro Esposito, Salvatore Striano, Aniello Arena, Sebastiano Somma, Giovanni Napolitano
Distribuzione: Sky, Now
Durata: 91′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
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