Rosso di sera, di Emanuele Mengotti

Presentato al Biografilm, il doc d’osservazione di Mengotti intreccia tre vite sotto l’apocalittico cielo rosso di Las Vegas, parteggiando per la resilienza. Dal oggi per 72h su MyMovies

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Quante volte hai perso tutto?”, chiede a Steve, uno delle tre figure perno di Rosso di sera di Emanuele Mengotti, un suo amico. Lui alza lo sguardo pensoso, osserva le pareti di cemento da poco ridipinte di giallo per coprire i segni dell’ultima alluvione. “Sei volte”, risponde prima di essere corretto dalla compagna Kathryn: “È successo molto più di sei volte”. Il rischio, infatti, c’è ogniqualvolta il cielo si tinge di nero e ringhia, minacciando di riversare pioggia su Las Vegas, allagando il canale di scolo che è la loro casa. Un rischio molto più concreto delle temute intrusioni notturne a causa delle quali Mindy Robinson, attrice (apparsa di sfuggita anche in Pain & Gain di Michael Bay) poi prestatasi alla politica come candidata repubblicana al congresso, è diventata una convinta protettrice del diritto di possedere un’arma da fuoco. Un rischio di primo acchito più tangibile del COVID-19 che costringe Mike a dei turni massacranti nell’ospedale da campo asserragliato da manifestanti che, mitra in spalla, non accettano le chiusure ordinate dall’amministrazione del Partito Democratico.

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Il silenzio che regna tra le slot-machine e gli strip club di Las Vegas è una novità, un “segno dei tempi” di quelli che Gesù rimprovera di non saper interpretare nella citazione del Vangelo di Matteo con cui si apre il documentario. Emanuele Mengotti fa suo quel segno, scegliendo una messa in scena contemplativa nei confronti delle figure che popolano la Sodoma del Nevada. Arretrare di un passo, insegnano sguardi come quelli di Rosi e Minervini a cui va subito il pensiero, non significa necessariamente tirarsi indietro. Così, la macchina da presa affianca Steve nelle sue scorribande nei tunnel di scolo alla ricerca di qualcosa di utile, che sia un secchio o un bastone. Accompagna Mindy a consegnare volantini nei rally repubblicani tra motociclisti, fanatici delle armi, ma anche gente comune che protesta per le chiusure delle proprie attività. Ascolta per la centesima volta la formula con la quale Mike spiega le procedure a chi è in fila in macchina per un tampone.

Pur nella vicinanza a uno sguardo etnografico, Mengotti e Rosso di sera non sembrano mai perseguire una completa e impossibile neutralità. La realtà in qualche modo parla da sola, ma è con il montaggio che il documentario mette un ordine alle sue mille e contrastanti voci, esprimendo una posizione: è un silenzio eloquente, che sa di monito, quello di Mike nell’attendere i risultati dei tamponi e che va a contrapporsi agli slogan repubblicani. Così come è una calma ciarliera quella con la quale Steve racconta del suo incontro con Kathryn e del percorso che lo ha portato a vivere in un canale di scolo. Rosso di sera sembra, infine, parteggiare con loro, con un’umanità resiliente, in grado di non rimanere attaccata ai suoi passeggeri privilegi e per questo capace di resistere alla corrente, acquazzone dopo acquazzone, diluvio dopo diluvio.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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