"Rovine", di Carter Smith

rovineTratto dal romanzo omonimo di Scott B. Smith (autore anche della sceneggiatura), Rovine rappresenta l’esempio di un horror in cui il pericolo, la creatura malvagia non si vede ma è come se si diffondesse e propagasse nell’aria. Jeff, Amy, Eric e Stacy, due coppie di amici, stanno trascorrendo le loro vacanze a Cancun, in Messico. Lì conoscono Mathias, che gli propone di andare a visitare un sito archeologico. Non conoscono però il luogo e non hanno una guida. Ben presto si perdono così nella foresta e poco dopo s’imbattono in un’oscura e terribile presenza che si nasconde tra le rovine di un antico tempio. Lo sceneggiatore (che era stato anche autore del libro e dello script di Soldi sporchi di Raimi) porta sin da subito nei luoghi dell’incubo, dell’irrazionale e del maleficio con una scrittura stringata ed essenziale che porta il film quasi a delle frontiere da B-movie per la sua velocità di esecuzione. Dal momento in cui il gruppo di ragazzi arriva nei pressi del luogo dove resteranno intrappolati e separati dal mondo, Rovine diventa spettrale e angosciante grazie anche alla fotografia di Darius Khondji e la regia funzionale di Carter Smith, qui all’esordio nel lungometraggio dopo essersi messo in luce nel 2006 con il corto Bugcrush con il quale ha vinto al Sundance. Il film materializza così le forme del contagio e man mano smembra e distrugge i protagonisti proprio come Alive – Sopravvissuti di Frank Marshall del 1992. Il luogo in cui si trovano circondati diventa così una specie di ‘prigione senza uscita’. Ogni movimento, ogni azione, provoca terrore: la discesa nel pozzo, lo squillo di un telefonino che poi si scopre essere il rumore della terribile pianta che entra anche nei corpi dei protagonisti dopo che questi sono stati feriti, l’amputazione di una gamba di Mathias. Interpretato da un cast giovane e affiatato, su cui emergono soprattutto i più conosciuti Jena Malone e Jonathan Tucker, Rovine rifugge da ogni effetto gratuito e malgrado le apparenze, il sospetto splatter non sembra apparire come l’esempio di una ridondanza o shock visivo. Piuttosto la pellicola di Smith rappresenta l’esempio di un horror già malato che contamina anche a livello sensoriale. Non c’è fuga, non ci sono superstiti. Solo Amy, l’unica sopravvissuta, riesce a scappare. Ma è già diventata un’altra creatura.

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Titolo originale: The Ruins

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Regia: Carter Smith

Interpreti: Jonathan Tucker, Jena Malone, Shaen Ashmore, Laura Ramsey, Joe Anderson, Dimitri Baveas

Distribuzione: Universal

Durata: 91’

Origine: Australia/Usa, 2007