Run All Night – Una notte per sopravvivere

Forse ha ragione Jimmy Conlon, irlandese di vecchio stampo, di quelli che, con una spalla lacerata, si preoccupano che il tatuaggio che recita “EIRE” non abbia subito danni. Per chi ha la coscienza nera, proprio come la sua, con quella lista, non si sa neanche quanto lunga, di omicidi tributati al suo amico Shawn Maguire e ad un’idea mafiosa di sogno americano, al momento della morte non c’è nessuna vita, nessun ricordo da rivedere. Solo tutto il peso del rimorso. E, allora, al termine della notte, l’ultima, dove la penitenza ha lo stesso rumore – l’acustica di uno sparo – del peccato, ad aspettare il vecchio Jimmy non c’è salvezza. Semmai la promessa di una redenzione che porta il nome di suo figlio Mike e suona come l’immagine del ritorno alla famiglia, elemento narrativo che, a partire dalla saga di Taken, Neeson continua a portarsi addosso.

Dopo Unknown e Non stop, Jaume Collet-Serra torna ad inseguire i labirinti esistenziali cuciti intorno e dentro il corpaccione di Liam Neeson e, pur senza abbandonare quel dinamismo visivo che è diventato il tratto distintivo del suo cinema, Run All Night è difatti una corsa in continuo crescendo capace di regalare scene memorabili, come la resa dei conti tra le fiamme tra Neeson e il killer professionista che ha il volto di Common, questa volta vira l’azione decisamente al noir. Complice anche la scrittura di Brad Ingelsby, con la sua complessità prospettica, la stessa di Out of the Furnace, che esplora la violenza come sintomo di disperazione individuale e sociale, Collet-Serra intraprende la strada della dolenza della visione, pista finora mai veramente battuta dal regista spagnolo. Dolenza che fagocita ogni corpo di Run All Night, catapultandolo in un’angoscia spaziale dove, nel buio pesto della notte, deflagra la sconfitta subita ad opera della vita, sia essa la solitudine popolata da fantasmi che perseguita Liam Neeson nell’anonimato del suo presente, o il rabbioso rancore di suo figlio, o ancora il dolore folle di un sempre più immenso Ed Harris. In questa geografia della perdita tracciata dalla fuga notturna di Jimmy e Mike Conlon, intrappolati nel disegno di morte ordito da Shawn per ripagarli della perdita di suo figlio, e braccati dalla polizia, run all night - Ed Harrisquella corrotta al soldo del boss e quella di Vincent D’Onofrio, da venticinque anni in cerca di un momento di verità e giustizia, Jaume Collet-Serra piomba dall’alto, come Anthony Mann in Side Street, su una New York che riscopre tutta la sua violenza visiva. Una “giungla architettonica” fatta di vicoli laterali, reticoli labirintici delle case popolari e strade bagnate, abbagliate dalle luci della notte, con le rotaie della metropolitana e del treno come elemento visivo ritornante, che va smarrendo la propria potenza evocativa di punto di fuga verso un altrove, per diventare l’immagine di un binario morto. Ed è proprio qui, nella luce livida dell’alba, che la parabola della preda e del cacciatore culmina in un magnifico corpo a corpo, scarno e disadorno, dove dall’ultimo abbraccio di Liam Neeson ed Ed Harris non esce nessun vincitore, solo, con dietro la silhouette della città, la solitudine dei corpi e l’immagine del vuoto nello sguardo.

 

Titolo originale: Run All Night
Regia: Jaume Collet-Serra
Interpreti: Liam Neeson, Ed Harris, Joel Kinnaman, Common, Vincent D’Onofrio, Genesis Rodriguez, Nick Nolte
Distribuzione: Warner
Durata: 109’
Origine: USA, 2015