Runner Runner, di Brad Furman

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"C´era fra noi un gioco d´azzardo, gioco di vita, duro e bugiardo. Perchè volersi e desiderarsi, facente finta di essere persi”. Justine Timberlake e Ben Affleck si ritrovano in un “misterioso” intreccio. Potrebbero anche seguire in fondo due strade: sentirsi inermi di fronte al contenuto e sentirsi inermi di fronte alla forma. È la seconda strada, che il regista del precedente The Lincoln Lawyer (2011), pare preferire, in cui la vita resterebbe appunto un semplice ornamento           

runner runnerRichie (Justin Timberlake) è uno studente universitario, mago del gioco d’azzardo, che perde tutti i suoi risparmi per una scommessa on-line fatta per vincere la somma necessaria a coprire completamente la sua retta. Scopre di essere stato imbrogliato e parte per la Costa Rica, dove si trova il vertice dell’organizzazione, e regolare i conti con il proprietario del sito implicato nella truffa: Ivan Block (Ben Affleck). Block, colpito dalle grande competenza in materia di Richie, lo convince ad entrare nell’organizzazione prospettandogli facili e cospicui guadagni. Richie si fa convincere, fino a quando non viene braccato anche  dall’FBI, da tempo sulle tracce del suo “benefattore” miliardario. A questo punto è costretto a collaborare con i Federali ma contemporaneamente dovrà riuscire a mascherare il doppio gioco con Block, che nel frattempo tiene sotto scacco il padre, incallito giocatore, sommerso dai debiti.

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UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

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Cosa vuol dire centrare una scala o un colore runner-runner? Fare colore per un grosso colpo di fortuna all’ultima carta, quando ormai tutti ti danno per spacciato, con un piede nella fossa. E la percentuale che ciò accada è sotto il 4%. Il film gira tutto intorno a questa flebile speranza, così come flebile però è tutta la struttura narrativo/visiva dell’opera. Con un cast di tutto rispetto, sembra girare a vuoto e sprecare talenti. Una precaria e superficiale messinscena domina l’intreccio, sempre in bilico tra la voglia di sporcarsi le mani e l’imbarazzante realizzazione del compitino, privo di particolari sussulti. Thriller e poliziesco annacquati, che certo non riemergono dalle tematiche affrontate: la dipendenza dal gioco e il sogno di ricchezza. Cosa spinga i personaggi a muoversi all’interno dello script, resta un mistero. Come d’altronde sarebbe da considerare un mistero anche la partecipazione di cotanti attori di spessore. Non c’è in particolare una scena, uno sguardo, un’azione, che dia consistenza al racconto. Tutto sembra scivolare come se fosse riprodotto in automatico, senza anima, senza credo. Il film in realtà non sbanda perché probabilmente non è mai effettivamente partito. È semplicemente scaturito da un’idea appena abbozzata nella testa, forse mai definitivamente rielaborata, rimodellata e magari deformata. Si potrebbero anche seguire in fondo due strade: sentirsi inermi di fronte al contenuto e sentirsi inermi di fronte alla forma. È la seconda strada, che il regista del precedente insulso The Lincoln Lawyer (2011), pare preferire, in cui la vita resterebbe appunto un semplice ornamento.   
 
 
Titolo originale: id.
Regia: Brad Furman
Interpreti: Justin Timberlake, Ben Affleck, Gemma Arterton, Anthony Mackie, Ben Schwartz, Oliver Cooper, Daniel Booko, Laurence Mason, Louis Lombardi
Origine: USA, 2013
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 91’
        
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