#Russia2018 – Solidarietà

Lo sviluppo della personalità, come quinto pilastro del calcio – accanto a tecnica, tattica, preparazione fisica e mentale – ha cercato di includere nuovi modelli culturali che non fossero esclusivamente quelli autoctoni. La nazionale araba, anch’essa presente in Russia, rappresenta uno stato completamente e fiera mente autarchico: in Arabia Saudita non sono consentiti i visti turistici per gli stranieri, proprio al fine di salvaguardare, dalle possibili contaminazioni esterne, i propri valori culturali. Nel calcio questa autarchia è attenuata dalla possibilità di tesserare tre calciatori stranieri (che entrano in Arabia con un visto di lavoro) per ogni squadra di prima divisione, con l’eccezione di un solo ruolo: i portieri devono essere tutti arabi, anzi, per meglio dire sauditi, ed essere quindi convocabili per la nazionale dell’Arabia Saudita. Il multiculturalismo delle nazionali tedesca e francese è imperfetto nel senso etimologico di “non compiuto”, laddove si prenda in esame il caso dei due calciatori, tedeschi ma di origine turca, Ozil e Gundogan.

Considerati stranieri in Turchia ai fini del tesseramento nei campionati nazionali, entrambi i calciatori sono adesso degli stranieri sgraditi anche in Germania.I tifosi, infatti, non perdonano loro di aver accettato l’invito, per una visita ufficiale con tanto di foto pubbliche, da parte del presidente turco Erdogan. I due sono sistematicamente fischiati (anche quando segnano un gol) e Gundogan ha recentemente visto la sua vettura distrutta nella notte da un atto vandalico di matrice razzista – culturale. Il multiculturalismo è imperfetto anche per quanto riguarda il francese Mbappé, che corre come Bolt e schiva gli avversari come Ronaldo… il fenomeno. È imperfetto Mbappé perché ha eguagliato anche il record di Pelè, avendo segnato una doppietta ad un mondiale, non ancora 20enne. È imperfetto perché probabilmente devolverà in beneficenza il suo compenso del mondiale. L’autarchia della nazionale di calcio araba invece è perfetta, nel senso etimologico di “compiuta”, se pensiamo che il selezionatore argentino dell’Arabia Saudita, Juan Antonio Pizzi, ha avuto la possibilità di scegliere fra ben 28 portieri, tutti di nazionalità Saudita (due per ognuna delle 14 squadre di prima divisione).

Il multiculturalismo tedesco, però, si è mostrato perfetto (non più nel senso etimologico ma semantico, questa volta) già quattro anni fa, durante i mondiali del Brasile, quando il balcanico Mustafi, l’algerino Khedira, i polacchi Klose e Podolsky e l’africano Boateng contribuirono alla vittoria della nazionale di calcio della Germania. E pur se in questo mondiale eliminati nella fase a gironi, la Germania ha già belli e pronti i campioni di domani, vantando uno strepitoso movimento giovanile e una Under 21 neo campione d’Europa. L’autarchia araba, per contro, si è mostrata semanticamente imperfetta, per non dire fallimentare, nella partita di esordio di questi campionati mondiali, quando il portiere Al-Maiouf ha rivelato al mondo la propria imbarazzante inadeguatezza tecnica in una così importante competizione. In conclusione, multiculturalismo o autarchia non possono essere risposte esatte per la soluzione dei problemi di una nazione (calcistici o sociali). Possono essere considerati, però, parte di un processo culturale (individuale o nazionale) che va in due direzioni opposte: l’inclusione o l’esclusione; tanto la prima quanto la seconda devono essere perseguite con tutta una serie di attività collaterali di supporto che consentano di evitare le degenerazioni di multiculturalismo (babilonia) e autarchia (isolamento).

Ci vuole la solidarietà, come Ronaldo che accompagna fuori dal campo l’infortunato Cavani. È inutile nascondersi dietro a un dito o, ancora peggio, dietro un palo, così da prendere una pallonata in faccia, dopo aver scagliato, così per vezzo, la stessa palla, contro il palo della porta. Vero, Monsieur Batshuayi? Comico della solidarietà e della gratuità. Il calcio regala queste perle. Ronaldo ha inventato la solidarietà, Batshuayi no, la sua gag è rimbalzata semplicemente come un selfie involontario. Alla fine troveremo meraviglioso soltanto Ronaldo, perché ha inventato una situazione, un’uscita di scena che rievoca la capacità di adattamento. Batshuayi, fosse un attore comico nero, vivrebbe in un mondo normale, non paralizzerebbe in qualche modo le potenzialità comiche del mondo, come avrebbe fatto Chaplin. Il mondo di Batshuayi è reso in realtà comico dall’essenza di comicità. E l’Italia? È in una Babilonia o in isolamento? Babilonia è la “porta degli Dei”, brulicante di attività, abitata da una popolazione in fermento, dove commercio e scambi culturali erano frequenti e costanti. Quindi, difendersi è necessario, si tratta di capire se più bassi o più alti, per non isolare i reparti, in balia di pali e traverse leghiste in campi più votati al caos rom…