Saint-Narcisse, di Bruce LaBruce

Zoom, jump-cut, prolessi, primi piani alla Kenneth Anger e dominanti cromatiche marroni/ocra. Benvenuti nel più vintage tra i film di Bruce LaBruce. Giornate degli Autori.

1972. Dominic è ossessionato da se stesso e dalla sua bellezza, al punto che si fotografa continuamente. È stato cresciuto dalla nonna, che ora è in fin di vita. Prima di morire quest’ultima gli dice di andare in un paesino del Quebec per scoprire un segreto sulla sua famiglia. La madre infatti non è morta di parto ma vive in una casa in mezzo a un bosco con la figlia della sua amante. Diventa parte della famiglia. Poi un giorno si imbatte in un ragazzo che è uguale a lui. È Daniel, il suo gemello cresciuto in un convento e adottato da un monaco pervertito.

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Zoom, jump-cut, prolessi, primi piani alla Kenneth Anger e dominanti cromatiche marroni/ocra. Benvenuti nel più vintage tra i film di Bruce LaBruce, geniale alfiere del queer cinema (L.A Zombie, Skin Flick, Gerontophilia) e uno dei nomi fondativi del movimento queercore. Saint-Narcisse è tutto negli oggetti (motociclette, occhiali da sole, giacche di pelle, polaroid), nei volti e nei corpi da desiderare e nella passione sconfinata di inquadrarli, fotografarli, sonorizzarli. Ancora una volta LaBruce rilancia la sua proposta di cinema liberissimo e autoironico. Anzi la raddoppia all’insegna di un narcisismo benedetto. Ogni attore interpreta infatti un secondo sé, con l’esordiente Félix-Antoine Duval doppio protagonista che attraversa il film e lo schermo senza mai fagocitarlo. Il corpo/desiderio crea il suo doppio, come la famiglia che riproduce se stessa o il prete ossessionato dal mettere in scena La passione di S.Sebastiano. Per LaBruce “tutti almeno una volta nella vita dovrebbero fare film su gemelli, incesto e preti perversi”. Apparentemente è il suo film più tradizionale, eppure il cineasta parla all’oggi come pochi altri. Le masturbazioni del nostro inconscio spetta al cinema rappresentarle e riprodurle come gli autoscatti che si fa Dominic, selfie ante-litteram nei formidabili anni ’70.

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RIFF AWARDS 2020

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.5 (2 voti)
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