Salt and Fire, di Werner Herzog

Ispirato al racconto breve Aral di Tom Bissell, un trattato filosofico che parla della dicotomia tra spiritualità e ragione e dell’impossibilità di una realtà oggettivabile. Stanotte, ore 3.55, Rai 3

Lavorare a un’immagine dell’uomo. Trovare un linguaggio adeguato al nostro grado di civiltà. Bisogna partire da questi assunti per capire l’operazione di Werner Herzog: se giudichiamo Salt and Fire un eco-thriller che parla della spedizione di un gruppo di scienziati che investigano sul disastro ecologico del Diablo Blanco sulle Ande Boliviane, rischiamo di liquidarlo come passo falso. Tutta la prima parte ha un intento parodistico, atto a smantellare i luoghi comuni del thriller classico: la fiera scienziata Laura Somerfeld (Veronica Ferres) sembra l’immagine ribaltata dei suoi goffi assistenti Arnold Meier (Volker Michalowski) e Fabio Cavani (Gael García Bernal). La professionalità dell’una contrasta con la superficialità dei suoi compagni che spariscono presto dal film travolti dalla dissenteria. Gli stessi rapitori capeggiati da Matt Riley (Michael Shannon) e Aristidis (il fisico Lawrence Krauss con degli occhialini già visti in Fata Morgana e Anche i nani hanno cominciato da piccoli) violano ogni regola di una trama noir: rivelano i loro volti, declamano “spiegoni” ad alta voce, qualcuno finge di essere paralizzato su una sedia a rotelle a motore elettrico, qualcun altro sostiene filosofie new-age. Ma Herzog inserisce una scena fondamentale che fornisce una possibile chiave di lettura: il punto di vista di un soggetto può cambiare non solo nel tempo (“la verità è figlia del tempo”) ma anche secondo la posizione che si occupa nello spazio. Matt rivela a Laura che nel convento di Trinità dei Monti a Roma c’è su di una parete un dipinto secentesco del teologo Emmanuel Maignan, raffigurante un San Francesco di Paola in preghiera. L’affresco è un chiaro esempio di anamorfosi perché procedendo in avanti e ponendosi frontalmente all’immagine la veste del santo si trasforma in un paesaggio diverso ovvero il passaggio di San Francesco attraverso lo stretto di Messina.

Herzog ci parla di ricostruzione della forma, dunque ci esorta a guardare le cose da un’altra prospettiva. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra il centro intellettivo, il centro fisico motorio e il centro spirituale emozionale: è un atto istintuale che prescinde da dati matematici e dipende dalla capacità di osservare attentamente la natura. Laura, che richiama la Gertrud Bell di Queen of the Desert, sarà costretta a superare una situazione estrema: dovrà sopravvivere per sette giorni nel “deserto bianco” sopra i movimenti tellurici del vulcano Uturuncu con la responsabilità di accudire due bambini ipovedenti Atahualpa e Huascar (nome ereditato dai famosi fratelli guerrieri Inca). Il sale del deserto avanza e il fuoco del vulcano è pronto ad eruttare. Siamo nati da una materia oscura e potremo infine ritornare al nulla che ci ha generati.

Herzog immagina un universo materialistico che può fare a meno dell’uomo, divorato tra spirito e ragione, con una immagine finale di una carrozzina elettrica che si inoltra nel nulla portando con sé solo una bottiglia di champagne. Le riprese aeree del lago Salar de Uyuni popolato da treni surreali sono davvero mozzafiato come i giochi di prospettiva che la distesa infinita di bianco tramuta in magie visive. L’esplorazione del paesaggio esteriore diventa riflesso di un viaggio interiore in cui la luce fa più paura del buio. Ispirato al racconto breve Aral di Tom Bissell, Salt and Fire è un trattato filosofico che parla della dicotomia tra spiritualità e ragione e dell’impossibilità di una realtà oggettivabile. Di fronte a certi paesaggi in cui non è più possibile cogliere la linea dell’orizzonte, gli oggetti del visibile parlano una lingua anamorfica comprensibile solo se si ribalta il punto di osservazione. L’essere è il nulla. E sono solo le immagini a contenere la coscienza di questo infinito.

 

Titolo originale: id.
Regia: Werner Herzog
Interpreti: Michael Shannon, Veronica Ferres, Gael García Bernal, Volker Michalowski, Werner Herzog, Anita Briem
Durata: 93′
Origine: Francia, 2016
Genere: thriller

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.6 (5 voti)
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