SAN SEBASTIAN 56 – "La belle personne", di Christophe Honoré (Concorso) e "L'heure d'été", di Olivier Assayas (Zabaltegi)

la_belle_personneVersione contemporanea de La principessa di Clèves di Madame de La Fayette, La belle personne ha in Junie (Lea Seydoux, La vieille maitresse di Catherine Breillat, De la guerre di Bertrand Bonello) la nuova romantica eroina adolescente, che assomiglia a Sophie Marceau. Siamo, nella più profonda espressione del cinema francese, e parigino, dei sentimenti, come solo quella cinematografia sa fare. E Christophe Honoré è, da alcuni anni, uno dei cineasti che più elabora un suo personale percorso all’interno di questo genere, Un regista che i sentimenti li ha raccontati con rara intensità come Olivier Assayas ha invece realizzato un film mediocre, che rimane sempre sulla superficie delle cose, sembra non credere a quello che sta filmando, tranne nelle ultime scene. – VIDEO TRAILER

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Tra un prima di cui non sappiamo quasi nulla, e di cui non abbiamo visto nulla, e un dopo consegnato al fuori campo, al gesto di distacco dalla terraferma, su una nave, e allo sguardo a occhi chiusiaperti verso nuovi orizzonti contenuti nell’ultima inquadratura, di cui sapremo ancora meno, si consuma il qui e ora di una sedicenne. Si chiama Junie e ha cambiato liceo a metà anno, dopo la morte della madre. Nuovi incontri, sentimenti, relazioni, desideri sessuali, attrazioni e negazioni, parole e gesti d’amore declinati in una moltitudine di fraseggi… Siamo, con La belle personne (in concorso), nella più profonda espressione del cinema francese, e parigino, dei sentimenti, come solo quella cinematografia sa fare. E Christophe Honoré è, da alcuni anni, uno dei cineasti che più elabora un suo personale percorso all’interno di questo genere. Qui, con respiro e naturalezza che il precedente Les chansons d’amour non aveva. Anche se ancora e sempre di canzoni d’amore si tratta, presenti o assenti, corpi o fantasmi senza i quali i personaggi sarebbero meno ricchi di sfumature.

Versione contemporanea de La principessa di Clèves di Madame de La Fayette, La belle personne ha in Junie (Lea Seydoux, La vieille maitresse di Catherine Breillat, De la guerre di Bertrand Bonello) la nuova romantica eroina adolescente, che assomiglia a Sophie Marceau. Personaggio, Junie, che in quella scuola sarà osservatore e attore, complice e spettatore degli intrecci sentimentali continuamente giocati dai personaggi di Honoré su livelli di una verità resa ancor più radicale e vissuta dal suo specchiarsi in soggetti (letterari, musicali, d’opera lirica o canzonette, e film) senza tempo, nei quali trovare ideali compagni di viaggio. Lucia di Lammermoor di Donizetti, citata in un esercizio in classe e ascoltata in un frammento di Maria Callas. Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri (molto amata dai francesi, che la rendono protagonista, come già accadeva in L’effrontée di Claude Miller) che diventa poesia fatta leggere in italiano in classe dall’insegnante Nemours (Louis Garrel, ancora una volta identico alla sua icona di bello e maledetto) e poi da lui canticchiata agli studenti. Yaaba di Idrissa Ouedraogo, che gli studenti vanno a vedere al cinema, e che Honoré sceglie proprio in una sua scena di desiderio con i due innamorati spiati mentre fanno l’amore nei campi. Non sono corpi estranei a La belle personne, ma appunto compagni di viaggio nella costruzione delle esperienze e delle educazioni sentimentali di quel gruppo di ragazzi. Fino alla tragedia (il suicidio di Otto Clèves, che arriva a quel gesto, compiuto gettandosi dal balcone della scuola, dopo una camminata iniziata per strada e proseguita nel corridoio dell’edificio cantando una canzone, attimo musical senza rete che Honoré non poteva non inserire, così come la manifestazione di amori omosessuali fra alcuni studenti). Fino alla negazione del vero amore di Junie, quello per Nemours, che però le sarebbe fatale e quindi sfiora e abbandona…

L heure d eteUn regista che i sentimenti li ha raccontati con rara intensità come Olivier Assayas ha invece realizzato un film mediocre, L’heure d’été, nato dall’iniziativa del Musée d’Orsay di associare il cinema alle manifestazioni per i suoi vent’anni di attività, proponendo una carta bianca a quattro registi, tra cui Hou Hsiao-hsien (che su questa commissione ha realizzato il capolavoro Le voyage du ballon rouge). Una casa immersa nel verde, con le sue memorie. Una famiglia riunita un pomeriggio d’estate in quel luogo per il compleanno dell’anziana madre Hélène (Edith Scob). La donna morirà poco dopo lasciando un’immensa eredità artistica e ai tre figli, due dei quali da tempo non hanno più contatto con quel posto, la designer Adrienne (Juliette Binoche) e l’uomo d’affari Jérémie (Jérémie Renier), che abitano a New York e in Cina, la non facile soluzione di cosa fare di quella dimora così carica di segni… Assayas, vicino per certe sfumature a un’altra sua epopea familiare, quella de Les destinées sentimentales, rimane sempre sulla superficie delle cose, sembra non credere a quello che sta filmando, tranne nelle ultime scene, quando quel luogo, gli interni e l’esterno con il giardino altrettanto carico di memorie, viene abitato, saccheggiato, ri-scritto almeno per un attimo, da una delle nipoti adolescenti di Hélène, che con i suoi amici porta lì musica energia gesti del cinema di Assayas più flagrante, Tous les garçons et les filles de leur age e dintorni…

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In una piccola parte, nel ruolo di James, il compagno americano di Juliette Binoche, c’è Kyle Eastwood.

TRAILER LA BELLE PERSONNE

 

 

 

TRAILER L'Heure d'été

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