SAN SEBASTIAN 56 – "Neil Young Trunk Show: Scenes from a concert", di Jonathan Demme (Zabaltegi)

neil_young_trunk_showQualcosa di travolgente. Jonathan Demme e Neil Young di nuovo insieme. In anteprima mondiale, il Festival internacional de cine di San Sebastián ha presentato Neil Young Trunk Show: Scenes from a concert, il lungometraggio che il regista americano, qui presidente della giuria, ha appena terminato di girare e del quale sta ultimando la post-produzione. Proiezione in digitale, alla sua presenza, i cui ultimi ritocchi non modificheranno la sostanza teorica e emozionale, ancora una volta inseparabili nell’opera di Demme, di questa nuova esplorazione nel corpo e nell’anima della musica e delle immagini elaborata da un autore di monumentale complessità, che fa vibrare le inquadrature usando la camera a mano come un pennello per dipingere la tela-schermo.

Neil Young Trunk Show: Scenes from a concert ne è indelebile e appassionata testimonianza, e segna una nuova collaborazione fra Jonathan Demme e Neil Young, due anni dopo Neil Young: Heart of gold, che documentava la performance del musicista al Nashville’s Ryman Auditorium. Questa volta, il regista di Rachel getting married (il film è ospitato dal festival in proiezione speciale nella sezione Zabaltegi) si è reso complice di Neil Young filmandone l’esibizione al Tower Theatre di Upper Darby, in Pennsylvania. Sette camere, di cui una usata da Demme, per scrutare da vicino e da lontano, ma sempre dal di dentro, con luci nitide e sgranate, primi piani e dettagli, split-screen e pedinamenti sensuali, scene da un concerto, ovvero dalla vita di un concerto che si crea su quello che è qualcosa di più di un palco di teatro. Un set disseminato non solo di strumenti musicali, fari, cavi, ma, con la stessa necessità scenica e intima, di oggetti e icone personali (un telefono rosso, un edificio in miniatura, la bandiera dei pirati…) che diventano pezzi di un mosaico che lo sguardo di Demme e della sua magnifica posse invisibile di complici, montaggio morbido compreso, raccontano e dipingono in ogni istante della performance, specchio, il loro, del lavoro in diretta che, da qualche parte su quel palco così pregno di corpi e cose, un artista sta compiendo con i pennelli su tele da riempire di colori.

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È un inestricabile viaggio nella materia e nella creazione, Neil Young Trunk Show: Scenes from a concert, nel gesto concreto, mai astratto, che rende fisica un’immagine, un quadro, una canzone, una voce. Demme è lì, in mezzo a quel caos che non vuole ordinare ma del quale farsi testimone, così come è ascoltatore silenzioso di quei brevi immensi detour fuori dal teatro, che sono ben oltre e altro da intervalli fra brani musicali: in un camerino, nel vicolo che porta all’entrata degli artisti, seguendo Neil Young che cammina di spalle o che in platea è attorniato da ragazzini, lui come un nonno fra loro. Prima di sprigionare un’altra volta tutta la sua energia sul palcoscenico, con abiti che sono anch’essi parte della scenografia, macchiati di colore. Ulteriore segno di un percorso stratificato, denso e esplosivo. Nel quale il cinema di Demme  si muove, abitando, aderendo, reinventando uno spazio con occhio fisicamente liquido.