Sanremo 2021: un Festival under the influence(r)

L’endorsement di Chiara Ferragni per il marito Fedez nel festival sotto lockdown porta con sé una riflessione sul peso della comunicazione social in epoche di voti contestati e “democrazie dirette”

A quattro giorni dalla fine del Festival di Sanremo, è tempo di tirarne le fila a mente lucida. È stata senza dubbio un’edizione fuori dall’ordinario, seppur strascicata, con dati Auditel altalenanti e lungaggini non necessarie, caratterizzata dall’assenza del pubblico in sala, elemento questo che ha indubbiamente penalizzato la kermesse, tra esibizioni zoppicanti e un ritmo poco fluido ma sempre teso a non far percepire agli spettatori da casa il vuoto lasciato da un auditorium fantasma. Un’edizione messa in piedi all’Ariston nonostante la scia di polemiche rispetto ai co-conduttori e soprattutto alla chiusura di teatri e cinema che perdura ormai da un anno, accompagnata di serata in serata, ospite dopo ospite, dalla retorica della ripartenza che in questo contesto ha assunto il sapore amaro della giustificazione. E per quanto riguarda gli artisti in gara, sembra che le scelte di Amadeus di accostare alla vecchia guardia della musica leggera italiana nomi provenienti del panorama indie, non abbia condotto ad una vera e propria quadratura del cerchio.

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Un altro elemento caratterizzante di quest’edizione è stata la modalità di voto, che quest’anno è stato ripartito tra giuria demoscopica, orchestra e sala stampa durante le prime quattro serate, lasciando spazio al televoto solo durante la finale. Televoto che non poteva non portare con sé delle polemiche, con la vittoria inaspettata dei Maneskin, rispetto a un apparente favoritissimo Ermal Meta, fino alla fine in cima a tutte le classifiche, e una straordinaria rimonta del duo Fedez-Michielin, che da diciassettesimi si sono ritrovati nella top tre dei papabili vincitori. Un fenomeno certamente scaturito dall’intervento massivo di Chiara Ferragni, che sul suo profilo Instagram ha sostenuto il marito per tutta la durata del Festival, con post e stories in cui, come al solito, ha coinvolto i membri della famiglia, a partire dal piccolo Leone, divenuto per l’occasione un mini araldo del padre, e mobilitando i suoi 23 milioni di followers a votare per Fedez nel ballottaggio finale.

La questione della fidelizzazione del pubblico è in realtà un fenomeno di lungo corso al Festival di Sanremo, in atto da tempo grazie alla forza promotrice dei talent show come Amici e X Factor, dai quali molti tra ex concorrenti e vincitori provengono, compresi gli stessi Maneskin, sostenuti da una fan base consolidatasi negli ultimi anni. Non sembrerebbe esserci nulla di strano quindi nel sostegno a Fedez da parte della moglie, se non fosse che in questa circostanza assume un significato di portata decisamente maggiore, che va a puntare il faro non solo sulla potenza della comunicazione social di massa, ma soprattutto sul vero e proprio significato del termine influencer, di cui Chiara Ferragni non solo incarna perfettamente i canoni, ma è senz’ombra di dubbio colei che in Italia ne ha plasmato i tratti, assurgendo al ruolo di paradigma, figurativo e strumentale, dell’influencer-tipo (e di cui il nostro Simone Emiliani ha tracciato il profilo sul numero 7 del magazine Sentieriselvaggi21st). Un fenomeno, quello dell’endorsement delle star, largamente diffuso all’estero, in particolare in America, dove la spinta social delle celebrità è stata determinante in più di un’occasione, si pensi a eventi recenti come le presidenziali, durante le quali la campagna di Joe Biden è stata accompagnata e sostenuta, anche fisicamente, da uno stuolo di personaggi del mondo dello spettacolo, fino ad assumere nello schieramento opposto le pieghe grottesche e socialmente rilevanti come quelle dell’attacco a Capitol Hill, organizzato sui social network e sulle piattaforme di messaggistica e contemporaneamente manovrato e sobillato a suon di tweet dallo stesso Donald Trump.

Sebbene in Italia siamo ancora lontani da fenomeni di tale peso, molti commentatori all’indomani del festival hanno notato come sia bene iniziarsi a chiedere cosa succederebbe se Chiara Ferragni o Fedez scegliessero di percorrere la stessa strada dei colleghi d’oltreoceano, sostenendo candidati o partiti o intraprendendo in prima persona la strada politica. L’accesso ad un bacino di milioni di utenti e potenziali sostenitori aventi diritto di voto non è certo un elemento da sottovalutare, soprattutto per la portata che questo comporterebbe nel ridefinire i connotati sociali e politici di un intero Paese.

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Il risultato del televoto è stato un evento talmente potente da scatenare subito diverse bagarre, tanto che il Codacons, già da tempo sul piede di guerra contro i Ferragnez, non ha tardato a farsi sentire, appellandosi ad una presunta irregolarità del voto a causa dell’ingerenza di Ferragni  che avrebbero alterato la classifica finale, violando la par condicio garantita agli artisti in gara. Una polemica che non ha trovato terreno fertile in cui attecchire e, dati alla mano che dimostravano la legittimità delle votazioni, è presto rientrata.

Insomma, nonostante le restrizioni, l’assenza di pubblico, l’atmosfera sottotono e un palinsesto eterogeneo che ha faticato a conquistare gli spettatori, quest’edizione del Festival di Sanremo, nel suo essere un unicuum nella storia della manifestazione, è riuscita a generare interessanti riflessioni a posteriori. Come la partecipazione di Irama, inizialmente a rischio ritiro a causa della positività al Covid di due membri del suo staff, e poi invece confermata, col beneplacito degli altri concorrenti, non in presenza ma per mezzo della registrazione della sua esibizione durante le prove generali. In un anno in cui gli spettacoli live si sono dovuti ridefinire, trovando compimento in performance alternative come i concerti in streaming, il caso Irama al Festival di Sanremo ha fatto fare all’esibizione dal vivo in tempi pandemici uno scatto in avanti (o indietro?), spostando l’asticella verso una sorta di era post-performativa che, ormai superata la necessaria presenza fisica su un palco, non prevede nemmeno più il collegamento per la partecipazione in diretta alla competizione.

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