Scandalo al sole, di Delmer Daves

Una storia che parla al presente – la libertà dei sentimenti, il conflitto generazionale – e che guarda alla grammatica western dando nuove spinte al melodramma. Su Chili

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“È la parte che tutti ricordano”.

A volte ci sono elementi di un film che trascendono il film stesso, che crescono in piena autonomia e sopravvivono al Tempo perché si radicano nella memoria e nella cultura, diventando simbolo di un’epoca o di un sentimento. La musica di Max Steiner è questo: è un altro grande personaggio al fianco di King Kong, impossibile da non vedere; è il carattere fiero di Rossella O’Hara e la forza che trae dalla sua terra; è la nostalgia per un passato ancora vivido, che fa dire “Suonala ancora, Sam”. In Scandalo al sole la musica di Steiner è romanticismo, leggerezza; rappresenta l’innocenza di un amore appena nato e già esploso. Quello fra due ragazzi, Molly (Sandra Dee) e Johnny (Troy Donahue), che si conoscono durante una vacanza a Pine Island, che sarà l’occasione per il padre di lei (Richard Egan) di rivedere la madre di lui (Dorothy McGuire), con la quale aveva avuto una storia prima di sposarsi con l’attuale moglie (Constance Ford).

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Daves è un regista molto raffinato e simmetrico nella composizione dell’immagine: gli bastano poche inquadrature e campi-controcampi per sottolineare le dinamiche tra personaggi e anticiparne le affinità. Così il gioco voyeuristico tra i due giovani che si scrutano vicendevolmente o la prima cena con entrambe le famiglie, dove i genitori traditi – la madre di Molly e il padre di Johnny – siedono vicini, accomunati dallo stesso trascorso ma anche da un futuro simile. Allo stesso modo Daves delinea rapporti di dipendenza e ruoli egemonici, semplicemente attraverso una costruzione degli spazi che è al servizio assoluto della narrazione. Questo rappresenta una conquista per una forma come il melodramma che è esasperazione, follia, crudeltà e molto di più. L’essenzialità di fondo, derivata forse dalla grammatica western che Daves scrive negli anni ’50 – sono pagine di riferimento – gli permette di modellare una materia plastica come il melodramma dando nuove spinte in direzione del presente.

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Il conflitto generazionale ad esempio, che è centrale nel film, viene trattato alla stregua di un vero e proprio duello: da una parte una madre dispotica, vendicativa, distruttrice, che cerca di soffocare gli istinti della figlia, la cui relazione è vista come qualcosa di sudicio, di sconcio e di indecente – “il sangue non mente”, le dice, riferendosi al tradimento del padre; dall’altra ci sono i fidanzati ribelli che non cercano la redenzione, anzi fuggono e tentano di sposarsi decidendo alla fine di non tirarsi indietro di fronte al confronto diretto. Scandalo al sole è anche una negazione dell’etica del sacrificio, quella che impone a una vedova quarantenne di mettere da parte sé stessa perché i figli sono ostili al suo secondo amore con un giardiniere più giovane di lei. Qui invece gli adulti non hanno il minimo scrupolo a riprendersi ciò che la vita ha sottratto loro. Perché Daves e Sirk son registi che usano il proprio linguaggio portando in causa lo spettatore e la società con i suoi costumi: quanta meraviglia non detta c’è nel riflesso di una donna nello schermo di un televisore spento?, quanta libertà nel scavalcare la morale della “cosiddetta gente per bene”? Scandalo al sole va ricordato anche per questo.

 

Titolo originale: A Summer Place
Regia: Delmer Daves
Interpreti:  Richard Egan, Sandra Dee, Dorothy McGuire, Troy Donahue, Arthur Kennedy
Durata: 130′
Origine: USA, 1959
Genere: drammatico, commedia, sentimentale

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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