-----------------------------------------------------------------
Corso di MONTAGGIO con Adobe Premiere, a Roma dal 18 marzo


-----------------------------------------------------------------

Scarlet, di Mamoru Hosoda

Hosoda interroga la bussola etica della modernità connettendo straordinariamente l’introspezione shakespeariana con lo spirito utopico degli anime di matrice fantasy. VENEZIA82. Fuori Concorso

Tra le poetiche dei grandi maestri dell’animazione nipponica contemporanea, quella di Hosoda è senza dubbio la più apertamente cosmogonica. Nelle narrazioni del regista, la creazione ex novo di un mondo (stra)ordinario, composto da coordinate di segno talvolta contrario ai fenomeni che contraddistinguono la nostra realtà, permette sempre al regista di codificare i racconti alla stregua di macro-contenitori linguistici, dove ogni elemento, sia fisico che iconografico, funziona secondo logiche sì specifiche e differenti rispetto a quelle dell’universo terreno, ma mai astratte dal contesto più ampio: da ricondurre, senza alcuna eccezione, alla società in cui viviamo. In Summer Wars (2009), ad esempio, il gioco virtuale a cui si connettono gamer da tutto il globo non è altro che una cornice filmica in cui si rinegoziano le immagini della cultura popolare del Giappone di inizio Millennio, mentre l’approdo della protagonista di Belle in un network fatto di avatar iperconnessi porta il regista a ragionare sulle dinamiche dialogiche dei figli dell’era social, e sui fenomeni di auto-narrazione a cui quotidianamente si prestano. In tal senso, anche l’Inferno ibrido di Scarlet, mutuato da un mix di rappresentazioni culturalmente eterogenee dell’Aldilà, ci parla non di una dimensione esclusivamente parallela e lontana dalla quotidianità: ma di una lente attraverso cui analizzare – e magari cambiare – le traiettorie socio-politiche verso cui si sta dirigendo lo status quo mondiale.

-----------------------------------------------------------------
MONTAGGIO per VIDEO CORPORATE e SOCIAL, dal 3 marzo


-----------------------------------------------------------------

Ma come ridiscutere, in un mondo-altro, qualcosa di così specifico e al tempo stesso ineffabile come la bussola morale dei tempi odierni, senza che tale universo risulti fin troppo autonomo, chimerico e indipendente dal nostro? La soluzione, agli occhi di Hosoda, sta nella grande produzione letteraria dell’uomo, e in particolare nel testo-simbolo del drammaturgo che più di tutti si è addentrato nei meandri oscuri dell’animo umano: l’Amleto di William Shakespeare, qui riletto alla luce dei linguaggi isekai (narrazioni tarate su realtà sì parallele ma sempre intersecate a quella reale, ne è un esempio Your Name.) di tanti anime odierni. E in linea con buona parte delle opere di questo filone, ecco che l’azione di Scarlet è dislocata tra la Danimarca del XVI Secolo e una dimensione metafisica chiamata “Terra dei Morti”: una cornice ultraterrena dove l’eponima principessa del film, rimasta orfana del padre a causa delle macchinazioni sanguinarie dello zio, approda improvvisamente dopo essere stata uccisa dal nuovo sovrano, a sua volta mosso dalla volontà di trovare l’Eternità (una sorta di paradiso) che dovrà essere disinnescata dalle fantasie utopistiche della ragazza e dell’uomo (anche lui defunto) che la accompagnerà in questo viaggio intradimensionale dalla funzione smaccatamente sociologica.

-----------------------------------------------------------------
Corso DIREZIONE DELLA FOTOGRAFIA, dal 24 febbraio, online


-----------------------------------------------------------------

-----------------------------------------------------------------
Girare con microbudget, corso online con Christian Filippi, dal 17 febbraio


-----------------------------------------------------------------

Le istanze fantastiche attorno a cui Hosoda costruisce i linguaggi di Scarlet non sono però introdotte nel racconto semplicemente per rievocare l’immaginario isekai odierno, e le grammatiche di cui si costituisce: per nulla. La compenetrazione di luoghi e tempi spazialmente (e temporalmente) distanti tra loro si tramuta, in un’opera così votata all’osservazione storico-antropologica dell’individuo, in un macro-connettore di vissuti, liturgie e culture, a cui il cineasta dedica delle istantanee filmiche (danze tribali, rituali comunitari ecc.) che gli permettono sì di esaltare l’autoctonia della singola popolazione e il corpus identitario su cui si basa il contratto sociale che ne lega internamente i membri: ma soprattutto gli consentono di comunicare, in nome di un ecumenismo laico, l’idea che i popoli, per quanto depositari di costumi e sistemi di pensiero opposti, possano coesistere serenamente, senza dover abbandonare le proprie specificità culturali. A patto, naturalmente, che il clima di odio e di prevaricazione (visto, e poi magicamente neutralizzato nell’orizzonte infernale) non continui ad inquinare le coordinate di un mondo sempre più diviso e assorto nelle sue irreggimentazioni interne.

------------------------------------------------
Corso di Sceneggiatura in presenza a Roma dal 16 marzo

------------------------------------------------
La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
Sending
Il voto dei lettori
2 (2 voti)

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative


    -----------------------------------------------------------------
    UNICINEMA scarica la Guida della Quadriennale/Triennale di Sentieri Selvaggi

    -----------------------------------------------------------------

    -----------------------------------------------------------------