"Scary Movie 2" di Keenen Ivory Wayans

Spot pubblicitari, trasmissioni di culto, blockbusters e quant’altro è capace di produrre una Hollywood raramente così sporca e divertente: tutto è frullato da una macchina da presa febbrile, in un “copia e incolla” di inquadrature

Lo chiamano “timing”: è un vocabolo inglese che indica il ritmo, il giusto rapporto che deve intercorrere fra spazio e tempo nelle sequenze di ogni film comico che si rispetti. E’ quella molla che coglie l’attimo giusto all’interno della trama e fa scattare la gag, riuscendo a provocare la risata nello spettatore. È un’arte antica di misure e sincronie quella del timing (probabilmente registi come Arbuckle, Edwards, Tashlin e tanti altri ne sanno qualcosa…), un ingegnoso meccanismo narrativo che di questi tempi assomiglia sempre di più ad un vetusto cimelio, una reliquia di celluloide sepolta da disarmonie e dismisure visive, dalle acrobazie senza rete messe in scena dai nuovi commedianti del cinema americano.
Nessuna struttura narrativa, nessun gioco degli equivoci, nessun freno inibitorio: i fratelli Wayans, i tre “black brothers” autori della saga “Scary Movie”. Come Peter e Bob Farrelly ma con maggiore spregiudicatezza, schiacciano il piede sull’acceleratore puntando dritto ad una comicità che non conosce ritmo o “timing”, perché viaggia sempre oltre il limite di velocità, in un turbine di citazioni (da “Hannibal” a “Haunting” passando per “Final Destination” o “Charlie’s Angels”, sarebbe impossibile rintracciarle tutti i film che attraversano “Scary Movie 2”…), invenzioni gore e splatter, sgangherate ed esilaranti parodie.
Spot pubblicitari, trasmissioni di culto, blockbusters e quant’altro è capace di produrre una Hollywood raramente così sporca e divertente: tutto è frullato da una macchina da presa febbrile, in un “copia e incolla” di inquadrature che non si intimidisce neppure davanti a lanci di succhi gastrici e liquidi intestinali che farebbero impallidire anche i famosi alieni di Peter Jackson.
“Scary Movie 2”, come e più della puntata precedente, è un rotocalco, un almanacco che trasfigura e traduce le figure del nostro immaginario filmico in un gergo visivo che ha la stessa strafottenza di un rap intonato da un ragazzino nero fra le strade di Harlem (non è casuale che Marlon, il più giovane dei fratelli Wayans, continui ad interpretare il teen-ager ossessionato da musica e marjiuana). Una folle corsa verso un universo cinematografico che si tinge di sfumature “all-black”, risuona di echi e voci di una cultura afro-americana rappresentata solo di striscio, da piccoli gesti e simboli, con intelligente e “volgare” ironia.
Titolo originale: id.
Regia: Keenen Ivory Wayans
Sceneggiatura: Shawn Wayans, Marlon Wayans, Buddy Johnson, Phil Beauman, Jason Friedberg
Fotografia: Steven Bernstein
Montaggio: Thomas J. Nordberg, Richard Pearson, Peter Teschner
Musica: Marco Beltrami, George S. Clinton, John Debney, Kevin Kliesch, Michael McCuistion, Buck Sanders
Scenografia: Cynthia Kay Charette
Costumi: Valari Adams, Mary Jane Fort
Interpreti: Marlon Wayans (Shorty Meeks), Shawn Wayans (Ray Jones), Anna Faris (Cindy Campbell), Regina Hall (Brenda Meeks), James DeBello (Tommy), Chris Elliott (Hanson), Kathleen Robertson (Theo), David Cross (Dwight), Tim Curry (prof. Oldman), James Woods (padre McFeely)
Produttore: Peter Schwerin, Marlon Wayans, Shawn Wayans, Bob Weinstein, Harvey Weinstein
Produzione: Eric L. Gold per Brillstein-Grey Entertainment, Dimension Films, Gold/Miller Productions, Wayans Bros. Entertainment
Distribuzione: Buena Vista
Durata: 83'
Origine: Usa, 2001

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