School of Rock, di Richard Linklater

 

E’ sporco, niente affatto slanciato, ma al contrario espone impudicamente tutta la sua pinguedine, è sguaiato e ridondante, non lascia mai nessun posto come lo ha trovato (soprattutto se prima era in ordine…) e nessun americano benpensante lo vorrebbe come ragazzo della figlia al ballo della scuola. No, non stiamo scrivendo un articolo nel 1978, non stiamo parlando di Animal House e di quel grande, straordinario talento che era John Belushi… Stiamo parlando del nuovo mostro della comicità, quel Jack Black che da quando, nel 2000, ha fatto la sua apparizione sui nostri schermi in un piccolo ma fulminante ruolo in Alta fedeltà, sembra ormai aver preso del tutto il posto, vacante da vent’anni, del grande interprete dei Blues Brothers. Di Belushi Jack ha la stazza e l’orgogliosa ostentazione del “grasso è bello”, ha la voglia di godersi la vita tutta d’un fiato, ha il Jack nel nome come il protagonista di Blues Brothers, e il black della musica nera del rock’n’roll nel sangue. E, soprattutto quell’innata capacità di “occupare” lo schermo con la sua inconfondibile presenza, di succhiare l’attenzione dello spettatore a discapito di qualsiasi altra cosa vi venga mostrata. Lo avevano già capito i fratelly Farrelly che ne 2001 lo vollero protagonista di quella commedia surreale che era Amore a prima svista, dove interpretava il ruolo di un ragazzo talmente innamorato da non vedere – letteralmente – le fattezze enormi della sua ragazza, che invece la sua passione gliela faceva vivere con il corpo sinuoso di Gwyneth Paltrow. Jack Black canta, suona, ha un suo gruppo demenziale di Hard Rock Folk che si chiama Tenacious D, ed è nel 2000 l’animatore dell’MTV Movie Award che sa trasformare da una sottospecie di Oscar giovanile a un o show tutto suo.

Oggi arriva nuovamente sui nostri schermi con questa commedia rock diretta da Richard Linklater, School of Rock, che sembra ritagliata su misura sulle sue corde e fattezze. Linklater è un regista che il rock lo conosce bene e ancor meglio conosce tutte le problematiche del cinema giovanile. Tutta la sua filmografia si incentra su questo binomio, con film come La vita è un sogno (il cui titolo originale “Dazed and Confused” viene da una canzone dei Led Zeppelin),  Prima dell’alba, che lanciò Ethan Hawke, Suburbia, ecc..  Era quindi il regista adatto a mettere su questa singolare storia, tra il demenziale e il goliardico, ma con momenti anche molto commoventi ed emozionanti, che racconta di un musicista rock spiantato e mezzo fallito Dewey Finn (appunto Jack Black), che viene cacciato dalla sua band che lo considera responsabile del loro mancato successo, e si ritrova a non avere i soldi neppure per pagare l’affitto di casa al suo vecchio amico Ned Schnnebly (interpretato di Mike White, attore, autore, musicista nonché sceneggiatore del film), che vive facendo supplenze nelle scuole. Quando un giorno Ned è finalmente chiamato da una prestigiosa scuola elementare, la Horace Green, Dewey disperato si sostituisce all’amico per tentare di racimolare quei due soldi e pagare qualche debito. Ed è qui che il film esplode, perché Dewey, nei panni di Ned, il professor “S” (perché è incapace persino di scrivere il suo cognome sulla lavagna) è il più singolare folle e scatenato professore che si sia mai visto sullo schermo. Messo di fronte a una classe di integerrimi bambini di dieci anni, intelligenti e preparati, Dewey dapprima è svogliato e cerca solo di far passare la giornata, ma poi quando scopre che alcuni ragazzi sono molto bravi nel corso di musica, si fa venire l’idea folle di metter su una rock band con i suoi allievi per partecipare a un concorso locale per band emergenti. Tutta la preparazione “scolastica” dei ragazzi in una rock band costituisce il cuore del film, e Linklater è bravissimo a dare a Jack Black tutto lo spazio di cui ha bisogno. Perché il comico è sempre un corpo esplosivo, e ha bisogno di spazio per mettersi in gioco e di tempo per esercitarlo, questo gioco. E allora Linklater ha la forza e il coraggio di metter su una scatenata commedia rock che ha il ritmo opposto della “generazione MTV”.

Black è spesso a lungo sulla scena, la macchina da presa lo inquadra fissa, oppure allontanandosi, quasi con discrezione, lentamente, mentre è nel pieno di una sua performance. Come sanno tutti i cineasti che conoscono il fenomeno cinematografico del comico, il corpo comico riempie lo schermo da se ed ha bisogno della ripetizione dei gesti, delle smorfie, e del tempo giusto per far esplodere la comicità. Ed ecco allora che Jack Black invade letteralmente l’aula scolastica con il suo corpaccione e la chitarra e la voce sguaiata, e instaura immediatamente con i ragazzi un feeling particolarissimo, tutto giocato sulla forza fisica, viscerale della musica rock. E ci vuole tutta la passione per il rock del regista e di Jack Black per dar vita alla “nascita” del gruppo, con quella musica che sembra nascere dal nulla, dal ritmo e dal cuore, per sovrapposizioni continue, quasi nella meraviglia collettiva del vedere crescere la musica direttamente dal gruppo, che è un po’ una chiave di lettura del “lavoro del rock”.  E quando, un po’ più avanti, il folle Dewey scoprirà, solo per un istante, interrompendo la sua voce e la sua chitarra, che i ragazzi sanno comunque andare avanti da soli, in un attimo, in un primo piano sullo stupore di Dewey, sta tutta l’innocenza e la furia iconoclasta di questo film. Che trascina il rock dentro le pieghe dell’istituzione dove nasceranno i nuovi leader della comunità americana, con i genitori ricchi e benpensanti che cercano di imporre le proprie dottrine di vita a ragazzi che invece vorrebbero far altro. E l’arrivo di questo “professore matto” darà ai ragazzi finalmente la possibilità di esercitare quel “piacere” di esprimersi troppo a lungo represso.

E’ un film sul rock, sul suo “valore aggiunto” all’essere giovani, questo School of Rock, ma è anche un film sul senso dell’educazione oggi, di cosa è importante per i nostri figli e cosa no. Quando Jack Black si mette definitivamente in cattedra, e lo vediamo scrivere alla lavagna durante l’ora di “Storia del rock” la genealogia del genere musicale che ha cambiato il modo di vivere di diverse generazioni, assistiamo solo apparentemente a un paradosso. Da un lato perché l’America è la nazione più ignorante della storia del mondo (a scuola si studia poco e solo pochi secoli), dall’altro perché nella patria dello spettacolo, forse è davvero più importante professionalmente conoscere i Led Zeppelin e gli Who che non la nascita degli Stati nazionali tra il 600 e il 700….

Ma al di là di questo, School of rock è costruito come una vera commedia demenziale, con un gruppo di ragazzini straordinari, colti qua e là nel paese tra migliaia, con la precisa idea di avere dei veri talenti musicali in squadra (e sono proprio loro a suonare!), con delle caratterizzazioni molto efficaci (il ribelle che diventa batterista, il talentuoso che diventa il chitarrista, la prima delal classe che diventa la manager del gruppo, ecc…) alle quali si aggiunge la prova deliziosa di Joan Cusack (bravissima sorella del più noto John Cusack) che dà vita al personaggio della rigida e severa preside della Scuola elementare con una ricchezza di tonalità e di ombre davvero esaltante. Sin dall’inizio si intuisce che dietro la figura rigida è nascosta e imprigionata una persona “libera” e la forza della Cusack sta proprio in quel suo saperlo far emergere lentamente, senza escandescenze ma per piccoli, quasi impercettibili movimenti attoriali. E infine, inevitabilmente, ci sta dentro la forza delle musiche, scelte nel rock più tosto e viscerale, che vivono anche della collaborazione di Jim O’Rourke, che produce i Sonich Youth, una delle migliori rock band dell’ultimo decennio.

Insomma il rock, la comicità scatenata di Jack Black, e uno sguardo sempre molto delicato e attento a ogni personaggio, come quello di Linklater, per un film che diverte e sorprende, mettendo nello spettatore addosso una gran voglia di muoversi cantare e ballare, proprio come ai tempi dei Blues Brothers.

School of Rock

Regia: Richard Linklater

Sceneggiatura: Mike White

Produzione: Scott Rudin

Interpreti: Jack Black (Dewy Finn), Joan Cusack (Rosalie Mullins), Mike White (Ned), Sarah Silverman (Patty) e I ragazzi Joey Gaydos jr. (Zack, il chitarrista), Maryam hassan (Tomika, la cantante timida), Kevin Clark (freddy il batterista), Rebecca Brown (Katie la bassista), Mirando Cosgrove (Summer, manager della banda), Robert Tsai (Lawrence il tastierista), Aleisha Allen (Alicia, corista), Caitlin Hale (Marta, corista)