Scissione, di Dan Erickson

La satira sul lavoro aziendale rimane in superficie, in realtà, Severance, parla di noi, spettatori sempre più a contatto con un costante flusso di immagini e input e lo fa in modo spiazzante

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Scissione arriva su Appletv in un momento cruciale per il dialogo tra audiovisivo e lavoro. Inserire la serie di Dan Erickson sulla stessa linea dei vari Full Time e Un altro mondo è, in effetti, istintivo, complice una storyline che vuole raccontare i lati oscuri del mondo aziendale utilizzando gli strumenti della sci-fi.

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Al centro di Scissione c’è infatti la Lumon, una multinazionale che ha rivoluzionato la giornata lavorativa impiantando nel cervello di ogni impiegato un chip che separa i ricordi legati al lavoro dagli altri. Tutto cambia, però, quando quattro lavoratori prenderanno coscienza della loro condizione di schiavi dell’azienda.

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Tuttavia, a lungo andare, viene da chiedersi se, per Erickson, nel mondo del lavoro è davvero rimasto qualcosa da raccontare.

Perché lo sguardo con cui Scissione racconta certe dinamiche aziendali è lucido ma inesorabile. Non si salva nulla, dal sentimento corporate, alla burocrazia dilagante, dalle gerarchie infinite, all’ipocrisia nei confronti del benessere degli impiegati. E così, alla fine la satira non può che disintegrare quel mondo su cui vorrebbe riflettere.

Quella di Scissione è la distopia del post-taylorismo, un contesto così efficiente da risultare inerte, smaterializzato, in cui i capi della corporation sono ridotti a pura voce, l’aziendalismo è una nuova religione ed il lavoro può essere compreso e raccontato solo al passato, approcciato come in un museo (ed in effetti proprio un museo dedicato ai Fondatori dell’azienda occupa un’immensa ala della Lumon)

Per i protagonisti non c’è spazio neanche per la ribellione, anzi, Scissione si prende gioco anche del loro desiderio di rivalsa, lo rimanda, lo disinnesca. Forse solo la scrittura, delicata, attenta ai loro mutamenti interiori, pare restituire loro un minimo di dignità.

La verità è che Scissione si scaglia nei confronti del lavoro solo in pochi, centratissimi momenti (“Forse davvero c’è gente che vuole dimenticare la propria famiglia per otto ore”, afferma uno dei personaggi in uno sfogo spiazzante) ma i discorsi più interessanti la serie li sviluppa in secondo piano, nello spazio tra i fotogrammi.

Così non è un caso se i momenti più vertiginosi della serie, quelli più spiazzanti, sono quelli in cui la regia (in primis quella di un Ben Stiller straordinariamente ispirato) racconta la prigionia dei personaggi attraverso un linguaggio visivo asciutto e spiazzante. E allora Scissione diventa davvero il trionfo del lavoro gamificato, del loop infinito, di una visione costantemente ricombinata, tra l’iperdinamismo delle improvvise soggettive “immersive” e lo sguardo contemplativo riservato dagli impiegati agli affreschi che celebrano i fondatori della Lumon.

Scissione

Sottotraccia, è evidente che Scissione parla con cognizione di causa il linguaggio del cinema digitale. Non è un caso, in fondo, che la serie trovi spazio su una piattaforma come Appletv e che le sue ispirazioni maggiori vengano da videogiochi come The Stanley Parable e Control.

Scissione dà allora vita ad uno straordinario cortocircuito. Perché quegli stessi impiegati non sono così diversi da utenti bloccati in uno spazio digitale asettico, impantanati in gesti ricorsivi (lo scrolling, il clic compulsivo), circondati da immagini da cui non riescono a separarsi e che spesso non riescono a comprendere.

Se davvero la serie parla di lavoro, dunque, risulta molto più efficace come satira sul “lavoro” dello spettatore. Scissione è allora un’affascinante progetto a suo modo “terapeutico”, una serie fuori dal tempo, che stimola lo spettatore ad un approccio alla serialità agli antipodi rispetto alla contemporanea bulimia di contenuti. La serie di Erickson costruisce con attenzione il suo intreccio, modella il suo mondo fin nei minimi dettagli, costruisce la tensione con una sintassi essenziale ma di grande impatto, indugia nel cliff hanger e ricostruisce uno spazio di fruizione quasi analogica, pre-piattaforma, che impone allo spettatore un confronto settimanale con la storia e che chiede di essere riempito di teorie, interazioni, pensieri, intuizioni da parte di chi guarda.

È una serie che impone dedizione, Scissione, che chiede gli siano fatte le domande giuste, per questo, forse, ragiona a grana grossa attorno alle ambiguità della nostra cultura del lavoro ma che, di converso, racconta certe derive di un’umanità digitalizzata con uno sguardo straordinariamente impietoso, all’insegna di un’impossibile ma affascinante ecologia dello sguardo.

Titolo originale: Severance
Regia: Ben Stiller (Episodi 1,2, 3, 6, 7, 8) Aoife McArdle (Episodi 4 e 5)
Interpreti: Adam Scott, Britt Lower, Zack Cherry, Christopher Walken, John Turturro, Patricia Arquette
Distrubuzione: Appletv
Durata: 9 Episodi, 40-57 minuti a episodio
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.3
Sending
Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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