SCONFINAMENTI. Dopo "After Earth": Shyamalan si o no?

Shyamalan con Will e Jaden Smith sul set di After EarthForse non era After Earth che doveva aprire la questione. Anzi, quest'ultimo film di Shyamalan sembra quasi una lotta eroica tra il suo sguardo e il mondo di Will Smith e la sua famiglia, insieme al figlio Jaden (che da il meglio proprio in assenza del padre, come si è visto in Karate Kid), ancora 'alla ricerca della felicità' perduta. Quasi un'eredità di poteri, come un passaggio familiare, gli stessi che consentivano all'attore statunitense quella lotta alla sopravvivenza di Hancock o Io sono leggenda.

Forse non era After Earth che doveva aprire la questione, il dibattito interno dentro "Sentieri Selvaggi", ma prima o poi bisognava farlo. Sempre sul punto-limite dello scontro, tra la 'politica degli autori' e la 'politica delle opere' che differenziano visioni e approcci critici all'interno della nostra rivista.

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Shyamalan è stato quasi subito considerato come uno dei cineasti più innovativi dentro "Sentieri Selvaggi" fin da quando è stato scoperto con Il sesto senso, difeso e amato a oltranza, fino ad essere pienamente celebrato nel giugno Shyamalan sul set di After Earthdel 2008 con lo speciale su E venne il giorno, che è di gran lunga il suo film migliore, imponente nel magico equilibrio tra quella distante astrattezza che spesso sembra alterare quello che inquadra e le forme di un mélo che gli esplode tra le mani. Tutti quegli elementi che in After Earth invece sono mancati e anzi portano la sua riflessione teorica sull'ambiguità dei luoghi dove può esserci la salvezza individuale. Sulla terra, nell'aldilà o in un posto intermedio a cui solo il cinema di Shyamalan può accedervi?

Ed è proprio questa zona di mezzo il problema, a tratti così impermeabile da apparire respingente. Una sfida al corpo tra invulnerabilità e fragilità che apre però delle fessure che diventano sempre più grandi attraverso le figure di David ed Elijah (quasi ribaltamento dell'episodio biblico di Davide e Golia) nell'ottimo Unbreakable. Il predestinato (2000) ma che poi invece si spinge in una riflessione su un cinema degli elementi spesso troppo cerebrale che in After Earth, paradossalmente, diventa la sua principale arma di difesa contro Willm Smith.

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Come stanno quindi le cose dentro "Sentieri Selvaggi" dopo After Earth? O anche prima Per la stragrande maggioranza, M. Night Shyamalan è un grandiassimo cineasta, uno dei più personali e ogni film, anche il più difficile, rappresenta un ulteriore passo per ampliare il suo universo sterminato. Quindi per quasi tutti – Chiacchiari (Tranne After Earth ma lì c'è sempre Will Smith di mezzo) Sozzo, Spiniello, Causo, Di Giorgio, Masciullo, Lardieri, Di Porto, Sammartino (almeno fino a tutta la prima parte della sua opera) – da amare in ogni sua forma.

Shyamalan sul set di After EarthNon sempre la riconoscibilità che diventa identità servono però a salvare tutta una filmografia nel suo complesso. Questo è forse uno degli equivoci presenti nei "Cahiers du cinéma " dagli anni '50 che non sono stati mai pienamente risolti. Ed ecco che il sottoscritto, Valeri, Palazzo e Bea si trovano invece in una posizione diversa, perché applichiamo su di lui la 'politica delle opere' rispetto a quella degli 'autori'. Ad esempio, a Francesca Bea non piace The Village, Carlo Valeri trova pienamente riusciti soltanto Unbreakable ed E venne il giorno, mentre a Margherita Palazzo piacciono soltanto Il sesto senso e ancora Unbreakable.

Personalmente, il cinema di M. Night Shyamalan è diverso nelle forme ma simile nei risultati a quello di Harold Becker. Alterna, quasi con impressionante regolarità, un film bello ad uno brutto. Due sono bellissimi (E venne il giorno ed Unbreakable), due buoni (Il sesto senso e The Village), uno interessante (Ad occhi aperti anche se troppo 'coppoliano dalle parti di Jack) e altri quattro sbagliati (Signs, Lady in the Water, L'ultimo dominatore dell'aria e After Earth appunto). Anzi, quest'ultimo, così indifendibile nel modo in cui esibisce di aver esaurito le risorse e l'ispirazione, verrebbe quasi voglia di difenderlo. Forse così 'controvoglia' su commissione. Ma poi ci si accorge che forse è il secondo di seguito dopo L'ultimo dominatore dell'aria dai personaggi della serie animata Avatar: la leggenda di Aang. Non è un po' troppo?