SCONFINAMENTI – Il pallone a 32 pollici

 

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Novanta minuti di calcio in diretta televisiva serale in pay-tv che cambiarono il modo di vedere e tifare. Per sempre. Sono passati vent’anni da quella partita. Era una domenica quel 29 agosto del 1993 e l’incontro serale Lazio-Foggia (finì 0 a 0 per la cronaca) del campionato di serie A aprì le luci dello spettacolo del piccolo schermo sul mondo dello sport più ossessivamente amato dagli italiani. Vent’anni di in cui le storie degli scudetti, delle vittorie, dei gol, delle polemiche, dei commenti, delle moviole, dei processi e (ahimé) delle retrocessioni e delle penalizzazioni, hanno trovato un unico grande media per essere vissuti e raccontatati, la Tv a pagamento. “Il campionato decodificato ha i suoi telecalendari“, così battezzava la novità ‘il Corrire della Sera’ le settimane precedenti all’inzio del campionato 1993-94. Ad aprire le porta di questo mondo agli occhi del tifoso fu TELE+2, segui l’epoca del duopolio (breve) con STREAM, la guerra alle carte dei decoder taroccate, ed esattamente dieci anni fa l’arrivo del colosso SKY ITALIA. E un altro salto nel futuro per il piccolo mondo del pallone ancora coccolato dalle urla e i fischi degli stadi (allora ancora pieni), delle telecronache radio di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ dei servizi RAI firmati dagli inviati di ’90° minuto’. Prima solo i posticipi, poi tutte le gare delle singole squadre, l’ abbonamento virtuale a tutte le trasferte, i collegamenti dal campo, i canali tematici dedicati con ‘all news’ e un crescendo di innovazione tecnologiche che ha fatto esplodere l’iride del tifoso grazie all’approdo prima all’HD e poi al 3D. Arrivando a spiare i calciatori anche nel ‘sacro’ spazio dello spogliatoio prima del match.

Quella domenica non era comunque la prima volta che in Italia fu data la possibilità di seguire in diretta televisiva una partita di calcio della Serie A. Precedentemente, in particolari sporadiche occasioni (ricordo alcuni derby della Capitale o indimenticabili spareggi di fine campionato per decidere la B o la Coppa Uefa)  era avvenuto gratuitamente sulle reti RAI. Ma quella sera ha segnato una drastica svolta. Oggi per i ragazzini che si appassionano o giocano a calcio sarebbe inconcepibile immaginare questo sport senza una diretta televisiva, senza decine e decine di telecamere che inquadrano e parcellizzano ogni zolla del rettangolo verde. Senza l’abilità e la seduzione delle capacità registiche che hanno ribaltato completamente la centralità del giocatore e dell’azione stabilendo l’unica prospettiva oggi possibile quella della tele(spettatore)tifoso. La magia dello sport agonistico dal vivo, principio percettivo dell’agonismo moderno come esibizione, è stata pian piano erosa dallo spazio sempre maggiore che la fruizione della televisione post internet (dai 32o più pollici catodici alle sponde senza fili di smartphone e tablet) ha assunto nella società e nel tempo libero, fagocitando di conseguenza anche la passione per la liturgia del tifo sulle gradinate o ancora di più per la trasferta in treno. Così questi vent’anni hanno lascito alle tribune o alle curve dello stadio solo le briciole. Dal tutto esaurito degli anni d’oro alle poltroncine dipinte.

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