SCONFINAMENTI – La differenza non è un colore

Il prossimo 007 sarà un nero? Gli eroi del nostro secolo possono cambiare colore purché mantengano gli stessi gesti.
E purché mantengano gli stessi desideri. Come è cambiato “l’African Pride”…

Nei telegiornali dell’estate, si sa, per riempire i buchi lasciati da inevitabili solleoni e delitti morbosi, si annunciano come sensazionali notizie recuperate dietro le quinte o sottobanco. Nell’estate del 2000, in un telegiornale di metà giornata, dissero che i vertici hollywoodiani, a rendere ragione della raggiunta democrazia di fine secolo, avevano deciso di affidare la parte del futuro 007 a un attore nero. Ci fu chi accolse la proposta come progressista e ci dedicò qualche riflessione a margine, arrivando a definirla rivoluzionaria.
Credo, più concretamente, che si trattasse di una furba alternativa: lo stereotipo del “virile combattente negro” può essere una più credibile macchina seduttiva (elemento fondamentale del metodo spionistico del personaggio in questione), per fanciulle smaliziate dalla rivoluzione sessuale e dalla pratica spettacolare. Non è da escludere il senso politico di tale scelta: per difendersi dai cattivi della terra (elemento fondamentale del metodo spionistico del personaggio in questione) può risultare più efficace mandare avanti “gli altri”, uomini resi idonei alla lotta, dalla storia e dalla condizione fisica.
Gli eroi del nostro secolo possono cambiare colore purché mantengano gli stessi gesti.
E purché mantengano gli stessi desideri.

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Qualche tempo dopo infatti leggo su un quotidiano nazionale la presentazione di Ebony, una rivista patinata nordamericana, che celebra il trionfo dei neri nei vari campi, dagli affari alla politica, dallo spettacolo allo sport, promovendone i simboli per ottenerlo. L’attento scrittore che ne parla, il noto Eduardo Galeano, sottolinea come la maggior parte delle foto di donne pubblicate hanno capelli lisci e lucenti. I caratteristici capelli crespi sono comunemente chiamati “capelli cattivi”, è necessario sconfiggerli per mettersi in gioco, ecco allora creme e liquidi che lisciano i capelli occupano la maggior parte dello spazio pubblicitario. Uno di questi prodotti si chiama addirittura “African Pride”. L’orgoglio dello schiavo sta nell’assomigliare al suo padrone.
I capelli di 007, e delle sue amanti, sono preservati.

Ma non è finita qui, conformare i capelli non è sufficiente. La colonizzazione dell’immaginario del successo ha raggiunto i paesi d’origine. Non c’è più luogo dove tornare. In Sierra Leone. l’industria cosmetica ha invaso il mercato con prodotti che promettono l’ambìto sbiancamento della pelle. A Freetown le donne sostengono, con prove statistiche, che schiarendosi la pelle hanno più possibilità di sposare un uomo ricco. Secondo il Comitato Farmaceutico il paese importa legalmente 26 creme sbiancanti, mentre altre 150 entrano di contrabbando.
Bisogna concludere che non sarà più necessario uno 007 interpretato da un attore nero?

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