SCONFINAMENTI – La fine del mondo

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di MARIUCCIA CIOTTA


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Dove ha sbagliato il cavaliere? È andato in guerra, ha dettato legge a sua favore, non ha tagliato le tasse, ha fallito, lui grande comunicatore, la campagna elettorale culminata con il boomerang mediatico degli sms, ha deluso gli italiani inebriati all'idea di un'Italia ricca e moderna… Sì, anche. Ma la sconfitta di Berlusconi sta nel disfacimento globale di un mondo che ha indicato come traguardo della felicità occidentale l'espansione di se stesso. L'accumulo di oggetti senza fascino, la produzione di un superfluo triste che non è ricchezza ma vuoto sguardo delle merci. Non c'è progresso né gioia nell'eliminazione di ogni espressione umana della fantasia e dell'ingegno, nell'azzeramento della funzione critica. Gli ipermercati come Wall Mart sono diventati prigioni del consumo, annullamento della varietà dell'offerta, autoritari luoghi della coazione a ripetere. A Los Angeles – capitale del lusso – si piange per la chiusura della libreria storica Midnight Special di Santa Monica non solo perché era tra le poche alternative ai grandi circuiti ma perché esprimeva una babele di impulsi, vetrina di parole e immagini, pluralismo e eccezione. Nessuno più vuole vedere i kolossal confezionati sull'omologazione al ribasso del gusto di Hollywood, le major pagano la loro politica di ottimizzazione del prodotto, e infatti a Cannes trionfa il documentario scintillante di Michael Moore dove la politica torna a essere un esercizio di mente e di cuore, di risate, indignazione e azione.


La bellezza e il suo godimento richiedono curiosità, cultura, amore per la diversità. Questo mondo di Bush e Berlusconi, dell'occidente tutto è basato sulla moltiplicazione di standard, di format televisivi, di gipponi inquinanti, di catene commerciali, di monopolio totale. È il consumatore, paradossalmente, ad aver bocciato la las vegas del primo mondo senza più il gusto del gioco. Lo spettacolo che ci hanno offerto è lugubre, ed è pagato dal prezzo della vita di migliaia di persone cadute nelle guerre fatte per garantire spazi di mercato e di risorse. Sono i loro corpi, pezzi di esseri umani sparsi nel nostro immaginario, collezioni di morte, a dominare ora i banchi di virtuali supermercati. È inutile che lo sforzo dei paesi ricchi, del laburista Blair caduto in corsa (o di uno Schroeder tagliatore di welfare) insista sulla necessità della produzione di quella paccottiglia del benessere. I consumatori non la vogliono comprare più. Vogliono che l'agosto sia caldo ma che non faccia morire migliaia di nonni, vogliono che non ci siano day-after e che i «gas di Kyoto» non buchino la terra. Non vogliono avere come vicini di casa i bambini morti dell'Africa. E non ci sarà pubblicità che vinca il disgusto per la proliferazione di beni come mostruosi ornamenti del quotidiano.
Questa rivoluzione underground di massa, Berlusconi e i suoi alleati non l'hanno vista. Procedono ancora con la fiducia di una modernità dissolta nella scontentezza. L'audience è un concetto senza più forza propulsiva. Al suo posto ci sono individui che hanno scoperto una relazione di libertà e di rispetto reciproco.
Perdono i supporter del liberismo perché la loro scorta di promesse elettorali è marcita. Il venditore porta a porta si è visto sbattere in faccia il suo repertorio di merci. La felicità è un'altra cosa.


 da il manifesto del 14 giugno 2004