Sconosciuti puri, di Mattia Colombo e Valentina Cicogna

Vincitore dell’Interreligious Award, assegnato al film che faccia luce su questione legate al significato della vita, il documentario presentato a Nyon è un inno alla ricerca dell’identità

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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Vincitore dell’Interreligious Award all’edizione appena conclusasi di Visions du Réel, ecco un documentario che oltre ad essere ben diretto e ben montato, nasconde anche un messaggio che spesso viene dato per scontato fin troppo spesso. La vera qualità di Sconosciuti puri è infatti non lasciarsi mai andare a facili sentimentalismi né a banali scorciatoie per trovare facili consensi. L’argomento è straziante e allo stesso tempo estremamente politico, in quanto il focus del film è sulla questione dei migranti, in relazione all’Italia, ma anche all’Europa. Mattia Colombo e Valentina Cicogna hanno però scelto di non mostrare gli aspetti più semplicistici della questione, ma hanno invece toccato una corda molto delicata, una questione a cui spesso si finisce per non fare caso. Gli innumerevoli corpi che vengono ritrovati al largo delle coste del Mediterraneo sono infatti, il più delle volte, “sconosciuti puri”, ovvero corpi senza un’identità. La dottoressa Cristina Cattaneo, insieme al suo team di medici forensi, si batte anima e corpo per far si che non sia così. Chiaramente non si tratta solo di persone morte in mare, ma anche di uomini e donne scomparsi nel nulla, le cui storie si sono perse a causa della mancanza di un’identità che li potesse ricondurre alle loro famiglie, le quali si sono spesso trovate a non sapere mai con certezza il destino dei loro cari. Tramite frammenti, brandelli, pezzetti di vite, il film ricostruisce il quadro generale dietro al lavoro di Cattaneo, svelando un elemento che spesso, all’interno dei dibattiti politici, non viene preso in considerazione, come sottolinea il documentario stesso.

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I due registi hanno spiegato a Nyon come le riprese siano durate più di sette anni come sia stato difficile convincere Cristina a fidarsi di loro, specialmente perché loro stessi rappresentavano i media, elemento conflittuale per lei. Nonostante l’amore nei suoi confronti sia partito subito da parte di Mattia e Valentina, è stato necessario tantissimo tempo prima che le riprese iniziassero. La chimica che però si è creata con il tempo è però evidente all’interno del film, dove vediamo Cristina sotto tantissimi aspetti diversi, nonostante, come ha spiegato Cicogna, si sia sempre cercato di mostrarla come donna lavoratrice, mettendo il focus sul suo lavoro e non su di lei e sul suo privato. La regista l’ha definita una scelta politica, quella di far vedere la loro protagonista come una donna con una carriera molto forte. Il film non disdegna momenti particolarmente intensi dal punto di vista emotivo: “Volevamo mettere il pubblico in una posizione di sentire, non di pensare, non ci piace un pubblico passivo” ha affermato Valentina Cicogna. “Chiaramente ci è voluto molto tempo per trovare gli elementi giusti, anche se ho la sensazione che ci siamo riusciti”, ha aggiunto.

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Sconosciuti puri mostra anche il lavoro di Cristina sulla salma di Sant’Antonio, quindi tutt’altro che un corpo senza nome. Nel suo lavoro infatti, come ha sottolineato Mattia Colombo, si possono incrociare i santi e le prostitute ed è questo a renderlo così umano e importante; per il regista infatti è stato interessante capire la società basandosi sul modo in cui la società tratta i corpi morti. Il film ha cambiato il modo di vedere la vita e i corpi e i due registi hanno anche aggiunto che aver girato un documentario così intenso ha permesso loro di avere un rapporto più sereno con il lutto e con la morte in generale. Mattia Colombo ha sottolineato un aspetto molto importante nella vita di un medico, specialmente il tipo di medico che è Cristina, spiegando come spesso le persone si aspettino dai medici delle risposte certe alle loro domande, credendo con certezza che le otterranno. Ma la cosa più interessante secondo il regista è proprio la fragilità, il fatto che non sia possibile dare le risposte a tutte le domande ed è stato questo, secondo lui, uno dei motivi principali che lo hanno spinto a focalizzarsi su questa storia.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
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Il voto dei lettori
1.67 (3 voti)
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