Se Dio vuole, di Edoardo Falcone

Se Dio vuole, di Edoardo FalconeMentre Tommaso (Marco Giallini), un cardiochirurgo di successo, avaro di buoni sentimenti, altezzoso e pieno di sé passeggia affannosamente per Roma alla ricerca di Don Pietro (Alessandro Gassman), un cartello con scritto "Vita mia" fa da eco a quello lampeggiante di Confusi e felici diretto da Massimiliano Bruno. Ma facciamo un passo indietro. Se Dio vuole battezza, è il caso di scriverlo, l’esordio alla regia dello sceneggiatore Edoardo Falcone che dall’ordinarietà della vita estrapola parole impastate nelle crepe delle mura domestiche, mai sicure, dove campeggia l’incompiuto, l’abbandonato, l’inascoltato e l’incontrovertibile. Per poi uscire e lasciarsi travolgere dall’arbitrarietà del caso. Il cardiochirurgo impassibile, dall’alto del suo piedistallo, osserva sgretolarsi ogni certezza: abbandonate le speranze di vedere sua figlia maggiore Bianca (Ilaria spada), coniugata con “il pusillanime” Gianni (Edoardo Pesce), raggiungere una piena consapevolezza di sé, punta tutto sul cavallo vincente, il brillante secondogenito Andrea (Enrico Oetiker), per il quale auspica un futuro radioso nel campo medico. Peccato però che il verbo di Gesù, masticato dallo slang romanesco del terreno Don Pietro, abbia toccato la sensibile anima del giovane, deciso alla via del sacerdozio. Mai colpo poteva essere più duro per l’ateo Tommaso, che invece di risollevare il suo matrimonio con Carla (Laura Morante), donna sull’orlo dell’alcolismo, assolda un detective rincoglionito (Carlo De Ruggieri) per cavare chissà quale marciume dalla vita del buon prete, rimanendo con un pugno di calcinacci in mano e l’ernia del disco.

Dopo il “coming out” ogni dissapore viene a galla: tutta la famiglia riunita nel ridondante salotto borghese è pronta per abbracciare l’omosessualità di Andrea, convinti che la sua spiccata sensibilità sia sintomo chiaro dell’ orientamento sessuale. Carla riscopre se stessa cavando dal bianco e nero di vecchie foto tutta la rabbia ed il passato glorioso chiusi in un cassetto, Bianca si accede di curiosità percorrendo un nuovo cammino fatto di bizzarre accoppiate (Il Gesù di Nazareth di Zeffirelli e "il brivido" neomelodico di Gigi D’Alessio), Gianni sfoggia doti attoriali nascoste, Don Pietro ascolta, agisce ed insegna. L’unico a crollare di fronte alla fede pur rimanendo identico a se stesso è Tommaso. E i carciofi della domestica.

Dalla scrittura a quattro mani di Falcone/Martani zampilla freschezza e garbata ironia, colorita di grevità negli apostrofi più pittoreschi e surreali che fanno capolino morbidamente cadenzati, per agevolare quella riconoscibilità quotidiana da parte dello spettatore trascinato dalla
leggerezza. Soprattutto nella prima parte del film il coinvolgimento emotivo, sollecitato da tematiche forti, è proporzionale alla risata gradevole e inviolata perché mai scaturita da lepidezze stomacali e stomachevoli della commedia più insulsa. Si ride, si pensa, forse un poco ci si distrae ma Giallini/Gassman/Morante catturano nuovamente l’attenzione. E il Don Pietro Pellegrini, lontano dall’omonimo di Aldo Fabrizi, dal Don Matteo di Terence Hill e dal Don Giulio di Nanni Moretti restituisce alla chiesa quel che è della chiesa e a Dio quel che è di Dio.

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Regia: Edoardo Falcone

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Interpreti: Marco Giallini, Alessandro Gassman, Laura Morante, Ilaria Spada, Edoardo Pesce, Enrico Oetiker, Carlo De Ruggieri
Origine: Italia, 2015

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 87’