Seance – Piccoli omicidi tra amiche, di Simon Barrett

Un horror discontinuo, che abozza un’arguta riflessione sul genere ma è irretito dagli spazi con cui interagisce. Il meglio lo dà quando privilegia la funzionalità all’impatto scenico.

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Dopo aver scritto You’re Next e The Guest, Simon Barrett esordisce alla regia con un film, Seance – Piccoli omicidi tra amiche, con cui pare volersi immergersi in prima persona negli spazi del suo cinema.

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In fondo ogni discorso potrebbe essere ridotto ad una questione di punti di vista. Se finora l’immaginario di Simon Barrett si è fondato su personaggi che sono veri e propri outsider, pronti ad infiltrare un sistema, un genere, un linguaggio e a distruggerlo dall’interno, ora è lui stesso, in qualità di regista, a ricoprire il ruolo di vero e proprio agente di disturbo.

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In questo caso il suo sguardo coincide con quello di Camille, ammessa in una prestigiosa accademia proprio nei giorni in cui la scuola è sconvolta da una serie di omicidi forse di matrice soprannaturale. Malgrado l’immedesimazione con la protagonista, tuttavia, Simon Barrett rischia costantemente di essere inghiottito dal suo stesso film. Non lo aiuta, forse, più che il doppio ruolo che ha scelto di ricoprire (sceneggiatore oltreché regista) l’ambiziosa portata concettuale di Seance, che incrocia una satira sul competitivo ambiente scolastico americano con un discorso teorico sui limiti del linguaggio dell’horror.

Si tratta di una partita complessa da gestire. Perché Simon Barrett si muove per fiammate, improvvise aperture che squarciano violentemente le convenzioni, passaggi spiazzanti, ma il suo approccio è troppo distruttivo, caustico, per costruire, attraverso di esso, un pensiero su cui reggere il film.

Seance trasforma l’horror in una sorta di Wunderkammer di un intero genere, costruita a partire da prelievi che lasciano emergere l’artificiosità dei suoi spazi (da Suspiria, a Scream, passando per lo stesso You’re Next) e abitato da personaggi che spesso non nascondono la loro natura di bozzetti.

Seance

Lo sguardo di Barrett non offre salvezza, piuttosto puntella questa sorta di diorama di luminosi guizzi, intuizioni nate a partire da uno scambio di battute (“ora che Alice è morta saremo promosse tutte almeno con la sufficienza, giusto?” chiede preoccupata all’improvviso una delle studentesse) o da un evento che sbilancia il quadro e pone lo spettatore di fronte ad un abisso di non senso.

In questo modo tuttavia Simon Barrett si limita a portare alla luce i meccanismi, gli ingranaggi del film, ma non ragiona su di esso, piuttosto si trascina da un’intuizione all’altra, rimanendo intrappolato in una struttura vischiosa, che ignora delle promettenti linee tematiche (il conflitto tra reale e soprannaturale che a tratti innerva il racconto) e che per sua stessa natura rischia pericolosamente di girare a vuoto.

Spreca molto, forse troppo del suo potenziale Seance, che però è soprattutto un film irretito dal contesto in cui si muove, da un cinema popolare in cui anche l’essenzialità dello slasher deve adottare un passo massimalista. E così Simon Barrett, al primo film, forse anche per insicurezza si rifugia in uno spazio controllabile ed in un discorso su genere e linguaggio arguto ma superficiale.

Il suo è un cinema che funziona evidentemente meglio quando antepone la funzionalità all’impatto scenico, come dimostra la spigliatezza delle sequenze di omicidio, essenziali, quasi in apocope, che, senza sussulti o esuberanti, spinte teoriche riescono a trarre il meglio della dimensione satirica del film.

 

Titolo originale: Seance
Regia: Simon Barrett
Interpreti: Suki Waterhouse, Madisen Beaty, Ella-Rae Smith, Inanna Sarkis, Seamus Patterson, Stephanie Sy, Djoulet Amara, Jade Michael, Marina Stephenson, Megan Beat, Colleen Furlan
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 92′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
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