Searching for Padre Pio, di Abel Ferrara

Concludiamo la nostra mini-rassegna Abel Ferrara chiama Roma, organizzata per avvicinarci al workshop ROMA ANNO ZERO, con la proiezione del personalissimo documentario realizzato dal cineasta la scorsa estate.

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INGRESSO GRATUITO alle h 20 questa sera in via Carlo Botta 19, a Roma

Perché Abel Ferrara con Padre Pio? Perché Caino e non Abel? Un alto prelato nel documentario spiega i motivi della santificazione che va intesa come un prendere quota e se anche ci possono essere dei vuoti d’aria, l’importante è che almeno negli ultimi dieci anni della propria vita, si resti in alto e si muoia sfiorando le nuvole, toccando il cielo.

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Pietrelcina e San Giovanni Rotondo, ricostruendo, almeno per adesso, solo il preambolo per una storia sul conservatorismo sociale, il garantire qualcosa nell’aldiquà, almeno un assaggio di quel che sarà nell’aldilà.
Antropologi, storici comunisti, devoti, psichiatri, il consulente terreno Rotunno, le registrazioni in cella per cogliere in fallo il frate, le stigmate mai mostrate in pubblico.
Il mistero per Abel è un’apertura agnostica verso la spiritualità. Il miracolo, probabilmente l’unico, è l’ospedale di San Giovanni Rotondo, tra i più efficienti del sud Italia.

Un’opera propedeutica, fatta di campi e controcampi, specchi e riflessi, preambolo quasi certamente per un film di finzione, sulla scia lasciata da una sorta di ricostruzione antropologica. Padre Pio è il più grande impostore della storia o il Francesco del secolo scorso? Cercare le aree bucoliche di un tempo, tra i vicoli dei paesi che Padre Pio ha attraversato, ormai è impresa ardua, praticamente impossibile. Il commercio della fede ha preso il sopravvento. Era un angelo il demonio, Abel Ferrara questo lo sa: «Inizialmente volevo fare un film su mio nonno. Entrambi sono nati in paesi vicini. Come mio nonno, Padre Pio è un altro personaggio che dal nulla fece grandi cose, ed entrambi erano inizialmente visti dalla società come degli ignoranti. Per Padre Pio il punto di svolta fu quando iniziò a fare i miracoli. Il Vaticano gli diceva: non puoi fare i miracoli. E lui rispondeva: faccio quello che devo fare, quello che mi avete insegnato. Un personaggio interessante».

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Per Abel la sala cinematografica è come una chiesa, per i propri esercizi spirituali. Oggi ci si esercita di meno. In passato, vangeli apocrifi, apocalissi, l’inferno dei bassifondi metropolitani, predestinazione, colpa e grazia, abissi dell’anima. Abel cerca sempre Caino, detestando il moralismo, divorando la morale, con la febbre alta umorale. Abel Ferrara sa che esiste nell’uomo un sacrario, tradizionalmente chiamato anima, ove alberga la dignità e il valore dell’”immagine, non necessariamente di Dio”, cioè dell’uomo, che è intoccabile e indistruttibile da chiunque: da Dio, dagli altri, da se stessi.