Seconda Primavera, di Francesco Calogero

Il cinema di Calogero si conferma raddoppio sulle apparenze, cinefilo e letterario, da giallo esistenziale il cui enigma rimane accennato, incastrato tra il giardino e le mura del set-villa mutante

Arriva finalmente in sala Seconda Primavera, ritorno sul grande schermo dopo un periodo dedicato principalmente all’insegnamento, al teatro e al documentario, del cineasta messinese Francesco Calogero, realizzato in assoluta indipendenza attraverso la sua Polittico Produzioni, e presentato un anno fa in anteprima al Premio Corso Salani del Trieste Film Festival. Allora ci parve che il segno di Corso Salani vivesse in Seconda Primavera nella sua natura di film piccolo e fieramente autarchico nella produzione e nella realizzazione, ma soprattutto per l’azzardo di affrontare una  zona di confine tra la nostalgia, il passato e qualcosa che forse si è solamente sognato, e che ha preso vita solo sullo schermo.

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E’ un film dal fascino misterioso infatti, in cui Calogero tratta le immagini come se nascondessero sempre un segreto mai svelato, alla stregua di quanto realizzato già ne La gentilezza nel tocco e Metronotte, suggestioni portatrici di una verità nascosta che sfugge all’ordine comune delle cose, appunto delle stagioni, della vita.

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anita kravos in seconda primaveraIl cinema di Calogero si conferma continuo raddoppio sulle apparenze, un raddoppio colto, cinefilo e letterario (qui dichiaratamente tirati in ballo Hitchcock, Philip Dick, T.S. Eliot), da giallo esistenziale il cui enigma rimane accennato, incastrato tra il giardino e le mura di questo set-villa mutante dove il regista fa muovere i suoi personaggi (cast concentratissimo con Claudio Botosso, Angelo Campolo, Nino Frassica, Anita Kravos) come se fossero tutte apparizioni dell’immaginazione del protagonista, del suo tempo e della sua realtà interiori.

La “seconda primavera” è quella vissuta fugacemente dall’architetto cinquantenne Andrea, che decide di accogliere la studentessa Hikma nella sua villa circondata da una vegetazione prepotente, ma abbandonata alla propria decadenza dopo la morte della moglie Sofia: l’entrata in scena di Hikma porta nella vita di Andrea una serie di capitomboli legati sia ai sentimenti che ai rapporti di amicizia e parentela suoi e della ragazza.

desirée noferini e angelo campolo in seconda primaveraL’afflato di “autobiografia dell’ispirazione d’artista” facilmente intuibile nel senso dell’allegoria disegnata dalle immagini si incarna ancora una volta in una storia di Calogero all’interno di un’ossessione ciclica quanto sfuggente e inafferrabile: tocca a Desirée Noferini diventare qui il perno magnetico ed indecifrabile delle passioni e delle elucubrazioni dei personaggi.
Seconda Primavera funziona in questo modo davvero come un oggetto meravigliosamente inattuale per la coriacea decisione di perseguire una gestione dello spaziotempo filmico totalmente personale e soggettiva, però continuamente squarciata da brandelli di presente che premono per entrare nella visione.

In questo senso si muove anche la colonna sonora rarefatta, intima e impressionista, firmata da Sandro Di Stefano per il film. Sui titoli di coda, Di Stefano ha arrangiato una particolare versione della nota Canzone dell’amore perduto di Fabrizio De André, incisa con la Bulgarian Radio National Symphony Orchestra e cantata da Mario Lavezzi.

 

 

Regia: Francesco Calogero

Interpreti: Claudio Botosso, Desirée Noferini, Angelo Campolo, Anita Kravos, Hedy Krissane, Tiziana Lodato, Gianluca Cesale, Antonio Alveario, Monia Alfieri, Livio Bisignano, Nino Frassica

Distribuzione: Mariposa Cinematografica

Durata: 108′

Origine: Italia 2015

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