Seconda primavera. Incontro con Francesco Calogero e il cast

Il regista sha presentato questa mattina al cinema Quattro Fontane a Roma il suo ultimo film, una “comedié dramatique”, come lui stesso l’ha definito. Ambientato a Messina

A presentare Seconda primavera, definito da Francesco Calogero una comédie dramatique, che segue l’incontro-scontro di una serie di personaggi nell’arco di sei stagioni, erano presenti oggi al cinema Quattro Fontane di Roma il regista ed una parte del cast (Claudio Botosso, Desirée Noferini e Anita Kravos) insieme al direttore della fotografia Giulio Pietromarchi e all’autore della colonna sonora Sandro Di Stefano. “Il punto di partenza del film è stata la villa del protagonista” esordisce Calogero “che nella realtà è di proprietà di uno scenografo che conosco da anni. Avevo sempre visto la villa unicamente in estate. Mi è capitato in un’occasione di andarci in inverno, e notare come la natura attorno si riappropriava degli spazi, come crescevano gli sterpi. Mi sono soffermato a riflettere su come la vita delle persone cambia anch’essa nel cambiamento delle stagioni, e mutano anche le abitudini e la vita in una villa del genere, pensata per stare all’aperto, su come le tensioni potessero esplodere se costretti a viverci dentro in inverno, in quegli spazi piccoli. Cosa poteva succedere? Altro elemento che mi aveva colpito era il ponte sul giardino, che era nato per lo stesso motivo descritto nel film. Il ponte poi ha una valenza simbolica fortissima, è un collegamento tra il regno dei vivi e il regno dei morti. Per questo il protagonista non ci va mai durante tutto il film, gli ricorda delle cicatrici non ancora rimarginate. Ed è anche simbolico del percorso del protagonista che si apre a nuova vita”.

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primavera3-500x326Nei panni di un architetto di cinquant’anni, ancora in lutto per una grave perdita che fatica a superare, che si trova ad aiutare una giovane donna in un momento complesso, l’attore Claudio Botosso parla delle difficoltà avute nell’interpretare il personaggio di Andrea “Inizialmente ho avuto forti dubbi sulla possibilità che io potessi interpretare questo personaggio. Dovevo trattenere tutto, lavorare di sottrazione, che per un attore non è un ruolo soddisfacente. Il mio personaggio mi ispirava dei dubbi, perchè se non esprimi ti sembra di non aver fatto nulla come attore, però Andrea è un’uomo che si porta un dolore dentro. Aiutato da Desirè e Anita (le co protagoniste del film) spero di aver dato al personaggio quell’arco psicologico che richiedeva”.

A metà tra libertà concessa agli attori e rigore, Calogero sottolinea come “al cinema si lavora spesso con attori molto creativi, come Nino Frassica. Vanno lasciati a briglia sciolta, poi però naturalmente la scelta finale sta al regista e al montatore. Ma sul set guai a precludersi una possibilità”, e conclude sottolineando un elemento del film per lui importante, ossia la scelta dei nomi dei personaggi: “da giovane ho fatto anche il critico cinematografico, e all’epoca scrissi un saggio sull’uso dei nomi nei film di Godard. Anche nel mio film i nomi hanno dei significati particolari, oltre all’ispirazione tratta da T. S. Eliot (prima di girare ho lavorato su La terra desolata e I quattro quartetti), ho spiegato agli attori che dovevano lavorare in controtendenza rispetto alle virtù espresse dai loro nomi. Ad esempio “Andrea” vuol dire potenza, mentre nell’arco del film il personaggio è piuttosto flemmatico, mentre “Hikma” vuol dire saggezza, ed invece la ragazza fin dalle prime scene del film fa qualcosa di poco saggio, anzi di molto azzardato”.

 

 

 

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