Self-Made – La vita di Madam C. J. Walker, la miniserie Netflix con Octavia Spencer

Un biopic a episodi in cui Netflix continua a definire il proprio piano editoriale battendo su temi e valori che definiscono il suo brand activism, ovvero la direzione ‘politica’ della piattaforma

«L’imprenditoria femminile eleverà la nostra razza». È tutta racchiusa in questa citazione la tesi a fondamento di Self-Made – La vita di Madam C. J. Walker, biopic in 4 puntate che su Netflix celebra il genio della prima imprenditrice nera nella storia degli Stati Uniti d’America, riprendendo la biografia di A’Lelia Bundles, On Her Own Ground.

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Il cinema black dell’ultimo anno è (anche) un sistema produttivo in cui si cerca di erigere statue alternative a quelle buttate giù dal movimento #BlackLivesMatter e Self-Made, distribuita a primavera 2020, poco prima che le piazze di mezzo mondo si infiammassero per la morte di George Floyd, è un ulteriore esempio di riscrittura della storia secondo sensibilità tutte nuove.   

Se il business fosse cosa semplice, non si direbbe “fare impresa”. Questo Madame C. J. Walker lo sa bene, anche perché l’habitat in cui muoversi non è certo familiare per chi è donna e dalla pelle scura.
Nella Louisiana di fine Ottocento ancora si sente la eco dello schiavismo. Gli stessi genitori e fratelli maggiori di Madam erano stati schiavi in una piantagione di cotone a Madison Parish, ed ora, la possibilità di mettere in vendita uno shampoo autoprodotto che limiti la perdita di capelli, sembra la classica storia di riscatto che alimenti ancora il mito dell’American Dream.

Octavia Spencer veste i panni della protagonista ben destreggiandosi tra le maglie di un personaggio ai limiti del contraddittorio, goffo e scaltro insieme, tanto sensibile quanto determinato e ficcante se si tratta di affari. Con lei si chiude un’ immaginaria sottocategoria dello sconfinato catalogo Netflix che potrebbe essere tranquillamente ribattezzata “black women matter”, nicchia in cui trovano spazio il divismo di Ma Rainey’s black bottom, la promiscuità di Lola Darling, la lotta feroce contro i propri demoni di Radha in The Forty-Year-Old Version (nicchia a cui, per completezza, bisognerebbe aggiungere anche i documentari su Michelle Obama e Alexandra Ocasio Cortez).
Ciò che quindi più interessa di Self-Made – La vita di Madam C. J. Walker non è tanto la struttura della sinossi, che a dire il vero cade spesso in artifizi retorici che fanno sbandare l’intera miniserie e trattano la storia di Madam come metafora dell’oggi, anziché come anticipazione del mondo di oggi. Quello che invece salta all’occhio è, per l’ennesima volta, l’ attenzione di Netflix nel definire il proprio piano editoriale battendo su temi e valori che, per dirla con Philiph Kotler, definiscono il suo brand activism, ovvero la direzione ‘politica’ della piattaforma.

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E nel caso di Self-Made, si immagina una società — e quindi, per proiezione, un cinema — che non sia più un monopolio bianco, maschio ed eterosessuale.  Si immagina una società che vada oltre il concetto di schiavitù, anche se poi, quando suo suocero le dice che non accetterà più ordini da nessuno perché «Lincoln mi ha tolto dalla schiavitù 40 anni fa», Madam gli risponde: «È per questo che ora ti pago!».  Ma se ci fermiamo al denaro come unico strumento di emancipazione, quando riusciremo ad essere davvero liberi? E soprattutto, lo saremo in quanto esseri umani o perché semplici consumatori?

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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