Self/Less, di Tarsem Singh

Per Tarsem i quesiti bioetici del plot sono una scusa per un action thriller su due nuovi corpi opposti e Ryan Reynolds è la superficie perfetta per le sue architetture narrative prive di psicologia

È da sempre un regista di superfici, Tarsem Singh: di “mirror mirror”,  di corpi speculari, di contatti fluidi che sembrano costituire davvero l’unico trait d’union di una filmografia capace di lambire con professionale e chirurgico distacco generi e territori distanti.

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Dopo la fiaba cartoon di Biancaneve, con Self/Less Tarsem torna al terreno che pare essergli più congeniale, ossia la fantascienza di The Cell rivestita di quesiti bioetici.

Eppure, è questione di attimi perché l’intero plot appaia nient’altro che una scusa per poter costruire un thriller d’azione nuovamente oscillante tra due corpi opposti, quello piccolo e malato dell’anziano miliardario Ben Kingsley, che trattiene a fatica una mente incontenibile, e quello statuario e potenzialmente letale dell’ex marine Ryan Reynolds, destinati a scontrarsi in un Face-Off mal riuscito, dove il primo termine sopravvive unicamente dentro l’altro, privandoci di una tensione essenziale.

Il Soldato e il Tycoon, corpo e mente del capitalismo americano, sono chiamati quindi a scontrarsi, ad eliminarsi in un conflitto tra forza e intelligenza per cui questa scienza futuristica e distopica sembra prevedere una possibilità di sintesi solo a scapito dell’umanità.

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selfless-Ben-KingsleySu quest’assunto, ennesima variazione sul macroscopico tema del doppio, i fratelli Pastor si impegnano nella scrittura di un copione scolastico, con il background speculare dei due protagonisti, entrambi segnati dalla paternità, i giusti plot twist e l’equo mix di dramma e azione.

Tarsem tratteggia la “parte-Kingsley” del film lavorando sulle altezze vertiginose di uno skyline dominato dal milionario, “the man who built New York”, per planare fra i campi della Louisiana quando la palla passa a Reynolds, cambiando atmosfere e ritmo del film, da raffinato gioco intellettuale verso un più roboante action movie, dominato da musiche e montaggi frenetici guizzanti quanto i muscoli del divo.
Con la sua recitazione puramente fisica, Ryan Reynolds sembra proprio essere quel corpo che il cinema di Tarsem Singh ricerca; quella superficie, appunto, su cui costruire architetture narrative che, pur partendo da complesse premesse psicologiche, ne sono poi del tutto prive. Ed è paradossalmente in questa sua attrazione per il vuoto che risiede l’unica idea affascinante di un’opera poco più che scolastica.

 

Titolo originale: id.
Regia: Tarsem Singh
Interpreti: Ryan Reynolds, Natalie Martinez, Matthew Goode, Ben Kingsley, Victor Garber, Derek Luke, Jaynee-Lynne Kinchen, Melora Hardin, Michelle Dockery, Sam Page
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 116′
Origine: Usa 2015
Genere: Sci-Fi/thriller

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