Sentieri Selvaggi Playlist #3 – Kool Thing

 “Non esiste l’avventura, non esiste il romanticismo. C’è solo tormento e desiderio.

Ma la cosa divertente è che quando desideri qualcosa finisci immediatamente nei guai.

E quando sei nei guai non desideri più niente.”

 

“Domani, la prima biondina niente male che incontro, mica mi innamoro di lei!”

 

Bill da “Uomini Semplici

 

All’inizio degli anni novanta per i cinefili italiani si apre una nuova ed esaltante stagione con la nascita di TELE +. Fino ad allora ero stato costretto a sfogliare i cataloghi appiccicaticci delle videoteche alla ricerca di qualche scintilla dello scoppiettante mondo del cinema che mi sembrava di percepire dalle riviste; avere a disposizione una rete tematica dedicata interamente al cinema mi sembrò una vera manna dal cielo.

Il regalo più grande che mi ha fatto TELE + è stato quello di avermi fatto conoscere Hal Hartley. Ho visto i suoi primi film: “L’incredibile verità“, “Trust” e “Uomini Semplici” quasi per caso e me ne sono subito innamorato: con i suoi personaggi stralunati, i dialoghi surreali e filosofici, le citazioni del cinema europeo … e poi la musica.

Anche se nella maggior parte dei suoi film la musica è originale, spesso composta da lui stesso, Hartley non rinuncia, come i suoi colleghi più noti ed affermati (Jarmusch, Van Sant e Linklater), ad attingere ai gruppi che popolano la ricca scena alternativa americana. Una caratteristica, infatti, che accomuna i giovani cineasti statunitensi degli anni ’90 è quella di essere (anche) musicisti, o comunque grandi appassionati di musica: utilizzano la musica ogni qual volta vogliono sottolineare particolari situazioni e stati d’animo.   La musica, quindi, assume un ruolo centrale per tutti loro, ma soprattutto nel cinema di Hartley, che è essenzialmente un cinema di stati d’animo in cui tutto quello che accade sullo schermo, alla fine, non è altro che un viaggio alla ricerca di se stessi.

Uomini Semplici” è proprio questo, una specie di “Aspettando Godot” in cui due fratelli (il maggiore, delinquente di piccolo calibro ed il minore studente modello) aspettano, nascosti in un piccolo motel di provincia, di poter rivedere il padre: ex star del baseball, passato in clandestinità a causa delle sue lotte politiche e per l’accusa di aver preso parte ad un attentato terroristico. Il padre, a differenza di Godot, si farà vedere nel finale, ma l’incontro sarà breve e deludente. Nel frattempo, però, le vite dei protagonisti saranno irrimediabilmente cambiate.

C’è un momento in cui Hartley decide di rompere questo clima di attesa, e fa dire a Martin (il gestore del bar attiguo al motel): “non ce la faccio più a stare così calmo!“, e parte una sfrenata danza (esplicita citazione di Bande à part di Godard) sulle note di Kool Thing dei Sonic Youth.

 

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Mentre Kim Gordon, nella canzone, inverte gli stereotipi sessuali e fa delle avances ad un “figo” (Kool thing, appunto), nel film si chiariscono meglio le dinamiche affettive e sessuali fra i protagonisti: a guidare la danza è Elina (messaggera e, compagna, del padre fuggitivo); Dennis (il fratello più giovane) cerca di seguirla (sedurla) ma è ignorato, Martin partecipa alla danza, ma appena appaiono Bill (il fratello maggiore) e la proprietaria del motel che si disinteressano di loro e ballano come se fossero soli, sposta la sua attenzione su di loro (essendo anche lui innamorato della proprietaria del motel).

Kool Thing non è solo una canzone particolarmente adatta a sciogliere gli intrecci affettivi gif critica 2del film. Kool Thing segna il momento in cui l’America (e quindi il mondo) si sono accorti che esisteva tutto un movimento underground nella musica rock che, riunendo le avverse e litigiose famiglie del punk, dell’hardcore, del metal, e rispolverando i quarti di nobiltà di Glenn Branca e Steve Reich, aveva dato vita a qualcosa di nuovo e mutante, capace addirittura di fingersi pop.

Kool Thing, infatti, è il primo singolo dell’album Goo (1990), primo album pubblicato dai Sonic Youth con la Geffen Records, che segna, quindi, l’ingresso della band nella grande distribuzione. Sbaglierebbe chi pensasse che i Sonic Youth (subito dopo Daydream Nation, forse il loro capolavoro) abbiano deciso di scendere a compromessi con il mercato. Semplicemente decidono di sferrare il loro attacco al mercato! Ed infatti sarà Kim Gordon stessa a sponsorizzare i Nirvana alla Geffen che gli produrrà, l’anno seguente, Nevermind, segnando uno dei momenti fondamentali della storia del rock.

I primi anni ’90 sono stati, in America, anni di grande transizione, in cui il cinema e la musica hanno provato a sperimentare nuovi linguaggi per arrivare al pubblico.

Nel campo cinematografico Hartley provava a trovare una nuova via per raccontare l’animo umano attraverso il suo cinema filosofico:

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farcito di cinefilia e di omaggi alla nouvelle vague:

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Nello stesso periodo i Sonic Youth innescano quella che può essere considerata l’ultima rivoluzione del rock. L’ultima combattuta e vinta con le chitarre, come gli indiani a “Little bighorn” con arco e frecce hanno vinto la battaglia che ne ha segnato la fine.

ASCOLTA LA PLAYLIST DELL’ESTATE DI SENTIERI SELVAGGI:

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