#SentieriSelvaggi30 – Anniversari – Dalla fanzine ai libri (#4)

Il 1 aprile 2018 sono trascorsi 30 anni dalla nascita della rivista di cinema Sentieri selvaggi: la celebriamo, giornalmente, attraverso una serie di articoli, news, eventi, commenti e altre storie.

Il 1 aprile 2018 sono trascorsi 30 anni dalla nascita della rivista di cinema Sentieri selvaggi: la celebriamo, giornalmente, attraverso una serie di articoli, news, eventi, commenti e altre storie.

In questa nostra panoramica sulla storia di Sentieri selvaggi ci siamo soffermati molto sui numeri ‘Provaci ancora Sly’ e ‘Cyberpunk’. Lo abbiamo fatto non solo per le loro qualità letterarie, ma perché ci sembrano emblematici della graduale evoluzione critica e prospettica raggiunta dal gruppo di Sentieri nei pochi anni che separano il primo
numero sul demenziale dalla creazione della collana di libri.
L’approdo alla realizzazione pratica di un prodotto da sempre affascinante nella mitologia cinefila come il libro di cinema, è naturale e allo stesso tempo doveroso per una redazione dallo sguardo così nuovo e destabilizzante all’interno dell’accademismo critico italiano.
In pochi anni Sentieri selvaggi riesce a ritagliarsi un ruolo importante e innovativo
nel cuore di una rivista istituzionalizzata come Cineforum, facendosi notare (e probabilmente in larga parte odiare!) dalla categoria dei critici italiani di cinema,
ma allo stesso tempo ricevendo sempre più frequenti attestati di stima da molti lettori appassionati. Realizzare dei libri firmati Sentieri selvaggi diventa così non solo il compimento del sogno assoluto di ogni amante di cinema, ma anche l’atto imprescindibile con cui sancire una volta per tutte l’amore sconfinato per un modo di vedere (e fare) cinema unico e trasversale.
Nel periodo in cui viene deciso di inaugurare l’esperienza della collana di monografie per l’editore Stefano Sorbini, i primissimi Anni ’90, la situazione dell’editoria cinematografica in Italia è oltretutto piuttosto stagnante. La Nuova Italia, prestigiosa casa editrice che da
40 anni cura le monografie de “Il Castoro”, ha appena chiuso, lasciando scoperto sul mercato editoriale un intero settore librario dalle potenzialità ragguardevoli. Le monografie dedicate ai grandi registi non vengono ristampate, né se ne fanno delle nuove. I libri di Sentieri Selvaggi arrivano quindi a colmare questo vuoto, decidendo però di occuparsi di una serie di cineasti contemporanei in gran parte trascurati dagli intellettuali di cinema. L’idea è quella di produrre una collana di volumi “rigeneranti” all’interno di un panorama asfittico come quello italiano, una collana dedicata ai registi storicamente amati dalle penne di Sentieri e trascurati dagli addetti ai lavori, perchè o troppo commerciali o troppo estremi e sinceri.
Nasce così la serie di undici libri dedicati ai registi (e attori) che si interromperà nel 1998: da David Lynch a Massimo Troisi, da Abel Ferrara a Kathryn Bigelow, da David Cronenberg a James Cameron. E poi ancora: Spike Lee, Luc Besson, Kevin Costner, John Belushi. E sono tutti testi, quelli elencati, che in un modo o nell’altro ancora oggi
tradiscono l’ambizione e il coraggio di andare oltre il semplice libricino di cinema. L’intenzione di autori ed editore qui sembra essere quella di proporre al pubblico un prodotto valido non solo da un punto di vista letterario, ma anche e soprattutto fruitivo e concettuale.
La struttura innovativa del formato della rivista trova il suo corrispettivo visivo in una concezione dell’oggetto cartaceo sperimentale e inedita. Laddove la scelta di occuparsi di registi di “genere” quali Carpenter, Cronenberg o di attori-autori come Troisi, Costner e John Belushi pare stimolante e oculata da un punto di vista strategico, considerata anche la “politica degli autori” promossa da Federico Chiacchiari e Demetrio Salvi sin dal primo numero dell’aprile ‘88, e quindi perfettamente coerente con un certo antiaccademismo
storico tipico del marchio Sentieri selvaggi, ben più rischioso e sorprendente è il taglio visivo e grafico che questi libri decidono di adottare.
Il formato orizzontale delle pagine riprende l’estensione dello schermo cinematografico, le note biografiche sul regista e le sue dichiarazioni vengono poste a margine della pagina, affiancando i saggi scritti dai collaboratori. Il concetto stesso di autorialità viene messo in
discussione, non solo per quanto riguarda i parametri cinematografici, ma anche quelli prettamente critici. Tutti i libri della Stefano Sorbini, infatti, non sono mai opera esclusiva di un critico-saggista, ma frutto di un vero e proprio lavoro di equipe – anche qui in un curiosissimo rispecchiamento con la realizzazione “vera” di un film – in cui il curatore è più un coordinatore-regista che uno vero e proprio Autore assoluto.
C’è da riconoscere in questa fase della storia di Sentieri selvaggi l’importantissimo contributo dell’editore Stefano Sorbini, vera e propria mente dell’operazione e amico personale di Federico Chiacchiari con il quale condivide, nei primi anni del decennio precedente, le iniziali esperienze nell’organizzazione di manifestazioni e rassegne e, a inizio Anni ’90, la realizzazione del settimanale Città aperta, sorta di antesignano dell’attuale Roma c’è concepito proprio da Sorbini e Chiacchiari.
L’influenza di Stefano Sorbini sulla collana e sul suo look grafico è tutt’altro che secondaria.
L’impaginazione, la scelta delle copertine e la collocazione, per certi versi già interattiva, di più voci e sezioni nella stessa pagina, sono prevalentemente opera dell’editore e rivelano un’inventiva inconsueta per il livello medio dei libri di cinema di quel periodo. Le felici intuizioni figurative si sposano perfettamente con lo
spirito dei testi e con la passione cinematografica che gli stessi trasudano, e proseguono con coerenza l’impostazione non convenzionale che la struttura interna dei pezzi e il look colorato della fanzine già evidenziavano. Se c’è un limite da imputare, con lo sguardo di oggi, ai libri di Sentieri Selvaggi può esser solamente quello di un’eccessiva audacia per i primi Anni ‘90 e di sancire uno stacco forse troppo netto dalla linearità (piatta?) a cui i libri di cinema del periodo – e in larga parte anche quelli di oggi – abituano i lettori.
Il primo libro con cui si vorrebbe partire è la monografia dedicata a Massimo Troisi. Progettato da Federico Chiacchiari e Demetrio Salvi tra il ’90 e il ’91 prima ancora che venisse fondata la casa editrice Stefano Sorbini, il libro su Troisi ha già fatto il giro di
alcune case editrici senza grandi risultati. La Fanucci stessa, che inizialmente sembra interessata al progetto, in seconda battuta fa marcia indietro. Si chiama proprio Troisi quindi la molla concreta che fa scattare l’idea di realizzare prodotti editoriali con il marchio
Sentieri selvaggi. La collana di libri parte da qui. Se non fosse che nell’inverno del 1990 esordisce sui teleschermi italiani la serie televisiva Twin Peaks, ideata da David Lynch e Mark Frost. La prima puntata del serial fa registrare il record d’ascolti, e anche gli episodi
successivi mantengono dati Auditel molto alti. Twin Peaks diventa così molto presto un fenomeno mediatico sorprendente e il nome di David Lynch – che nel frattempo ha anche vinto una Palma d’Oro al Festival di Cannes con Cuore selvaggio – acquista una fama che lo sdogana dai circoli di culto a cui il suo cinema estremo lo aveva ingiustamente confinato.
Sentieri selvaggi ama Lynch alla follia. Lo ama per la sua originalità, per l’orrore inquietante dei suoi film e l’amore sensuale che gli stessi sprigionano. È un cineasta difficile e spiazzante, che molti addetti ai lavori ammettono di non capire né amare e che in questa fase storica sembra essere riabilitato più dal pubblico che dalla critica. Da un
punto di vista editoriale l’occasione è allora troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire: all’improvviso si decide di cambiare strategia e il primo volume a uscire nelle librerie diventa David Lynch: film, visioni e incubi da Six Figures a Twin Peaks.
Il libro viene finito di stampare nel giugno 1991 e oltre ai saggi scritti dai curatori Salvi e Chiacchiari, ci sono testi di Giuseppe Gariazzo, Luigi Boscaino, Daniela Catelli, Marco Martani, Fabrizio Liberti ed Emanuela Martini. È il primo lavoro completo pubblicato in Italia sul regista americano, ricco di informazioni e analisi critiche sulla sua filmografia, dai primi cortometraggi alle realizzazioni cinematografiche e televisive. L’esperienza editoriale finalmente inizia e sul retro-copertina vengono annunciate altre imminenti monografie su Cronenberg, Troisi, Belushi, ecc…

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Archivio #4 dal volume  UNA PASSIONE SELVAGGIA – 20 anni di storie (e vite) di Sentieri selvaggi, di Carlo Valeri e Sergio Sozzo 

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #7