Senza fine, di Elisa Fuksas

Fuksas rinuncia subito a tracciare un ritratto esaustivo di Ornella Vanoni, in quello che risulta un lungo backstage senza forma definitiva. In anteprime selezionate da oggi, e poi dal 24 in sala

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La prima impressione che si ha davanti all’ultimo documentario di Elisa Fuksas, è di un’opera volutamente destrutturata, che giocoforza fa della propria incompiutezza l’elemento attorno al quale (de)costruire il racconto. Già a partire dalla scelta del soggetto principale, Ornella Vanoni, di cui tutto è già stato detto e di cui resta ben poco da rivelare che ella stessa non voglia far sapere (le relazioni tormentate con Giorgio Strehler e Gino Paoli, il figlio, la depressione, la musica, a cui nel doc vengono riservati momenti sporadici tra note accennate a colazione e sparuti filmati d’archivio). Proprio per l’imprevedibilità della sua protagonista, Fuksas abbandona ben presto l’idea di delinearne un ritratto esaustivo. Ecco quindi che il documentario, iniziato come un dialogo tra “attrice” in campo e regista fuori campo, nel suo procedere sovrappone sempre più i ruoli, con Fuksas che entra in scena insieme a Ornella, per poi assumerne definitivamente il ruolo, sostituendosi per necessità alla sua umorale protagonista, troppo stanca per girare le scene conclusive.

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Rotto il meccanismo narrativo e nell’impossibilità di recuperare il discorso, non resta altro che svelarne i retroscena, in quello che risulta un lungo backstage, un vero e proprio making of senza fine, con tanto di take ripetuti, letture del copione, troupe in campo, cambi delle ottiche ad intervista in corso. E forse non è un caso che questa reiterata preparazione, diventi il fulcro centrale del non-racconto di Ornella Vanoni, a più riprese inquadrata nel dietro le quinte della sua stanza, mentre si trucca, mentre prova gli abiti, mentre prova le scene di un film che non arriva mai alla sua forma definitiva. Non c’è separazione tra dentro e fuori campo, così come non c’è separazione tra la Vanoni-icona e la persona, a conferma del fatto – o della volontà di far credere – che ciò che vediamo, sullo schermo, sui palchi, in TV, è esattamente ciò che c’è dietro la macchina da presa. Sempre nel personaggio, o forse mai davvero tale, recita la parte di autentica diva autoironica e decadente, sfrontata e volubile, in quello che pare quasi un interrotto fil rouge con il recente ruolo di Donna Rachele in 7 donne e un mistero. Unico centro catalizzatore, proprio perché così sfuggente e insondabile, Ornella è anche l’unica in grado di rimescolare le carte e ridestare l’attenzione, nel suo sottrarsi anzitempo al gioco del documentario. Com’è stato per l’occhio ferito di Nico Vascellari in IONOI, è nel suo rifiuto, nella sua genuina irritazione, nel suo non prestarsi mai completamente al racconto, che risiede l’unico elemento davvero interessante del lavoro di Fuksas.

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Regia: Elisa Fuksas
Interpreti: Ornella Vanoni, Samuele Bersani, Vinicio Capossela, Paolo Fresu
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 80′
Origine: Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2
Sending
Il voto dei lettori
2.7 (10 voti)
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