Separati ma non troppo, di Dominique Farrugia

Chissà se Dominique Farrugia ha visto Separati In Casa del nostro Riccardo Pazzaglia che già nel lontano 1986 prefigurava lo scenario di coppie costrette per motivi economici a rimanere nella stessa abitazione pur avendo ufficialmente divorziato?
Il suo film Separati Ma non Troppo (titolo originale: Sous le meme toit) prende spunto da un articolo di Liberation che riporta che in Francia quasi due terzi delle coppie che si separano non hanno la disponibilità economica per potere trasferirsi e devono convivere sotto lo stesso tetto.
Yvan (Gilles Lellouche) è un procuratore calcistico che segue una nascente stella del football transalpino ed è sposato con Delphine (Louise Bourgoin), un’ infermiera che si divide tra il duro lavoro in ospedale e la famiglia. Hanno due figli, Violette (Adele Castillon), adolescente appassionata di musica (ascolta The Less I Know The Better dei Tame Impala) e il più piccolo Lucas (Kolia Abiteboul), appassionato di orche ed altri delfinidi. Quando il loro rapporto entra in crisi, dopo un iniziale periodo in cui Yvan rischia di diventare un homeless, sono costretti dalle difficoltà finanziarie a stare nella stessa casa (il 20% appartiene a Yvan) con effetti tragicomici ed imbarazzi reciproci (il nastro adesivo per separare gli scomparti del frigo, il divano e il bagno a giorni alterni, le intimità violate).

Dominique Farrugia riprende la storia di Delphine 1 Yvan 0 di più di vent’anni prima (1996) e la riaggiorna alla luce della odierna crisi economica mondiale. Rispetto ad esempi di commedie francesi recenti come Un Marito a Metà di Alexandra Leclère, Dominique Farrugia preferisce rimanere molto in superficie imboccando i solidi binari del politicamente corretto. Nonostante nelle interviste il regista affermi di essersi ispirato a La Guerra dei Roses di Danny De Vito per la sua sceneggiatura, la mancanza di cattiveria e un certo tono sommesso dei dialoghi sembrano distanziare il film dal suo modello di riferimento. E’ un peccato perché la coppia dei protagonisti è ben assortita e rispetta i tempi comici, i due ragazzi sono diretti con grande mestiere e anche i ruoli di contorno non sono disegnati con approssimazione (su tutti spicca Manu Payet nel ruolo dell’amico di famiglia Nico). Manca quindi quello scarto, quel guizzo nello script che possa tenere desta l’attenzione dello spettatore e coinvolgerlo a un livello più profondo. Molte le scene notturne, fotografate in maniera esemplare (il modello dichiarato è addirittura Michael Mann!): tra queste ricordiamo il girovagare di Yvan nei giardini pubblici con il rischio di essere sodomizzato da un vagabondo.
Piccola citazione anche per il nostro Zucchero che interpreta You are so beautiful di Joe Cocker in una delle poche scene che trasformano il sorriso in risata. Altro momento da ricordare è quello dell’udienza con l’avvocato in cui i ragazzini si mostrano molto più maturi degli adulti.

Dominique Farrugia chiude il film con una risata avvolta dai fumi della marijuana che sembra seppellire tutti i buoni propositi: i palloncini bianchi volano in alto sulle note di Up and Up dei Coldplay con una leggerezza senza infamia e senza lode che fa stazionare l’opera a mezz’aria, tra le visioni insipide.

Titolo originale: Sous le même toit
Regia: Dominique Farrugia
Interpreti: Gilles Lellouche, Louise Bourgoin, Manu Payet, Marilou Berry, Julien Boisselier, Nicole Calfan, Marie-Anne Chazel
Distribuzione: Europictures
Durata: 97′
Origine: Francia, 2017