SERIE TV – 1992, Tangentopoli da dietro le quinte

1992 serie tv
Ritorna l'ebollizione di memoria popolare rimbalzata in un loop continuo tra immagine e slogan che e' la cifra della produzione seriale Sky. La via di 1992 e’ ancora una volta quella di ragionare per semplificazione pop e iconografizzazione dell’immaginario: una sorta di esondazione dei palinsesti tv del 1992 nella ricostruzione di Mani Pulite. Da stasera su Sky Cinema 1

Film stills

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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La nuova avventura produttiva di Sky, ancora una volta in mano a Wildside e al duo Gianani/Mieli, non nasconde la propria ambizione, e per questo si mostra sin dall’apertura esagitata e sopra le righe come si conviene ai prodotti seriali del network, intendiamo Romanzo Criminale e Gomorra, che hanno fatto di questa ebollizione di memoria popolare rimbalzata in un loop continuo tra immagine e slogan la cifra della loro escandescenza.
E’ la maniera giusta e benedetta in cui si puo’ iniziare a ragionare di prodotto industriale dalle nostre parti, lo si e’ ribadito ad oltranza, ma la sfida in questo caso e’ quella di trasformare anche il coro “Bettino vuoi pure queste” in immagine cult per gli spettatori istantanei dell’epoca digitale, com’e’ stato per Magliana e Scampia. La via di 1992 e’ ancora una volta quella di ragionare per semplificazione pop e iconografizzazione dell’immaginario e delle figure che vi si muovono dentro, ed e’ chiaro che e’ in quest’ottica che si costruisce il personaggio di questo Di Pietro cinico, sibilante ed incazzoso, uscito da un court drama USA di quelli tosti o da un poliziottesco di Lenzi o Damiani (e la recitazione messa in campo da Antonio Gerardi, che lo interpreta, dimostra di esserne lucidamente cosciente).

Gli autori (Ludovica Rampoldi, Alessandro Fabbri, Stefano Sardo, lo story editor è Nicola Lusuardi) fanno la mossa felice di appoggiarsi con ogni evidenza alle intuizioni geniali della struttura del James Ellroy della trilogia American Tabloid, racconto dei retroscena del periodo caldo del cospirazionismo americano, precisamente tra un omicidio e l’altro dei fratelli Kennedy, visto pero’ dal punto di vista di chi ha agito nell’ombra, pedine sconosciute e senza un posto nei libri ufficiali che Ellroy infiltra tra le maglie della Storia sino a renderle anonimi strumenti delle svolte epocali del passato USA.
Allo stesso modo, il pubblicitario Leonardo Notte (Stefano Accorsi, a cui spetta l’ideazione della serie, di grande efficacia in questo ruolo amiguo e tagliente), l’agente di polizia al primo incarico Luca Pastore (Domenico Diele), e il reduce manesco strumentalizzato dalla nascente Lega Nord sino a farlo eleggere alla Camera, Pietro Bosco (Guido Caprino, bravissimo), sono tre vicende che sfiorano e in qualche caso influenzano e manipolano, al confine tra legalita' e clandestinita', il corso degli eventi che ricordiamo con il nome di Tangentopoli.

E lo schema per le prime due ore, presentate ieri alla stampa romana e a febbraio nel corso della Berlinale, sembra funzionare, nella sua alternanza tra la messinscena di facce e cronologie di Mani Pulite e racconti privati spesso non meno sordidi e morbosi, in cui entrano in scena i personaggi femminili della serie, giornaliste inesperte, figlie eroinomani di primari di clinica corrotti, vallette con l’aspirazione di condurre Domenica In, che il d.o.p. Michele Paradisi bracca con primissimi piani stretti a spremere tutta la potenza dai volti della compagine d’attrici (Tea Falco, Miriam Leone, Elena Radonicich), che ben risponde e reagisce alla distanza minima e intrusiva dell’obiettivo.

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Ma soprattutto, il regista Giuseppe Gagliardi e i suoi due montatori Francesca Calvelli e Simone Manetti fanno un lavoro di grande efficacia sull’introduzione del repertorio e dei riferimenti d’epoca, una sorta di esondazione dei palinsesti tv del 1992 nella ricostruzione storica, in cui i frammenti di Non e’ la Rai, Casa Vianello, Non amarmi e televendite varie diventano il controcampo reale con cui interagiscono personaggi destinati a diventare altrettanto televisivi come Di Pietro, il Pool, la classe politica tirata in ballo, come se dell'intera vicenda non potessimo che avere al giorno d'oggi alcun altra memoria se non quella catodica.

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