SERIE TV – '"Boardwalk Empire", di Martin Scorsese

Ci sono epoche, pezzi di storia e racconti di uomini e donne che una volta incontrati lungo la strada non ci lasciano più. Animano i nostri sogni e provocano la nostra immaginazione. Anche se proviamo ad allontarli, ad occuparci di altro, a sfuggire, queste schegge di 'un tempo perduto' tornano a bussare alla nostra porta. A ricordarci che in fondo una piccola parte di noi gli appartiene. Per un regista e per il suo senso del cinema il compito è assai più complicato. Perchè le immagini, il linguaggio e le storie sono la sua vita. Ed il fotogramma trasparente e lucido è lo spazio dietro quella porta. Quando sulla scrivania di Martin Scorsese, 68 anni il prossimo 17 novembre, finisce la sceneggiatura di Terence Winter (I Soprano) per un pilot di una nuova serie tv, Boardwalk Empire: The Birth, High Times, and Corruption of Atlantic City tratto dal romanzo Nelson Johnson, il suo sguardo per un attimo deve aver vacillato. Ma non credo abbia avuto esistazione visto che ha deciso non solo di produrre i dodici episodi della serie, insieme tra gli altri a Mark Wahlberg, ma di dirigerne il primo: Boardwalk Empire. Andato in onda sulla rete americana HBO in 19 settembre scorso.
Siamo ad Atlantic City 1920 ventiquattro ore prima dell'inizio del 'The noble experiement' il diabolico proibizionismo. Il fondamentalismo anti-alcol che durerà negli Usa dal 1920 al 1933. Vietati dalla mezzanotte produzione, vendita, importazione, trasporto delle bevande alcoliche. E' in quelle ore che Enoch 'Nucky' Thompson (uno straordinanrio Steve Buscemi – Animal Factory, Interview) intuisce che forse la sua carriera da scaltro e furbo politico di Atlantic City potrà decollare grazie al business illegale del whisky. Il funerale del proibizionismo se ben organizzato potrebbe trasformarsi nel matrimonio redditizio tra il suo piccolo clan e i pezzi grossi di Chicago.  Gente come Lucky Luciano (Vincent Piazza- I sopranos), Arnold Rothstein (Michael Stuhlbarg – A serious man), Johnny Torrio (Greg Antonacci – I Sopranos), Big Jim Colosimo (Frank Crudele), boss dallo stentato accento inglese, avidi e senza legge, pronti a dissetare milioni di americani appena usciti dalla prima guerra americana e lanciati come una locomativa nei ruggenti twentys. I favolosi anni venti del 'The Great Gatsby', il jazz del Cotton club, il piombo dei thompson automatici, l'allegria sfrenata dei nuovi costumi sociali. Le cronache erano riempite dalle rapine e fughe del Nemico pubblico. Al cinema il silenzio del muto riempiva d'invidia lo spettatore. Scorsese non si lascia intimorire, non si distrae e si  immerge nei suoi sogni di gioventù, nelle atmosfere che più ama, lì dove la storia della malavita si è fusa con le vicende di una paese giovane e ingenuo. Enoch Thompson è l'incarnazione di questo New Deal. Ruffiano al punto giusto da poter, con grande mestiere, sedurre un gruppo di suffraggette e pianificare nella stessa sera i trafficci illegali del mercato nero di rum. Al suo fianco compare un ex reduce dell'esercito James 'Jimmy' Darmody (Michael Pitt – The dreamers, Funny games U.S.) con ancora negli occhi le violenze del fronte europeo e la voglia di faris valere nello scacchiere costruito dal Nucky. I due girano la città in quelle ore che taglieranno in due la storia del paese. Scorsese abilmente distende la trama del pilot pian pian scoprendo le carte e i personaggi. La violenza è per ora sopita, ai margini. Atlantic City si sta preparando. O almento chi vuole fare 'la grana'. Nell'ombra lavorano anche i nuovi agenti preparati a combattere il criminali del proibizionismo come l'agente dell'Fbi Nelson Van Alden (Micheal Shannon – Onora il padre e la madre, My Son, My Son, What Have Ye Done), cane da guardia dei rampanti ganster in blazer e cappotto. A incendiare l'aria della placida Atlantic city è il fallimento di un primo carico diretto ai compratori della east-cost e già piazzato da 'Nucky'. Un colpo basso ai suoi traffici appena oliati. I federali irrompono nella distelleria abusiva. Qualcuno ha tradito la sua fiducia. Peggio, il suo fidato Jimmy si dimostra ben più ambizioso di quello che il suo capo pensava. Gli ha soffiato migliaia di bottiglie e le ha spedite a Chicago. Mettendosi in questa avventura con un piccoletto spigoloso e violento, l'autista di Lucky Luciano, Al Capone.  Scorsese si muove da gran tessitore nel suo regno preferito. I suoi protagonisti sono figure di un teatro tragico e realistico, sono maschere popolari e allo stesso tempo ricche di un'umanità e di un intimismo che in molte scene rasenta la malinconica consapevolezza di un sogno spezzato. Arbitri di un destino rapace e violento, pronto a scardinare ogni ancestarle sicuerezza.  Lo stesso Buscemi/'Nucky' Thompson è l'anti-eroe di questa epopea di balordi e gangster  in coppia con Jimmi Darmody, ragazzo dalla gioventù violentata dalla prima guerra mondiale. Un episodio pilota deve far suonare i singoli elementi dell'orchestra senza far capire qual'è la partitura della serie. In questi personaggi c'è solo il presente perchè il loro passato, come e perchè si trovano in quel preciso istante a mettere su un'organizzazione criminale sarà il nostro pane quotidiano per le dodici puntate. Il maestro di NY lo sa bene e si lascia andare ai suoi sogni di ragazzo di Queens. Gente come Nucky e Jimmy lui l'ha conosciuta, magari solo chi è sopravvisuto ai colpi bassi delal vita e alle pallottole degli avversari e dava consigli ai Quei bravi ragazzi o bazzicava le slot di Casino. Una seconda generazione che ancora viveva nel mito della Chicago anni '20. Sangue, potere, soldi e belle donne. Alla fine della giostra è il cerchio di quella vita immaginata dal giovane Scorsese del Queens nei primi anni '50 gurdando dal basso i piccoli malavitosi di quartiere. Il sogno del Boardwalk Empire di Scorsese si muove nell'infinita macchina dell'immaginazione che è il cinema. Personale e universale come spesso capita solo ai grandi. 

 

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