SERIE TV – Les revenants, di Fabrice Gobert

Ispirata al film omonimo di Robin Campillo del 2004, un'incrocio tra fantasy e horror che in Francia ha avuto un grandissimo successo con una media di un milione e mezzo di spettatori su Canal+. Dopo una partenza fulminante, la serie ha alternato momenti bellissimi ad altri devisamente più ripetitivi. E non appare risolto il rapporto tra la storia e il paesaggio. Rivelazione o delusione?

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Può essere una serie tv una rivelazione e una delusione allo stesso tempo? Forse i termini sono anche un po' drastici ma ci si trova in mezzo a una serie di sensazioni contrastanti riguardo a Les revenants, dove l'ottavo e ultimo episodio è andato in onda su Sky Atlantic mercoledì scorso.

Alla base di questa serie tv creata da Fabrice Gobert c'è un film francese del 2004, Les revenants appunto, di Robin Campillo. Ambientata in un  paesino di montagna, vede un gruppo di persone già morte che all'improvviso ritornano dall'aldilà. Come se nulla fosse successo. Ma per le famiglie, per chi le amava, la loro apparizione è uno choc.

Camille, deceduta in un'incidente d'autobus nel 2008, ritorna dalla sua famiglia creando scompiglio soprattutto in quella che era sua sorelle gemella. Simon, un ragazzo che si è suicidato il giorno del suo matrimonio nel 2002, cerca invece di rimettersi in contatto con Adèle, la donna che stava per sposare. Ci sono anche Victor, un ragazzino che venne ucciso insieme alla sua famiglia da dei ladri nel 1977, Serge, un serial killer assassinato da suo fratello nel 2005 e Viviane Costa, una donna morta 34 anni prima.

les revenantsSi intrecciano così le due dimensioni, la vita terrena e ultraterrena. E intanto nel luogo si stanno verificando strani fenomeni: interruzioni di corrente elettrica, abbassamento del livello dell'acqua della diga, cicatrici sui corpi dei morti e dei vivi. E' una fantascienza che potrebbe combaciare quasi con l'horror quella di Les revenants. Dove anche l'azione più efferata (le aggressioni ripetute sotto il tunnel) viene mostrata come se si fosse spesso in uno stato di sospensione temporale, dove l'inquetudine di uno sguardo o un gesto improvviso potrebbe far crollare completamente quell'equilibrio sempre precario della comunità. Il luogo è quasi una specie di villaggio dei dannati. I morti viventi potrebbero portare i vivi nelle zone di un'imminente apocalisse. La macchina della poliziotta, la sua amante e Victor che si blocca all'improvviso sulla strada alla fine del settimo episodio, poteva essere un segnale che poteva orientare la serie in questa direzione.

les revenantsIn Francia è andato benissimo. Trasmessa dal 26 novembre al 17 dicembre del 2012, gli 8 episodi sono stati seguiti da una media di un milione e mezzo di spettatori con uno share del 23,3% degli abbonati a Canal +. E a ottobre 2014 è iniziata la lavorazione della 2° stagione. Tra i protagonisti ci sono i due attori del cinema di Alix Delaport, Clotilde Hesme e Grégory Gadebois, rispettivamente nei panni di Adèle e di Toni, fratello di Serge e gestore del pub. Oppure anche Anne Consigny (Racconto di Natale di Desplechin, Gli amori folli di Resnais) e Frédéric Pierrot (attore per Tavernier, di La guerra è dichiarata della Donzelli e di Polisse di Maiwenn), nel ruolo dei genitori di Camille.

E' chiaro che Les revenants punta altissimo. Forse anche oltre la forma della serie tv. Quasi un kolossal cinematografico con una prima puntata di altissimo livello che ha portato a continuare a vedere la serie fino alla fine (e, in questo senso, lo scopo è pienamente raggiunto), dei titoli di testa fortemente caratterizzanti e le musiche di Mogwai che portano in questo stato di persistente galleggiamento tra la vita e la morte. Ma poi, anche all'interno del singolo episodio, ci sono bellissimi momenti ad altri dove invece i personaggi sembrano ripetersi come robot automatizzati, dove ad ogni volto poi è spesso abbinata un'espressione. In più si avverte uno scarto tra la storia e il paesaggio, dichiaratamente elemento fondamentale. Dove la presenza dell'acqua (come segno della ri/nascita?) e le montagne che chiudono e isolano il luogo diventano tracce ricorrenti ma con cui poi i personaggi non sembrano interagire tranne nel caso della presenza della diga. Ci sono continui abissi, luoghi dove sparire nel vuoto. Ma la vertigine va  intermittenza. Proprio come la corrente che va e viene.

Infine, l'inquadratura finale. Che si, apre alla seconda stagione. Ma che da l'idea che, da un punto di vista di creatività e originalità, la serie abbia già sparato gran parte delle sue cartucce. Rivelazione o delusione?

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