Servitore del popolo

Anticipa la Storia ma non fa quella della tv: la serie creata dal comico prima, presidente dopo Volodymyr Zelensky comincia in maniera scoppiettante ma s’acquieta presto nell’arco di appena 3 stagioni

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Due parole soltanto su questa sorta di perverso effetto Uncanny Valley della Storia che attraversa tutto l’arco della visione delle tre stagioni di Servitore del popolo, creata e prodotta da Volodymyr Zelen’sky con la sua Kvartal 95 e da oggi disponibile interamente anche su Netflix Italia dopo che le prime 21 puntate sono state trasmesse con poco successo da La7.

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La guerra d’aggressione della Russia contro l’Ucraina non solo non ne permette oggi una visione vergine – qualunque cosa voglia dire – ma non l’ha fatto nemmeno al tempo della messa in onda originale se è vero che, come scrive Ashley Fetters Maloy sul “Washington Post”, lo stesso Zelensky già nel 2019, poco prima di essere eletto al secondo turno con il 73 % dei voti, “non si è impegnato in quasi nessuna campagna di persona o in interviste approfondite, non ha dibattuto fino all’ultimo giorno della campagna e ha mantenuto il suo programma politico vago, permettendo al suo noto personaggio televisivo di parlare per lui”.

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Ma cosa racconta la serie? In Servitore del popolo Zelensky è Vasily Petrovych Goloborodko, un anodino insegnante di storia di un liceo di Kiev che all’improvviso diventa famoso grazie ad un video virale girato da uno dei suoi studenti che lo riprende di nascosto mentre parla populisticamente ad un suo collega sulla corruzione politica nel suo paese. Gli alunni del professore lanciano una campagna di crowdfunding per registrare la sua candidatura alla corsa presidenziale ucraina a sua insaputa, riuscendo in maniera sorprendente a farlo eleggere alla guida della nazione. Da questo momento la serie, tre stagioni di 51 puntate da 40 minuti circa ciascuna, diventa una specie di versione ucraina dell’immortale Mr. Smith va a Washington di Frank Capra, divertendosi ad immaginare le conseguenze di un fin troppo “uomo onesto, un uomo probo” chiamato ad operare una sorta di palingenesi morale dello stato nonostante l’appoggio prima e l’aperta opposizione dopo di misteriosi oligarchi che, nella trovata migliore di regia, non vengono mai ripresi frontalmente.

Dal punto di vista satirico Servitore del popolo pencola in un cerchiobottismo fatto di mordaci trovate comiche ed azzeccate battute politiche – il ricorrente spauracchio Putin, il clientelismo di una classe dirigente senza scrupoli, l’oneroso prestito richiesto, come è successo nella realtà qualche anno prima, al Fondo Monetario Internazionale nella seconda stagione – e sciapa comicità ambientale che fa sì che alcuni personaggi minori vengano trascinati forzatamente in una superficiale commistione di generi (il farsesco road-movie tra il Presidente Vasily e il suo ambiguo Primo Ministro Yuri Ivanovich alla scoperta delle idiosincrasie dell’Ucraina). Dopo i fuochi d’artificio della prima stagione che, sebbene vellicasse consapevolmente gli istinti più bassi della popolazione riusciva spesso a far ridere di gusto sui privilegi della casta, la seconda e la terza scivolano via invece con meno inventiva e più compiacenza, perdendo presto la spinta propulsiva dell’inizio e diventando una specie di veicolo transmediale per la costituzione dell’omonimo partito. Come ha scritto il solito geniale anonimo su IMDB, d’altronde “questo è il solo show di finzione che finisce perché è diventato reale”.

 

Titolo originale: Sluha Narodu/Servant of the People
Creata da: Volodymyr Zelen’sky
Regia: Volodymyr Zelen’sky, Andriy Yakovlev, Olexiy Kiryushenko
Interpreti: Volodymyr Zelen’sky, Stanislav Bolkan, Yury Krapov, Olena Kravets, Dmitry Surzhikov
Distribuzione: Netflix
Durata: 3 stagioni con 51 episodi da 40′-90′ circa a episodio
Origine: Ucraina, 2015-2019

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.7
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Il voto dei lettori
3.75 (8 voti)
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