Sevdaliza, da Shabrang a Videocittà

Venerdì 2 ottobre al Giardino delle cascate l’artista iraniana Sevdaliza (al secolo Sevda Alizadeh) in una fugace mezz’ora di show dalle ore 20.00 alle 20.30 aprirà il format della manifestazione romana Videocittà, denominato BEAUTY, volto a dar spazio alla contaminazione fra arti performative, architettura e show audio-visivi. La performance della cantante trentatreenne incontrerà infatti l’installazione site-specific dei Quiet Ensemble, duo di artisti noti per la continua ricerca di fusione fra tecnologia e natura.

Nata a Teheran, ma olandese di adozione, citata da Billie Eilish fra le sue ispirazioni, Sevdaliza ha appena rilasciato il suo nuovo album, Shabrang che segue il suo primo e acclamato progetto ISON (2017) e due EP, The Suspended Kid (2015) e The Calling (2018). Shabrang ha già un titolo ed una copertina che parlano. Nella mitologia persiana infatti Shabrang Behzād è un cavallo “colore della notte” appartenente al solitario eroe Siyâvash. E “colorati come la notte” sono anche i segni scuri sull’occhio e sul collo che fanno da copertina all’album. Un richiamo al dolore e alla violenza, un primo impatto potente quello che vuole l’artista iraniana. Dalle tracce emerge un cocktail di sensazioni e vicende umane che possono essere davvero “tinte notturne”: abuso, morte, abbandono, disperazione, salute mentale, amori tormentati.

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L’album, prodotto interamente da lei e dal produttore olandese Mucky, è stato definito da Sevdaliza come una “profonda lettera d’amore a se stessa”, dichiarando inoltre che: “È come se guardassi la vita che si dipana davanti a me, e non per me. Tentando sempre di muovermi verso la luce, alterno speranza, fede, paura e distopie. Mi sento privilegiata eppure incompresa. Una concorrente sfavorita.”

Infatti, se ISON era incentrato sulle tematiche della maternità, della femminilità e del rapporto madre-figlia, Shabrang è un intimo viaggio dentro i sentimenti di Sevdaliza stessa, la quale ha dichiarato a più riprese di aver sofferto di ansia e depressione negli ultimi anni. Emblematico in questa catarsi musicale è il primo brano dell’album, Joanna, rilasciato in anteprima a fine maggio, ma soprattutto il video che lo accompagnadove la cantante, che ricorda il cigno nero aronofskiano afferma “I am too sensitive” e il bellissimo “I dream in broken images”.

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A differenza di ISON, Shabrang contiene un omaggio alle origini di Sevdaliza, nonostante la stessa abbia dichiarato di non essere particolarmente ispirata dalla musica tradizionale iraniana, dal momento che non ha potuto vivere nel suo paese di origine abbastanza da poterla fare totalmente sua (Sevdaliza si è trasferita a Rotterdam all’età di 5 anni). Il brano è Gole Bi Gooldon della cantante iraniana Googosh. Da canzone pop a ballata lenta in cui la voce di Sevdaliza emerge spogliata dalle sperimentazioni vocali che invece pervadono le altre tracce. Quasi cinque minuti di malinconica, delicata ed introspettiva bellezza.

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L’appuntamento italiano a Roma con Sevdaliza segna il ritorno nel nostro paese dopo la sua tappa a Milano nel 2017. Un incontro per una fanbase sempre più crescente e una nuova modalità di fruizione per gli originalissimi sound di questa ormai sempre più promettente artista.

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