Shazam!, di David F. Sandberg

L’ultima fatica proveniente dall’universo della DC è un coming of age ispirato al personaggio creato nel 1939 che ha per protagonista un bambino nei panni di un supereroe adulto.

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Dimentichiamo i conflitti shakespeariani di Batman e Superman, i loro traumi psicologici e le incertezze identitarie. Mettiamo da parte anche la dimensione proto-femminista di Wonder Woman o l’esasperazione cromatica di Aquaman. Shazam!, ultima fatica cinematografica proveniente dall’universo DC, parte da una base apparentemente più semplice e low budget, si fa per dire.

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Ogni bambino sogna di essere un supereroe” dice il regista David F. Sandberg, scuola horror e, quindi, anche comica (e l’ironia è un elemento decisivo nel settaggio del target e della fruizione di tutta l’operazione). Ed è a tutti gli effetti un supereroe bambino questo Billy Batson/Shazam, quattordicenne senza genitori che fugge da un affidamento all’altro fino a quando non entra in casa Vasquez e lì trova finalmente una famiglia composta da ragazzi come lui, impostata non su legami biologici ma multiculturale, obamiana insomma. Qui si genera il principale conflitto con l’antagonista Thaddeus Sivana che non è solo semplicemente morale, ma più profondamente sociale e “politico”.

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Sivana sfrutta la magia oscura per distruggere, dominare e annientare la sua famiglia. Sivana è un individualista che non crede nel patto sociale e rinnega il legame di sangue. Anche Billy Batson insegue per tutto il film o quasi la vera madre, per poi decidere alla fine per una famiglia estesa e “diversa”. Sembrano due differenti visioni sull’agire contemporaneo. Il singolo (Sivana) e il gruppo (Shazam). Dietro questo scontro si cela un vero e proprio coming of age ispirato al personaggio creato nel 1939 da C.C. Beck e Bill Parker, che inizialmente si chiamava Captain Marvel per poi rinominarsi Shazam! nel 1972.

Quando non ci sono gli effetti speciali il film di Sandberg sembra davvero l’estratto di una storia da cinema indipendente americano tra gli anni ’90 e i primi 2000. Effettivamente è questa la parte più riuscita, capace di dare cuore e intensità adolescenziale a un personaggio che si trova a dover gestire il super-potere tra piacere ludico – le numerose e un po’ troppo ripetitive gag del bambino in un corpo da adulto che scopre le facoltà magiche – e una coscienza in via di formazione – affrontare il nemico e salvare la città.

Da questo punto di vista Shazam è personaggio complesso e persino antitetico: tormentato quando è bambino, ironico e naif quando è un supereroe. Per questo sembra spesso di trovarsi davanti due film in uno, quello realistico di Billy Batson (il giovane Asher Angel) con atmosfere alla Penny Marshal, e non a caso Big è forse il riferimento più limpido e ricorrente, e quello fantastico hollywoodiano di Shazam (voce e corpo di Zachary Levi), realizzato in puro stile DC e segnato da traiettorie aeree alla Superman.

 

Titolo originale: id.
Regia: David F. Sandberg
Interpreti: Zachary Levi, Asher Angel, Mark Strong, Djimon Hounsou
Origine: USA, 2018
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 130′

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