Sheffield Doc/Fest 2020 – Vulnerabile bellezza, di Manuele Mandolesi

Il documentario racconta le vicissitudini vissute da una famiglia di allevatori dei Monti Sibillini per il terremoto marchigiano del 2016. Dalla selezione virtuale dello Sheffield Doc/Fest 2020

Resilienza è una delle parole chiave del discorso pubblico degli ultimi anni. E anche se ormai viene spesso depotenziata dall’uso improprio di narrazioni alla moda il termine continua a mantenere una pregnante carica di significato. Di fronte al documentario Vulnerabile bellezza di Manuele Mandolesi è comunque impossibile non ricorrervi per descrivere ammirati la tenacia marchigiana della famiglia protagonista nel fronteggiare le conseguenze del terremoto che ha sconvolto la regione nel 2016. Vincitore all’edizione 2019 del premio di Distribuzione CG Entertainment al Festival dei Popoli come Miglior Film Italiano, il doc è adesso nella selezione virtuale dello Sheffield Doc/Fest, disponibile in streaming sulla piattaforma CG Entertainment ed in Dvd e Digital Download nella collana “Popoli Doc – La collana del Festival dei popoli”.
Mandolesi scrive, dirige e co-produce con la sua Respiro Produzioni un progetto nato dalla voglia di raccontare un territorio a lui molto caro per ragioni biografiche, funestato dallo sciame tellurico che interessò buona parte dell’Appennino centrale. Per farlo punta la macchina da presa su un unico nucleo familiare che sembra quasi scelto sociologicamente per tipizzazione: i giovani genitori Michela e Stefano e i due bambini, un maschio e una femmina rispettivamente di 5 e 4 anni, Diego ed Emma. Vulnerabile bellezza comincia con un oramai classico schermo nero in cui lo spazio diegetico è occupato solo dal sonoro delle reali chiamate compiute da alcune persone per sollecitare drammaticamente l’intervento del 112. Il documentario abbandona però subito il tono da reportage facendo sì che esso sia solo la cornice entro cui inquadrare le successive riprese.
La famiglia Riccioni è in attesa di un ulteriore trasloco, il sesto in un anno come apprenderemo più tardi: da un camper troppo piccolo per le esigenze di quattro persone ad un maneggio molto più spazioso ma comunque senza acqua ed elettricità. Le poche note informative della loro vicenda sono frammenti desumibili dai dialoghi quotidiani perché l’interesse principale di Mandolesi non è la denuncia di questa situazione d’abbandono. È come se l’assenza istituzionale per questa famiglia che ha una fattoria all’interno del Parco dei Monti Sibillini fosse un dato acquisito e di fronte all’emergenza non restasse che far leva sull’arcaica e quieta operosità locale.

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La regia si perde consciamente con tocco lieve nei frequenti scorci naturalistici di (in)vulnerabile bellezza, assecondando con la sua stessa struttura quadripartitica – le quattro stagioni in cui è stato girato – i ritmi lenti della montagna. Il ritardo nell’ottenere la nuova casa in legno che possa finalmente porre termine alle loro peregrinazioni per i coniugi non diventa mai assillo invalidante al lavoro. Certo, il terremoto ha lasciato tracce fisiche (le pietre grosse come “crateri”) perfino sui sentieri impervi percorsi dalle loro pecore, e psicologiche (le velate ansie di una coriacea Michela) ma portare avanti la piccola realtà agroalimentare di cui sono proprietari non permette pause. Anzi, come testimoniato dal breve spezzone della premiazione comunale i due protagonisti hanno addirittura ampliato la loro attività passando da 25 capi di bestiame a 300.
Forse l’unica debolezza di Vulnerabile bellezza è lasciare fin troppo sullo sfondo la cronaca del reale a favore di suggestioni contadine che tentano a più riprese di flirtare con la fiaba, come evidenziato dalla presenza della storia raccontata in voice-off da Michela del soldatino di piombo le cui varie prove e vicissitudini fanno il paio in maniera un po’ didascalica con quelle da loro affrontate. D’altronde è davvero impossibile che anche uno sguardo poco sensibile non si spaurisca di fronte alle vette maestose della catena appenninica o non empatizzi con la tranquilla vita dei componenti della famiglia Riccioni, così reattiva e pronta alla ripartenza di fronte ad un evento catastrofico che avrebbe lasciato pesanti strascichi sul resto di noi animali metropolitani. Anche se probabilmente non conoscono bene tutte le sfumature cognitive della parola sono loro a possedere l’essenza segreta della resilienza dentro di sé.

 

Regia: Manuele Mandolesi
Durata: 75′
origine: Italia, 2019

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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