Shelby Oaks – Il covo del male, di Chris Stuckmann
Il film trasforma l’ossessione per il male reale in un horror che vive di assenza, vuoti e silenzi. Il regista riparte dal podcast, dal documentarismo e dal true crime.
Il true crime è il nuovo cinema horror? Può sembrare una provocazione, eppure non è così. A porsi l’interrogativo non è soltanto la critica cinematografica odierna, ma anche un ristretto gruppo di nuovi autori, cui appartiene il celebre youtuber — e ormai cineasta esordiente — Chris Stuckmann con Shelby Oaks – Il covo del male. Infatti, sempre più spesso, sia che si tratti di serie e miniserie, sia di podcast e documentari, si osserva un racconto della paura — con conseguente messa in scena — assolutamente inedito, filtrato e indissolubilmente legato a una moltitudine di linguaggi (oltreché strumenti mediali) assai differenti tra loro, quasi mai in contatto con le convenzionali forme cinematografiche dell’horror, del thriller psicologico o, più in generale, del macabro e della paura.
L’evidenza è quella di un’indagine morbosa e terrificante sulle origini e le derive di un male che non ha nulla a che vedere con l’efficacia (o meno) del jump scare, né tantomeno con gli eccessi di scrittura o con l’esibizione incontrollata della paura di hollywoodiana memoria. Bensì con un realismo crudo, che sempre più ferocemente studia, analizza, rivisita e inchioda la violenza degli accadimenti, riflettendo sulla forza assoluta dell’immagine, dell’immediatezza o, ancor meglio, dell’eterno presente dell’immaginario cui appartiene. Un immaginario che, pur facendo riferimento al passato, torna a dialogare sagacemente con l’oggi, con un nuovo pubblico parimenti affamato — e al tempo stesso insaziabile — di dettagli, notizie, nuove tracce o, al contrario, punti ciechi e ombre.
Dunque, cos’è che sfugge al cinema horror e che il true crime intercetta fin da subito? Probabilmente nientemeno che il dialogo a tu per tu con quello spettatore che, essendosi stancato da tempo di un’osservazione esclusivamente passiva, permette a questo nuovo cinema tanto di interrogarlo quanto di esortarlo ad agire: indagando instancabilmente, ripercorrendo le tracce di coloro che sono svaniti — o peggio, morti — facendosi altro, in compagnia degli interpreti, delle voci e dei testimoni protagonisti delle immagini. Ecco che lo sguardo non è più passivo, seppur celato dall’oscurità della sala, ma corpo attivo, in dialogo con l’immagine. Dunque, con ciò che è visibile, ma soprattutto invisibile e off screen.
Chris Stuckmann lo sa bene. Per questo, affidandosi al suo pubblico di fedelissimi (e al sostegno produttivo di Mike Flanagan), realizza miracolosamente con Shelby Oaks – Il covo del male il progetto horror più finanziato nella storia di Kickstarter (1,4 milioni di dollari), appropriandosi con forza di ciascuno di questi linguaggi. Nella sua primissima esperienza d’autore inoltre, rivolge lo sguardo tanto a chi lo ha preceduto (The Blair Witch Project e Lake Mungo), quanto ai nuovi linguaggi sospesi tra documentarismo e podcast (Bear Brook, Morbid e Crime Junkie). Cos’è che differenzia Shelby Oaks da qualsiasi altro titolo horror del momento? In primo luogo, ciò che spaventa — sì, è il caso di dirlo, almeno finché il film funziona a dovere — è proprio il vuoto, l’invisibile, la suggestione e l’idea che qualcosa di maligno possa presto accadere, pur non avendone mai effettiva certezza. Nessuna dichiarazione, né tantomeno prepotenza. Ci ricorda qualcosa?
Torniamo con la memoria alla forza evocativa dell’immagine sgranata, data dal logorio della pellicola di The Blair Witch Project, e dunque a quella boscaglia perlopiù notturna che era semplice natura e, al tempo stesso, covo del male. Lo abbiamo temuto, questo è certo. Eppure, siamo riusciti a vederlo? Shelby Oaks – Il covo del male si pone il medesimo interrogativo, ragionando ancora sulle conseguenze spaventose e inavvertite di una tragica sparizione: quella di Riley Brennan (Sarah Durne), elemento imprescindibile di un celebre canale YouTube (Paranormal Paranoids) centrato sui luoghi fantasmatici, maligni e, più in generale, sullo studio del paranormale.
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Ciò che resta, questa volta, è una sorella — Mia (Camille Sullivan) — convinta in tutto e per tutto che quella sparizione nasconda qualcosa di più. Così come i luoghi dell’ultima indagine di Riley, legati forse a una tradizione familiare e a un doloroso passato mai dimenticato. Nel mezzo: sinistre città abbandonate della provincia americana più grigia e rurale, traumi d’infanzia, ossessioni e brutali verità. Shelby Oaks – Il covo del male (che ricorda ESP² – Fenomeni paranormali, e non è affatto un male) ha un “prima” e un “dopo”: solidissimo finché cela, preannuncia e affida la paura all’istinto dello spettatore — via via più terrorizzato dalla forza ansiogena e oscura dell’immagine, che tutto racconta ma nulla mostra — fiacco e dolorosamente vulnerabile nella sua deriva più esibizionista e conclusiva. Quella dello svelamento e dell’improvvisa, oltreché autodistruttiva fame d’altri generi e linguaggi, qui fuori luogo.
Si tratta di autosabotaggio o di un’incontenibile esplorazione della paura? La verità sta nel mezzo. Eppure, al netto della sua parziale riuscita, Shelby Oaks – Il covo del male ha almeno un terzetto di momenti che con passo lento, o addirittura compassato, si fanno grande, grande cinema. Uno tra tutti vede protagoniste due donne all’interno di uno scantinato: lì tornano ferocemente Zodiac, il true crime, Josef Fritzl e il male che gli uomini fanno. Di fronte al quale perfino i mostri svaniscono, e la brutalità — quella vera — si offre nuovamente a noi, sprofondandoci nel buio, nel dolore e nel silenzio.
Titolo originale: Shelby Oaks
Regia: Chris Stuckmann
Interpreti: Camille Sullivan, Brenna Sherman, Sarah Durn, Sloane Burkett, Brendan Sexton III, Robin Bartlett, Michael Beach, Keith David, Eric Francis Melaragni, Anthony Baldasare, Caisey Cole, Charlie Talbert, Derek Mears, David Greathouse, Jon Michael Simpson, Emily Bennett, Lauren Ashley Berry, Rob Grant
Distribuzione: Midnight Factory
Durata: 91′
Origine: USA, 2025



























