Sherlock. L’abominevole sposa, di Douglas Mackinnon

L’ennesimo colpo di scena per Sherlock. I creatori della serie, nonché principali sceneggiatori Steven Moffat e Mark Gatiss, si sono sbizzarriti in questi cinque anni per offrire al pubblico un prodotto accattivante che proponesse una rilettura moderna ma fedele del quasi infallibile detective di Baker Street: a fronte di uno scenario contemporaneo che immerge i personaggi nell’era del digitale (blog, sms, sistemi GPS), gli elementi iconici restano immutati, spesso ironizzati, a cominciare dal protagonista, un “sociopatico ad alta funzionalità” con manie da prima donna, e dal suo migliore amico, a volte scambiato per compagno, John Watson. Cosa avrebbero potuto inventare allora? Nulla di (apparentemente) nuovo sotto il sole.

L’abominevole sposa, episodio speciale sospeso tra la terza e la quarta stagione, riporta l’universo plasmato da Conan Doysherlock2le al suo tempo reale (o immaginato), l’epoca vittoriana, giocando con lo spettatore e annullando i suoi confini mentali. Se i due autori inglesi ci avevano abituato a casi intricati e avvincenti, qui il mistero da risolvere è del tutto secondario. Esso infatti non aggiunge informazioni utili allo sviluppo della storyline ma resta avvolto su sé stesso perdendo progressivamente di interesse. Viene ad esempio chiamata in causa la questione dell’emancipazione femminile sullo sfondo dei movimenti per i dritti alle donne come le suffragette. A quale scopo? Solo per giustificare il movente dei delitti che, tra le altre cose, non viene esplicitato? Non convince abbastanza. Bisogna comunque sottolineare la riuscita di alcune sequenze, complici le atmosfere gotiche e l’inquietante figura della sposa cadavere.

Tuttavia, non sarebbe Sherlock senza un po’ di melodramma. Ed ecco che scoperte le carte e rivelato il gioco (e chi segue la serie, forse, l’aveva già intuito dai numerosi déjà-vu), si sovverte completamente la prospettiva. In realtà l’episodio è fin dall’iniziosherlock3 un’occasione per comprendere meglio il protagonista, per entrare nella sua fabbrica del pensiero – il palazzo mentale – e osservare da vicino il suo funzionamento. L’intera vicenda è architettata come un viaggio attraverso delle stanze blindate che nascondono ombre del passato in attesa di una loro ultima – e si spera fatale – caduta. Ciò significa anche penetrare nel caveau, nel cuore di Sherlock, perché come suggerisce Watson: “Sei fatto di carne e ossa, hai dei sentimenti, devi avere anche degli impulsi”. Sono momenti come questo che fanno apprezzare davvero la serie; quando cioè viene scandagliata la solitudine del protagonista, lo scarto esistenziale tra la deriva umana e l’approdo scientifico-razionale. E Benedict Cumberbatch si conferma un attore all’altezza del ruolo, in grado di rappresentare con intima onestà le contraddizioni del suo personaggio. Da parte nostra attendiamo il 2017 per rivederlo in azione. The game is (just) on!

 

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Titolo originale: Sherlock: The Abominable Bride

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Regia: Douglas Mackinnon
Interpreti: Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Amanda Abbington, Una Stubbs, Rupert Graves, Louise Brealey, Andrew Scott, Mark Gatiss
Distribuzione: Nexo Digital
Durata: 90’
Origine: Gran Bretagna 2015