Sicilia Queer Filmfest VII – Little Men, l’apertura

Il film di apertura dell’edizione 2017 del festival nasconde al suo interno una lucida critica alla inadeguatezza degli adulti ad accogliere i disagi degli adolescenti. Diretto da ira Sachs

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Parte bene il VII Queer Film Fest a Palermo. Il film di apertura Little Men dell’americano Ira Sachs racconta con grande leggerezza e semplicità, la storia di Jake (Theo Taplitz) e Tony (Michael Barbieri) due ragazzini di diversa estrazione sociale che iniziano una profonda amicizia proprio quando le rispettive famiglie entrano in conflitto per questioni economiche.
Che cosa è la gentrificazione? Dall’inglese “gentrification” è quell’ insieme di mutamenti socioeconomici ed urbani che si vengono a determinare quando persone delle classi più agiate si trasferiscono in quartieri più poveri. Alla morte del padre, Brian (Greg Kinnear) e la sorella decidono di trasferirsi nella casa di Brooklyn e triplicano l’affitto al negozio di abbigliamento al piano terra gestito dalla cilena Leonor (Paulina Garcia, la splendida protagonista di Gloria). La prospettiva marxista di Ira Sachs identifica nel denaro il mezzo perturbante di tutte le relazioni umane. Jake e Tony si frequentano, giocano insieme alla play station, vanno sui monopattini attraverso le strade newyorkesi, hanno le prime cotte, vanno in discoteca. Uno dipinge, l’altro vuole fare l’attore. Entrambi tredicenni, hanno caratteri completamente opposti che fatalmente si attraggono; il pragmatismo e cinismo del mondo degli adulti si insinua lentamente e pone barriere non facilmente valicabili. Questi Little Men hanno poco a che spartire con le Little Women di Louisa May Alcott: anche se il regista dichiara le proprie ascendenze letterarie in Henry James e Edith Warthon, questo racconto di formazione adolescenziale è impregnato di una sensibilità e introspezione molto vicina alle opere di Truffaut e Rohmer. Ira Sachs muove pochissimo la macchina da presa e little menspesso si avvicina ai due ragazzi con uno sguardo empatico che inevitabilmente coinvolge lo spettatore: esemplificativa la scena di Tony che duella con il suo insegnante di recitazione nei meccanismi identificativi e proiettivi. Si diventa bravi attori quanto più riesce la mimesi emozionale e comportamentale: come sottolinea papà Brian in un autoanalisi spietata è fondamentale sapere riconoscere i propri limiti per non fare la fine della Nina del Gabbiano di Cechov. Sachs inserisce una quasi invisibile tematica queer provando a mettere di fronte la omosessualità di Jake con la eterosessualità di Tony. Questa asimmetria va piano piano crescendo durante il film e ha il suo picco emotivo nella scena della discoteca dove gli imbarazzi e le inadeguatezza di un’età inquieta prendono diverse forme. La distanza sessuale tra i due ragazzi si somma alla differenza di classe ed è resa bene dai silenzi e dalle pause, dal mutismo come forma di protesta verso un mondo genitoriale che sembra portare il lutto per la propria vita. Pur sembrando ad una prima analisi un racconto convenzionale, Little Men nasconde al suo interno una lucida critica alla inadeguatezza degli adulti ad accogliere i disagi degli adolescenti. A parte qualche esagerazione nella colonna sonora che tende a sottolineare dei momenti già visivamente intensi, Little Men è un equilibrato film indipendente che ha la sua forza in una prestazione attoriale molto rigorosa: su tutti spiccano le prove di Greg Kinnear e Paulina Garcia che danno credibilità ai rispettivi personaggi facendone emergere il lato conflittuale . Il finale per nulla consolatorio sembra respirare delle atmosfere cechoviane: Jake al museo non si avvicina all’oggetto dei suoi desideri Tony e si siede di fronte ad un quadro per provare a riprodurlo nei suoi disegni: crescere significa conoscere i limiti delle proprie passioni e imparare a proteggersi dai desideri. Brian con il suo “teatro free” è paragone costante per il proprio figlio Jake, uno specchio fedele delle proprie speranze e aspirazioni: non è facile si sa, ma si muore un po’ per poter vivere.

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