#SiciliaQueerFilmFest – Diario della quarta giornata

Più il tempo passa, meglio si riesce ad entrare nel clima multiculturale e tollerante di una rassegna davvero particolare. E il primo film in programma nella sezione Panorama Queer conferma questa sensazione: Dora oder die sexuellenneurosenunserereltern (2015) di Stina Werenfelsè coraggioso nell’affrontare il tema della sessualità nei disabili senza scadere nel retorico o nel ricattatorio. Il merito è soprattutto della giovanissima attrice Victoria Schulz (Von jetzt an keinZuruck2014) che riesce a calarsi in una performance mimetica che ricorda per realismo quella di Moon So-Ri nel sudcoreano Oasis (2002) di Lee ChangDong. Lo sguardo della regista, neutrale e scevro da ogni pietismo, è portato ad analizzare le forme del desiderio nelle persone denominate “diverse” nel contrasto con un mondo cosiddetto “normale” che in realtà non fa altro che erigere transenne e steccati contro la malattia mentale. In questo caso l’incapacità ad accogliere l’altro è evidentemente il risultato di conflitti personali irrisolti (il rapporto con la maternità, con la sessualità).Bel finale con un piccolo omaggio a Peter Greenaway. Tra gli attori ricordiamo il Lars Eidinger di Sils Maria, qui un po’ impacciato nel disegnare il personaggio dell’amante-stupratore. Alla fine della proiezione la giovane Victoria Schulz, nel rispondere alle numerose domande del pubblico, ha confermato la grande difficoltà nel calarsi in ruolo così complesso ma anche la libertà ottenuta dalla regista nella definizione del personaggio e i tanti insegnamenti ricevuti dalla comunità dei diversamente abili.

Si è proseguito con The Neighbors (1920) di Buster Keaton e Eddie Cline, cortometraggio che non fa altro che confermare le doti acrobatico mimetiche del grande comico statunitense. Intermezzo spassoso e insostituibile. Alle 19 per la sessione New Vision il film De l’OmbreIl Y A (2015) di Nathan Nicholovitch uno splendido pugno nello stomaco e tra le opere più importanti viste fino ad adesso in concorso. E’ la storia di Miranda-Ben, un travestito che vive Phnom Penh in Cambogia e che precipita nel tunnel dell’orrore (conradiano) della compravendita di bambini per scopi sessuali. La scelta del formato e l’illuminazione accentuano il clima claustrofobico e malsano dove droga e sesso portano alla collisione identitaria e alla frammentazione della personalità. Il regista inquadra la dannazione di queste anime perse privilegiando i silenzi alle parole, gli sguardi alle battute. Il contrasto sacro-profano richiama il cinema di Abel Ferrara con una citazione diretta de Il batguanoCattivo Tenente. Venti minuti finali che cercano di portare un raggio di luce in queste tenebre con una filastrocca cadenzata da una bambina che cerca di esorcizzare il mondo cattivo degli adulti, trasformandolo, almeno per qualche istante, in favola.

Ancora un intermezzo distensivo con il Buster Keaton di The Playhouse (1921) con un livello di maturità che cresce esponenzialmente di corto in corto e poi per la sezione Panorama Queer viene proposto La Belle Saison di Catherine Corsini (2015) reduce dai successi di Locarno dove ha ottenuto il premio Variety Piazza Grande. La storia d’amore tra Delphine (IziaHigelin) e Carole (Cecil de France) si svolge negli anni 70 e vive delle contraddizioni e degli astratti furori di quel tempo. La interpretazione di Cecil De France è come al solito tre spanne sopra il resto ma il film soffre pesantemente della prevedibilità dello sviluppo narrativo, della separazione manichea città-provincia e dalle imbarazzanti scene d’amore che rivelano più di un impaccio per la giovane regista francese. Dopo la vita di Adele di Kechiche (2013) è oggettivamente difficile riproporre scene di sesso parimenti realistiche e coinvolgenti.

Si chiude con l’opera più folle (almeno fino ad adesso) della sessione New Visions, Batguano (2014) del brasiliano TavinhoTeixera: nel Brasile del 2033, Batman e Robin sognano di abbandonare la Terra, riconoscendo la propria marginalità e l’appartenenza ad un altro spazio e ad un altro tempo. Cinema provocatorio, strabordante, pieno di citazioni (tra tutte quella di The Elephant Man di Lynch e Tideland di Gilliam) ma anche teso a dimostrare la corrosione da parte del tempo di miti e supereroi. Un senso di morte aleggia dal primo all’ultimo fotogramma e le mutilazioni e pestilenze rimandano all’irrimediabilità di questo presente sbandato e monco, in cui preghiere ed escrementi si mescolano patologicamente insieme fino alla fine del mondo.


Per concludere, all’Arena dei Cantieri Culturali della Zisa omaggio, a tre anni dalla morte, al grande Franco Scaldati, con la proiezione di materiali inediti de “Gli uomini di questa città io non li conosco” di Franco Maresco presentato fuori concorso alla 72 Mostra Internazionale del cinema di Venezia. Il ritratto di una figura geniale quanto incompresa diventa riflesso di un contesto socio-culturale incapace di riconoscere le sue eccellenze.