"Sideways – In viaggio con Jack", di Alexander Payne

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Il movimento interrotto di una mano intenta a bussare e poi i titoli di coda. Fuori, un uomo con una vita a rotoli e una speranza nel cuore. Dentro e oltre la porta, una donna con una vita da ricostruire e la voglia di far tornare il sorriso chi ha deciso di arrendersi. Oltre la porta, il domani. Oltre la fine del film, una vita che continua e che per tutta la durata lieve, leggera e malinconica di Sideways ha fatto capolino in ogni momento, in ogni parola, in ogni sguardo tra i personaggi che lo popolano.


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Nella sua emozionante semplicità, l'ultimo film di Payne è paradossalmente uno dei più sorprendenti della stagione. Sorprendente perché raro, prezioso, unico forse. Sideways è davvero un esempio di cinema "come ormai non si fa più": Payne si ispira agli anni Settanta e alla commedia all'italiana, questo ormai lo sappiamo, e riesce laddove non riesce più nessuno, ovvero riavvicina i suoi personaggi allo spettatore e parla di vite semplici, mediocri, normali. Il suo film piano, sincero, normale come le vite dei personaggi che racconta, ha un andamento narrativo discreto, senza andirivieni, senza intoppi alla sceneggiatura, è la storia di un viaggio fisico e interiore – quello di uno scrittore fallito e di un attore di sitcom nelle terre da vino della California – ed è un ritratto a tutto tondo di una serie personaggi e del loro fatico vivere quotidiano.


È strano a dirsi, ma in questo modo Payne fa un'operazione dirompente e rivoluzionaria, quasi annulla la sua presenza di regista tra i migliori delle nuova generazione hollywoodiana, per donarsi completamente alle sue creature fallaci e insieme irresistibili. Partito dalla rabbia perfida eppure umanissima di Citizen Ruth e Election, passato attraverso la disillusione glaciale di A proposito di Schmidt, è ora approdato a un vero e proprio umanesimo del cuore. Sideways racconta con stile discreto e ritmi dilatati una storia poco originale ma straordinariamente sincera di crisi di mezz'età e di velleità artistiche sepolte, di alcolismo camuffato da passione vinicola e amori rimpianti, accennati, afferrati per il bavero della giacca, perduti e riconquistati. Lo fa aprendosi al riso isterico, alla comicità inattesa, a volte anche alla gag visiva e alla battuta greve, ma sempre con quella malinconica speranza che nasce dalle ceneri del pessimismo.


Non è un capolavoro, Sideways, neanche aspira a diventarlo: ma il fatto che negli Usa sia considerato tale, e che la critica di tutto il mondo lo abbia unanimemente lodato, significa che forse proprio film come questo, senza impegnarci troppo, ma solamente facendoci divertire e sorridere, possono riavvicinarci alle fragili verità del cinema e permetterci di credere ancora che il mondo si possa cambiare. Perché il più grande pregio di Sideways è proprio questo: averci fatto pensare che un altro tipo di cinema e un altro tipo di vita sono ancora possibili.


 


Titolo originale: Sideways


Regia: Alexander Payne


Interpreti: Paul Giamatti, Thomas Haden Church, Virginia Madsen, Sandra Ho, Marylouise Burke, Missy Doty, Patrick Gallagher


Distribuzione: 20th Century Fox


Durata: 123'


Origine: Usa, 2004