Silenzi e Parole, di Peter Marcias

C’è un tempo scandito dalla preghiera, dalla penitenza e dalla silenziosa osservanza della regola, eternato dalla solennità dei canti latini per rendere gloria e dalla liturgia della parola durante l’ufficiatura dei riti sacri. E c’è un tempo che si misura attraverso il confronto verbale e il dibattito, la militanza e il presidio del territorio, attualizzato dalle sfide della realtà contemporanea e dall’attività volta alla sensibilizzazione per ridurre in silenzio il pregiudizio. Sono il tempo del silenzio operoso della carità cristiana e quello della parola che getta ponti e costruisce la solidarietà laica. Nel mezzo, lo stesso spazio geografico e il medesimo sostrato comunitario: la città di Cagliari, con le sue chiese e le sue piazze, come privilegiato luogo di osservazione di dinamiche e relazioni sociali e culturali. E la preparazione allo spirito – religioso e simbolico – della Pasqua struttura ed alimenta in itinere queste due scansioni temporali, queste due dimensioni dell’impegno alla comunione e alla fratellanza, nonché dell’essere uomo, cittadino, coscienza operativa.

Presentato alle Giornate degli Autori della 73a Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia e poi, in anteprima nazionale, il 5 aprile scorso a Lecce nell’ambito del 18° Festival del Cinema Europeo – nella sezione Cinema e RealtàSilenzi e Parole è il nuovo documentario del trentanovenne regista oristanese Peter Marcias (Ma la Spagna non era cattolica?, 2007; Un attimo sospesi, 2008; Liliana Cavani, una donna nel cinema, 2010; I bambini della sua vita, 2011; Dimmi che destino avrò, 2012; Tutte le storie di Piera, 2013). Dopo le proiezioni a Cagliari (6 aprile), a Carbonia (7 aprile) e ad Oristano (11 aprile), il film è visibile come evento per la Pasqua fino al 23 aprile 2017 online su Chili Tv.

SILENZI E PAROLE - ASS. ARCDopo La nostra quarantena (2015) il regista riparte esattamente da dove era rimasto, dalle inquadrature del porto di Cagliari, città da sempre al centro della sua personale ricerca. Silenzi e Parole – la cui lavorazione ha impegnato Marcias per oltre due anni – esplora con profondo rispetto, attenzione mista a pudore ed autentico sguardo documentaristico due realtà, apparentemente lontane ed irriducibili l’una all’altra, che animano la vita e la società del capoluogo sardo: la Quaresima dei Frati Cappuccini del Convento di Sant’Ignazio nel quartiere Stampace e la Queeresima (QUI la pagina facebook) – quaranta giorni di attività sul territorio isolano volte a sensibilizzare il cittadino su tematiche riguardanti l’omosessualità, le malattie sessualmente trasmissibili, l’omofobia, con una mobilitazione che culmina in una fiaccolata per le vie della città – dell’Associazione ARC di via Puccini. I frati cappuccini, umili e laboriosi, costituiscono un  punto di riferimento per i fedeli cagliaritani. Il loro convento, a due passi dal Colle del Buoncammino, è annesso ad un santuario che è meta continua di pellegrinaggio da parte di devoti a Fra Ignazio da Laconi, frate cappuccino vissuto e morto a Cagliari nel XVIII secolo e venerato come santo dalla Chiesa Cattolica (il convento, nato come luogo di preghiera, di penitenza e ricovero dei poveri, ha accolto alcune tra le più significative personalità religiose sarde, come il beato Fra Nicola da Gesturi, il taumaturgo Fra Nazareno – al secolo Giovanni Zucca – e Fra Lorenzo Pinna, deceduto nel dicembre del 2016 all’età di quasi 97 anni). L’ARC, abbreviazione di arcobaleno, simbolo internazionale dei movimenti omosessuali, è nata a Cagliari nel 2002 per difendere e promuovere i diritti della comunità L.G.B.T. (lesbica, gay, bisessuale, transgender). L’Associazione – che si definisce democratica e pacifista, ecologista, antirazzista e antitotalitaria, libertaria e avversa al neoliberismo – combatte ogni forma di discriminazione delle persone omosessuali e transessuali.

È stata proprio la curiosità suscitata dalla parola Queeresima e dalla serie di iniziative promosse dall’ARC a spingere il regista – mentre era impegnato nella lavorazione de La Nostra Quarantena – a raccontare “un’Italia sotterranea, un luogo di confronto fatto da due entità distinte, destinate forse a non incontrarsi e tuttavia ben definite. Mi sono trovato di fronte una Chiesa nuova e una Società diversa. A partire dalla raccolta di numerose interviste, dibattiti, soprattutto incontri pubblici e privati, ho affrontato questo film come un viaggio, ho scavato all’interno della vita segreta e le passioni di questi individui. Ho trovato, così almeno mi pare, una nuova concezione di democrazia”. Ciò che il regista si propone di evidenziare non sono affatto gli elementi di contrasto tra due percorsi che affondano le proprie radici in credi e in retaggi culturali naturalmente diversi, quanto piuttosto la comune spinta alla tolleranza e allo spirito di conciliazione che proviene dall’approfondimento e dal superamento delle differenze. Quelli che vediamo sullo schermo sono uomini e donne che si pongono al servizio degli altri senza pensare ad una gratificazione personale, sono persone comuni che si immergono nel quotidiano per portare avanti con i fatti azioni di solidarietà e di soccorso – materiale, psicologico e spirituale – ai poveri e agli emarginati. Coerentemente all’approccio registico maturato finora, Marcias è attratto da un’umanità collettiva e complessiva, potremmo dire inclusiva, cercando senso e dignità in individui e in realtà sociali poco conosciuti e tradizionalmente ai margini della rappresentazione cinematografica.



prova manifesto SILENZI E PAROLEI frati cappuccini, i più autentici interpreti dello spirito di carità francescano – ripresi in preghiera, in raccoglimento solitario, durante la celebrazione della messa e il rito della lavanda dei piedi e mentre sono impegnati nelle occupazioni quotidiane della spesa per la loro comunità e per i bisognosi – e gli attivisti dell’ARC – rappresentati nei loro incontri volti a mettere a punto campagne di sensibilizzazione e programmi da diffondere nelle scuole e mentre operano sul territorio al fine di coinvolgere i cittadini ed altre associazioni – si offrono allo sguardo della macchina da presa attraverso un equilibrato montaggio alternato. Non ci sono particolari letture criptate, né traspare quella denuncia al sistema politico che, in filigrana o in maniera più diretta, ha attraversato altre pellicole di Marcias. Al contrario, se il messaggio appare così semplice, lineare ed immediatamente leggibile è proprio perché si tratta di realtà non imbrigliate dall’invadenza e dall’ambiguità della politica e della sua “appropriazione” di istanze e fermenti territoriali. È piuttosto attraverso alcuni accorgimenti di montaggio – come l’accostamento di immagini, volti, inquadrature ambientali e scelte cromatiche e linguistiche – che Marcias fornisce allo spettatore qualche elemento semantico più denso: il racconto della Passione di Cristo che si sviluppa in parallelo alla denuncia delle violenze subite dagli omosessuali nel mondo; l’amorevole cura con cui uno dei cappuccini sceglie le verdure e la frutta (da destinare alla distribuzione ai poveri) al mercato rionale e misura la pressione ai frati più anziani richiama lo spirito collaborativo e il dibattito aperto attraverso cui i membri dell’ARC si stimolano a vicenda per rendere quanto più efficace possibile la loro battaglia per i diritti L.G.B.T.; la natura essenziale della caverna dove un giovane frate si reca per pregare in solitudine, vestito del solo saio marrone scuro, e il suo sguardo intenso proteso verso il bosco, la montagna soprastante e l’orizzonte infinito sembrano rimandare all’atteggiamento delle “sentinelle in piedi” raccolte in piazza, ammantante dei colori dell’iride, segno di una mobilitazione partecipata ed osservatrici vigili della società che le circonda. Il punto di arrivo di questa riflessione – scandita attraverso una suddivisione in capitoli per la quale Marcias ricorre ad un suo vecchio amore, il cinema di animazione (il cortometraggio Il Mondo sopra la Testa, 2012; è in fase di ultimazione il film di animazione Lo Stato delle Anime, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore cagliaritano Giorgio Todde) – è rappresentato dalla sera del Venerdì Santo, durante la quale due fiaccolate percorrono la città, a ricordare l’una il sacrificio di Cristo vittima dell’odio e delle divisioni umane, l’altra la persecuzione delle vittime del razzismo e dell’omofobia.

Silenzi e Parole è un documentario sulla vita e sulle persone che non vuole esprimere giudizi e trarre conclusioni, ma suscitare domande e testimoniare l’impegno di alcune realtà territoriali. Un ulteriore tassello nella riflessione dell’autore sui cambiamenti che stanno caratterizzando la nostra società: “Appare da queste testimonianze un sottobosco italiano capace di sostenere i più deboli, senza la presenza invadente della politica. Ho pedinato, mi sembra, una società nascosta: è vero come molti cagliaritani conoscano l’operato dei frati, certamente meno quello dei soci dell’ARC e sarà lo spettatore a trarre le conclusioni. Il mio è un punto di osservazione sulla vita, non ho voluto creare un disagio o sollecitare polemiche. Ho lavorato su situazioni concrete, molto realistiche.