Silverado, di Lawrence Kasdan

Una rivisitazione eroica del western classico, un piacere per gli occhi e un’indimenticabile cavalcata nel genere con quattro magnifici protagonisti. Stasera, ore 21.10, Rai Movie

Negli anni ’80 dopo il fiasco clamoroso de I cancelli del cielo era difficile proporre un film western che potesse davvero suscitare l’interesse del pubblico. Ma a un certo punto due registi fecero una scommessa e decisero di imboccare controcorrente la impervia strada del genere. Uno era Clint Eastwood che usci nel 1985 con Il cavaliere pallido, l’altro era Lawrence Kasdan che, reduce dai successi di Brivido caldo e Il grande freddo, propose nello stesso anno Silverado, una rivisitazione eroica che contiene tutti i temi e le coordinate del western classico.

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I magnifici quattro protagonisti sono avanzi di galera: c’è il taciturno Emmett (Scott Glenn), il fratello scavezzacollo Jake (Kevin Costner che si rifà dopo il taglio della parte in fase di montaggio nel precedente Il grande freddo), il nero Mal (Danny Glover) che vuole ricongiungersi con la famiglia e il bel tenebroso Paden (Kevin Kline) alla ricerca dell’Eldorado dove cominciare una nuova vita. A questo mucchio selvaggio di amici, che spesso si salvano a vicenda la pelle all’ultimo secondo, si contrappongono i cattivoni: il capo banda McKendrick (Ray Baker), il doppiogiochista Slick  (Jeff Goldblum) e il perfido sceriffo Cobb (Brian Dennehy) proprietario del saloon “Midnight Star”.

Lawrence Kasdan gioca sul ritmo e propone una lunga corsa attraverso i deserti e le praterie del New Mexico che si tramuta in una partita a poker dove vince chi sa bleffare meglio. Nell’incipit il primo agguato a Emmett avviene attraverso il buio: dalle fessure create dai fori di proiettile vediamo a malapena in faccia i banditi, fino a quando il protagonista esce dal suo rifugio come John Wayne nel finale di Sentieri selvaggi. Ad eccezione degli indiani, c’è proprio tutto in Silverado: c’è Sfida infernale con il dubbio amletico di Paden se seguire il cuore o allearsi con lo sceriffo; ci sono Il mucchio selvaggio e I magnifici sette con un gruppo di amici che rischia di morire per portare avanti un ideale di giustizia; c’è l’introspezione psicologica delle opere di Anthony Mann, le liti familiari nella gestione dei capi di bestiame (Il fiume rosso), la questione razziale con il personaggio di Mal, il paesaggio come geografia epica dell’America (Il grande cielo), le sparatorie e gli inseguimenti a cavallo, gli agguati nelle gole dei Canyon e la mandria impazzita che travolge ogni cosa. Fino al fatidico duello finale. Lawrence Kasdan trova anche il tempo di disegnare un interessante ritratto femminile, quello della anziana barista Stella (Linda Hunt) che instilla in Paden la scintilla della riscossa morale. E’ proprio il suo monologo (“il proliferare della malvagità dipende soprattutto dalla passività degli uomini onesti che non hanno il coraggio di cambiare le cose”) a fare ricompattare il gruppo dei magnifici quattro e a organizzare la controffensiva verso lo strapotere dello sceriffo. L’assoluta determinazione di Scott Glenn supera sia i tentennamenti di Kevin Kline che la goliardia di un acerbo Kevin Costner, qui non ancora al meglio delle sue possibilità attoriali. Peccato che in sede di montaggio sia stato ridimensionato il personaggio di Hanna (Rosanna Arquette) musa ispiratrice della catarsi di Paden.

La forza di Silverado sta in una sceneggiatura frenetica pronta a ribaltare le posizioni in campo (ricordiamo che Kasdan aveva partecipato allo script de I predatori dell’arca perduta) e in una visione classica delle trame e sotto-trame western mai contaminata dal surrealismo o dall’iperrealismo, né da alcuna malinconia crepuscolare. Musicato dalle note trionfali di Bruce Broughton, splendidamente fotografato dal mago delle luci John Bailey (American Gigolò, Gente comune), Silverado rispolvera la mitologia del west e la ripropone in uno schema rigoroso, senza cadere nella tentazione della parodia o della destrutturazione narrativa. Il risultato è un piacere degli occhi e una indimenticabile cavalcata in luoghi e situazioni ormai regalate al nostro immaginario collettivo cinefilo.

 

Titolo originale: id.
Regia: Lawrence Kasdan
Interpreti: Kevin Costner, Kevin Kline, Scott Glenn, Danny Glover, Marvin J. McIntyre, Jeff Goldblum, Linda Hunt, Rosanna Arquette, Brian Dennehy, John Cleese, Ray Baker
Durata: 133′
Origine: USA, 1985
Genere: western

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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