Sing 2, di Garth Jennings

Una spassosa commedia animata musicale, con un cast da urlo. Torna Buster Moon con il suo gruppo di artisti, impegnati sempre a sfidare l’avventura. Film d’apertura del 39 Torino Film Festival

Il primo capitolo di Sing era la dimostrazione, a sé stessi prima che agli altri, di possedere un valore, una qualità, un qualcosa di magico presente in ognuno di noi. Una storia di rivincita, un riscatto dalla delusione, e la possibilità di andare oltre un ruolo già definito per inseguire un sogno. Questa seconda parte, sempre scritta e diretta da Garth Jennings, attenua in maniera parziale questo discorso, e cerca di ricalibrare gli obiettivi del gruppo guidato da Buster Moon. Dopo aver imparato a galleggiare bisogna navigare a vele spiegate. Il salto in avanti è la realizzazione di uno show in una grande città, sopra un palcoscenico importante, il Crystal Tower Theatre, a Redshore City, capitale dell’entertainment. Ed ottenuta l’occasione di realizzarlo, fare in modo che lo spettacolo lasci a bocca aperta.

---------------------------------------------------------------
CORSO ONLINE DI CRITICA CINEMATOGRAFICA

---------------------------------------------------------------

La trama è lineare, sviluppata per lasciare il posto d’onore al vero motore dinamico di tutta la faccenda, cioè le musiche, soprattutto pop di repertorio, ad esempio, tra le tante, And I Still Haven’t Found What I’m Looking For degli U2. Se un piccolo spazio è ancora riservato alle audizioni in salsa talent, la vera differenza sono le coreografie, stavolta davvero imponenti, costruite sulle potenzialità dei protagonisti. E l’aggiunta di nuovi personaggi destinati ad avere un posto di rilievo nei successivi sequel, Porsche, figlia del produttore Jimmy Crystal, Clay Calloway, un cantante ormai lontano dalle scene dopo la morte della moglie e Nooshy, una street dancer di assoluto talento. La sera della prima, scena topica del film, è un apoteosi di canto e ballo, una miscela già esplosiva, resa favolosa dalle scelte consentite dall’animazione, pressoché prive di freni per la realizzazione.
Il cast delle voci nella versione originale è quanto si potrebbe definire stellare: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Scarlett Johansson, Taron Egerton, Pharrell Williams, Bono (Vox). La versione italiana invece si avvale della partecipazione di Zucchero e Frank Matano.

Il ritmo è ottimo grazie ad una sceneggiatura orientata più a rispettare gli esatti punti di svolta che non a tentare incursioni in aree sconosciute. Ed attenta ad attenuare i momenti di tensione, nonostante un’altra novità, la presenza di un vero cattivo, Jimmy Crystal, un ricco produttore egocentrico e dai modi aggressivi. Il resto è un approfondimento del materiale esistente, l’evoluzione artistica di Johnny, la lotta di Rosita per superare ogni volta un nuovo limite, l’eccentrico Norman, l’imbarazzo di Meena. Un racconto corale che ruota attorno alla figura di Moon, ed i suoi problemi nel far vedere al mondo di non essere un fallito, pilota di un gruppo affiatato e spinto dall’esuberanza delle note, un modo di toccare argomenti come la fatalità, la tenacia, l’improvvisazione, la fantasia, l’amicizia.

Il risultato è molto divertente, nel perseguire comunque l’inclusione e accettare la differenza, trasformandola in un motivo di forza. E seppure ci fosse una debolezza, sarebbe un punto da cui partire per migliorare. L’obiezione razionale potrebbe fare leva su un’abbondanza di cliché, il segreto è farsi trasportare nell’utiopia delle emozioni.

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
Sending
Il voto dei lettori
0 (0 voti)
---------------------------------------------------------------
Ecco il nuovo Sentieriselvaggi21st #10: CYBERPUNK 2021, il futuro è arrivato

---------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative