Skinamarink, di Kyle Edward Ball

Vincitore come miglior lungometraggio al Tohorror fantastic film festival 2022 e presentato in concorso al Fantasia Film fest, Skinamarink è un horror sperimentale che regala ore di puro terrore

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«Io non posso garantirvi che questo film vi piacerà, quello che posso garantirvi è che quando stasera tornerete a casa, spegnerete le luci e vi metterete nel letto, avrete dei momenti difficili prima di riuscire a prendere sonno». È con queste parole che il regista Kyle Edward Ball ha introdotto il suo film vincitore del Tohorror fantastic film fest. Skinamarink è un film sperimentale e minimalista che fa appello alle nostre paure infantili.

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Kevin e Kaylee sono due bambini di quattro anni che si risvegliano completamente soli nella casa in cui vivono. Alle pareti sono scomparse le porte d’ingresso e le finestre, così ai due non resta che aspettare il ritorno dei genitori guardando i cartoni animati. Ma qualcosa si nasconde nel buio della loro abitazione, e una misteriosa voce comincia ad attirarli verso la cantina.

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Voci scorporate che si muovono in un labirinto da incubo. Il film di Edward Ball è girato interamente come un finto found footage, ma, se in film come The Blair witch project o Paranormal activity questo formato trovava una giustificazione tramite l’uso della videocamera da parte di uno dei protagonisti, qui non c’è nessuna ragione diegetica che dia intelligibilità a questa scelta. A questa decisione già di per se peculiare se ne aggiungono altre a complicare la visione: la ripresa non è mai (se non rarissimi casi) puntata su un personaggio, ma anzi è decentrata su dettagli della casa, oggetti, pareti, porte buie; il rumore è onnipresente. La scelta tecnica di aumentare al massimo ISO e gain rende il film incredibilmente disturbato (letteralmente) sia sul punto di vista sonoro che video. Questo si traduce in un audio estremamente forte, capace di far sobbalzare lo spettatore al minimo sussurro di bambino, e in un video granuloso, in cui il costante movimento fluido dell’immagine può tradursi tanto in una capacità di ipnotizzare lo sguardo quanto in quella di causare motion sickness in alcuni spettatori.

Il regista riesce a riportare sullo schermo quella paura ancestrale provata da tanti bambini. Quando, svegli da soli nella notte buia, ogni rumore era carico di minaccia e spavento, e l’unico meccanismo di difesa pensabile era rannicchiarsi e piangere, nella speranza del ritorno dei genitori.

Skinamarink non è un film per tutti e ne è consapevole anche il regista. La sperimentazione audio-visiva può rivelarsi pesante per qualcuno, allo stesso modo del costante stato di tensione a cui lo spettatore è sottoposto. Parallelamente l’assenza di personaggi chiari, la durata e le riprese concentrate solo su dettagli, potrebbero far desistere qualche fan dell’horror classico. Tuttavia, se si riescono a superare gli ostacoli iniziali, Skinamarink si rivela un must see per tutti quegli spettatori a cui piace avvertire un brivido lungo la schiena durante la visione di un film dell’orrore e per chi ama farsi spaventare, perché il film di Edward Ball sa mantenere le sue promesse.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6
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Il voto dei lettori
3 (8 voti)
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