Slalom, di Charlène Favier

Slalom racconta di Liz, che vuole diventare sciatrice. Ed affronta temi come il bisogno di attenzione, l’ambizione che diventa ossessione e l’abuso sessuale minorile. In concorso Alice nella città

Crescere è difficile, l’adolescenza è un periodo complicato. Il cambiamento all’improvviso diventa lampante, la transizione acquista una cadenza quotidiana, muoiono alcune vecchie abitudini e vecchi sogni, nascono desideri nuovi, e la paura di qualcosa di sconosciuto insieme al rimpianto di un mondo perduto creano i presupposti e le sensibilità dell’incertezza. Liz è una liceale di quindici anni ed anche lei ha necessità di avere un sogno, vuole essere un sciatrice professionista, e tutto sembra portare in tale direzione quando viene ammessa in una prestigiosa scuola sulle Alpi, seguita per gli allenamenti da un ex campione, Fred, uomo determinato per raggiungere il successo a sacrificare la sua stessa vita privata. Un angolo di paradiso pronto a trasformarsi in un inferno. Le dinamiche del teen movie assumono l’aspetto di una testarda ricerca di un corpo spinto al limite per migliorare le performance di gara, corse in mezzo ai paesaggi innevati, potenziamento muscolare in palestra, piscina, un training rigoroso che non ammette pause, neanche se è festa, neanche a Natale. Al Natale appunto è legato un altro dei temi affrontati in Slalom, le conseguenze di un matrimonio finito con il divorzio, quella dei genitori di Liz, e le ripercussioni subite dalla figlia, con una madre distratta dal lavoro ed un padre totalmente assente. I pochi giorni di vacanza passati con qualcuno di estraneo, un senso di isolamento sempre maggiore. Lo stesso Fred vive l’amore come una parentesi nella spasmodica ricerca di visibilità.

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La decisione di percorrere la strada dell’agonismo porterà Liz a vivere lontano dagli affetti, a prendere delle decisioni inappropriate alla sua età e ad affrontare l’emergere della sessualità, ed il logico stato confusionale che comporta lo sviluppo degli impulsi emotivi, in totale solitudine. La storia prende allora una piega tragica, il rapporto allieva maestro getta uno sguardo sull’abuso sessuale minorile, osserva impietoso l’atteggiamento morboso dell’istruttore, le attenzioni interessate e l’impotenza della ragazza di opporre un rifiuto. Dietro l’ambizione di costruire un’immagine vincente da offrire in pubblico, si nasconde in realtà una carenza affettiva, e la deriva di uno sfasamento relazionale le pregiudica la costruzione di legami sani con i suoi coetanei, e rende le amicizie difficili da coltivare. Il film prova dunque a ricostruire la linea di contagio della sciagura, senza assumere posizioni morali, traccia uno per uno i punti del fallimento, ed opera una sorta di smascheramento rivelando gli angoli bui dietro una vetrina perfettamente illuminata. Il paravento dei risultati da ottenere ad ogni costo viene destabilizzato nelle fondamenta, a partire da una disciplina ferrea responsabile di tante sconfitte. Alcuni degli argomenti trattati trovano un riscontro in un film italiano L’età imperfetta di Ulisse Lendaro, ma gli esempi da fare potrebbero essere tanti una volta scelta un’area di riferimento così ampio come la gioventù e le sue infinite avventure, talvolta molto dolorose, quasi sempre chiavi di un indecifrabile futuro, ancora da scrivere.

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RIFF AWARDS 2020

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #7