"Slevin – Patto criminale", di Paul McGuigan

Al centro del cerchio una vendetta biblica, ispirata alla lex talionis d'antichissima autorità; tutt'intorno ci sono facce, intrighi, debiti, minacce, ma anche sentimenti e lacrime oltre un gioco di rimandi ricco di riferimenti cinematografici

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Non è una storia lineare, non c'è un inizio e una fine. Sono azioni e reazioni, che corrono lungo i cavi telefonici, attraversano i palazzi e le strade di New York, per fare di ieri l'oggi, con la mente inchiodata al passato e la vendetta nel cuore. Più del boss e del rabbino, è il regista Paul McGuigan a decidere, a giocare a scacchi sotto lo sguardo attento di un pubblico che non si sente mai tradito, neppure quando è costretto ad ammettere di essere stato raggirato. È merito della mossa Kansas City, che sposta lo sguardo dei padroni su un falso colpevole, allontanandolo dalla verità, o almeno creandone un'altra, talmente convincente da sembrare l'unica. È merito di McGuigan, che conduce i personaggi lungo i labirintici, ma definiti sentieri della sua narrazione, senza possibilità di scelta. La stessa scelta che viene negata a chi guarda, preso per mano e introdotto in quel mondo di meccanismi perfetti su cui poggia la riuscita di Slevin – Patto criminale, così perfetti da sembrare invisibili. Poi il colpo di scena, che mette in tavola gli inganni, quando ormai non c'è più tempo per ribellarsi. Le immagini scorrono di nuovo, da principio, ma più chiare, più trasparenti, complete di quei tasselli che, in un primo momento deliberatamente rubati alle sequenze, tornano a posto. Ciò che era e ciò che è. La radio può tornare a trasmettere e Nick Fisher può riprendersi la sua identità.

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A due a due i protagonisti di Slevin – Patto criminale si affrontano in piccoli match in cui, nonostante le apparenze dettate dal genere in bilico tra thriller e gangster movie, quelle che colpiscono non sono armi, ma parole. Possono essere citazioni nascoste in libri troppo vecchi per essere ricordate, oppure leggi non scritte dal sapore fortemente religioso, o ancora proverbi di universale valore. Sono frasi molto simili a  proiettili, sparate a raffica, per difendersi o attaccare; frasi che danno spessore a ciascun viso, caratterizzandolo.


Al centro del cerchio una vendetta biblica, ispirata alla lex talionis d'antichissima autorità; tutt'intorno ci sono facce, intrighi, debiti, minacce, ma anche sentimenti e lacrime. I riferimenti alla storia del cinema poi, si intrufolano tra le chiacchiere di Slevin e Lizzy, facendo de La casa nella prateria, James Bond e Colombo veri e propri protagonisti, in un gioco di rimandi che continuano a disorientare lo spettatore, strizzando l'occhio ad Hitchcock e al suo Intrigo internazionale. 


 


Titolo originale: Lucky Number Slevin


Regia: Paul McGuigan 


Interpreti: Josh Hartnett, Morgan Freeman, Ben Kingsley, Lucy Liu, Stanley Tucci, Bruce Willis


Distribuzione: Moviemax


Durata: 110'


Origine: USA, 2006